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Libano, niente tasse di residenza per i rifugiati

Soddisfatte diverse ONG che chiedevano il provvedimento da tempo

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La decisione di abolire una pesante tassa che dal 2015 gravava sui rifugiati siriani in Libano rendendo le loro vite sempre più difficili è sicuramente un segnale positivo. Secondo le nuove disposizioni, rese note la settimana scorsa dalla General Security, i rifugiati siriani  presenti nel Paese dei Cedri non dovranno più pagare i 200 dollari di tassa annuale necessari per rinnovare il permesso di residenza che garantisce loro una condizione di legalità nel paese. La disposizione però sarebbe rivolta solo a quei siriani che abbiano effettuato la registrazione presso l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) entro il primo gennaio 2015, o che abbiano ottenuto un certificato di residenza almeno una volta nel 2015 o nel 2016.

Se da un lato quindi la nuova politica avrà un impatto reale e positivo per molte famiglie siriane, dall’altro lato spingerà verso un’ulteriore marginalizzazione una larga parte della popolazione dei rifugiati: secondo le stime del governo infatti, sono circa 500 mila le persone non registrate presso l’UNHCR. La General Security ha inoltre fatto sapere che sono esclusi dalle nuove disposizioni anche i rifugiati palestinesi provenienti dalla Siria, uno dei gruppi più vulnerabili presenti nella Regione, e tutti i siriani che rinnovano la residenza annuale attraverso il metodo della sponsorizzazione.

La tassa, imposta ai profughi per regolamentare la loro presenza nel paese, fu introdotta nel 2015, sollevando indignazione da parte delle organizzazioni umanitarie: i 200 dollari infatti dovevano essere versati da tutti gli uomini e le donne che avessero compiuto 15 anni di età, cifra assolutamente proibitiva per gente che, racconta l’UNHCR, nel 70% dei casi vive sotto la soglia di povertà. D’altro canto senza residenza i rifugiati rischiano l’arresto ai posti di blocco, e questo rende ancor più difficile la ricerca di un lavoro, con l’inevitabile conseguenza di creare un vasto vivaio per il lavoro nero.

La limitazione degli spostamenti rende arduo anche cercare assistenza sanitaria in caso di necessità, mandare i figli a scuola o recarsi negli uffici per registrare i matrimoni e le nascite, lasciando decine di migliaia di bambini nati in Libano a rischio apolidia. La mancanza di uno status legale ha inoltre incrementato la vulnerabilità dei profughi esponendoli al rischio di abusi, tra cui lo sfruttamento del lavoro e le violenze sessuali sulle donne. E’ evidente quindi che non possedere un permesso di residenza solleva una serie di muri insormontabili di fronte ai rifugiati siriani rendendoli ancor più fragili. Le autorità libanesi non hanno divulgato statistiche sul numero dei rifugiati siriani che vivono nel Paese illegalmente, ma secondo il Lebanon Crisis Response Plan, pubblicato a gennaio, il 60% di coloro che hanno superato i 15 anni di età non ha il permesso di residenza, contro il 47%  rilevato a gennaio dello scorso anno. La nuova disposizione sull’abolizione della tassa di residenza non sarà quindi applicata ad una larga parte di rifugiati presenti in Libano, che potrebbero rischiare di conseguenza il rimpatrio forzato in Siria. Il governo libanese non ha mai nascosto le sue preoccupazioni riguardo ai continui flussi migratori dalla vicina Siria. Il presidente del Paese, Michel Aoun ha più volte dichiarato che il Libano non può integrare più di un milione di rifugiati siriani che andrebbero a minacciare la demografia del paese, basato su un delicato pluralismo religioso, e che quindi, a guerra finita, dovranno tornare in patria. Ma la drammatica situazione in cui versa la Siria da circa sei anni non permette ancora la creazione di zone di sicurezza per i civili; d’altra parte il rimpatrio forzato per tutti coloro che hanno effettuato la registrazione presso l’UNHCR è considerato illegale dalle norme del diritto internazionale. I rifugiati hanno pieno diritto di protezione e non possono essere costretti a tornare in un paese dove rischiano di essere perseguitati.

Human Right Watch, che si occupa della difesa dei diritti umani ha chiesto in diverse occasioni l’abolizione della tassa per il permesso di residenza in Libano, che spesso, riferisce l’ong, veniva applicata ai siriani in maniera «arbitraria» e «incoerente». Oggi, sebbene l’organizzazione manifesti una certa soddisfazione per la decisione presa, ha chiesto di non lasciare fuori i siriani non registarti presso l’UNCHR o quelli costretti a ricorrere ad uno sponsor per mantenere il loro status di legalità nel paese. «È nell’interesse del Libano garantire che tutti i rifugiati siano in grado di vivere qui legalmente e senza la paura di essere arrestati, almeno fino a quando in Siria la situazione sarà tale da consentire loro di tornare a casa» così ha commentato Lama Fakih, responsabile del Medio Oriente per Human Right Watch.

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4 commenti su “Libano, niente tasse di residenza per i rifugiati”

  1. daoud scrive:

    Un Libano che vive dal turismo arabo( prostuzione) dal commercio dei prodotti agricoli ( droga) e di aiuti dal Iran ( mercinari di hisbuallh) introduce la tassa ai rifugiati completando la figura di vambirstan

  2. daoud scrive:

    Nella vostra prossima guerra civile ( quando vi imballate con le bottiglie della coca cola) vi accoglieremo come rifugiati senza condizioni ma non in nostre case come successo .

  3. daoud scrive:

    Sono moderato finché rimanga la verità per esempio il viaggio del vostro presidente in Arabia Saudita a chiedere aiuti non posso classificar come presidente mendicante ma come stupido truffatore e per farlo buon truffatore. Ha bisogno di un corso di tikia da nasrallh

  4. daoud scrive:

    Va bene sarò moderato al modo vostro grande popolo del cedro ospitate i siriani non come vi hanno ospitato in loro case ma almeno senza farli pagare niente e senza tanti condizioni di date .

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