sabato, dicembre 16

L’Europa della Pesco: uniti per difendere il mondo Parlare di difesa in questi momenti deve essere più che mai attuale, perché oggi la Terra è attraversata da fermenti assai pericolosi

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Di Pesco ne abbiamo già parlato. Hanno anticipato l’argomento nel corso di un incontro a Roma Federica Mogherini, Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune e il ministro della Difesa Roberta Pinotti, ma torniamo sulla Permanent Structured Cooperation perché come annunciato, 23 Stati membri dell’Ue alla sede del Consiglio a Bruxelles, hanno siglato la decisione di sviluppare la cooperazione nell’ambito della Difesa nel corso della riunione congiunta dei ministri della Difesa e degli Esteri e il passaggio costituisce un punto determinante per la realizzazione di un processo che potrebbe definire l’integrazione militare dell’Europa.

Resta tuttavia la presenza del bubbone rappresentato dall’autoespulsione del Regno Unito dal mondo comunitario. Anzi, alcuni analisti considerano che sia stata proprio la Brexit a imprimere una forte accelerazione nella cooperazione; se l’Inghilterra ne è comprensibilmente fuori, non è chiaro come mai anche Malta se ne sia affrancata, mentre il Portogallo e l’Irlanda si ripromettono di aderire non appena avranno completato l’iter di approvazione nazionale. Poi c’è poi la Danimarca, che pare non abbia mostrato alcun interesse all’operazione.

La Pesco, lo ricordiamo, rientra in quanto normato nel Trattato di Lisbona che nel suo iter ha introdotto per taluni Paesi dell’UE la possibilità di rafforzare la reciproca collaborazione nel settore militare, attraverso un edificio fatto da una struttura permanente. L’accordo, al di là delle funzionalità, è legato essenzialmente al programma di sviluppo industriale della difesa europea con gli incentivi finanziari finalizzati a implementare la cooperazione della difesa nei settori definiti prioritari e dunque è strutturata in due parti: il Council Level che rappresenta una sorta di organo di controllo destinato a valutare e assicurare che tutti gli Stati rispettino i propri impegni, mentre il Project Level garantirà che siano i progetti a fornire un’indicazione del livello di efficacia e che siano gestiti dagli Stati membri che ne fanno parte.

Parlare di difesa in questi momenti deve essere più che mai attuale, perché al di là delle dichiarazioni di pacifismo che si spargono a ogni angolo di strada, oggi la Terra è attraversata da fermenti assai pericolosi causati da smantellamenti asimmetrici di grossi arsenali dovuti a ragioni finanziarie piuttosto che umanitarie o sociali e alla generazione di infinite caldere locali che non perdono occasione di manifestare le proprie micidialità.

Sono molte le opinioni su tanto malessere e certo servirebbe un’analisi sociologica per esaminarne le cause. Il divario tra ricchi e poveri nelle regioni planetarie, la disuguaglianza dei redditi e le differenze in genere non è difficile comprendere quanto abbiano finito per far compiere un disastroso passo indietro all’umanità.

Pochi giorni fa i video dell’emittente americana ‘CNN‘ hanno mostrato un regresso a cui in pochi erano preparati: in Libia, le vite degli uomini ancora vengono messe all’asta e il prezzo di due braccia da lavoro vale appena 400 dollari. Altro che indegne accuse delle Nazioni Unite contro l’Ue per l’applicazione degli accordi mirati a fermare gli arrivi in Europa. Qui siamo tornati alla tratta degli schiavi africani che gli americani hanno praticato attraverso l’Atlantico fra il XVI e il XIX secolo. Orrori inimmaginabili, affermano ipocritamente le grandi istituzioni mondiali, tralasciando che sui marciapiedi occidentali sono quotidianamente visibili delle ragazze dalla pelle scura che certamente non praticano ‘il mestiere’ per propria volontà.

Ora, questi come tanti altri segnali, comprese le farneticazioni provenienti dalla lontana Corea e le risposte da un fronte più evoluto che spesso ha garantito la pace nel mondo, devono far capire che la storia ha giocato una sua parte dolorosa nei passati fin troppo recenti e che all’Europa occorre una radicale risistemazione del proprio sistema di difesa, non per attese guerrafondaie ma per la concreta assicurazione di stabilizzare la pace dove manca.

Oggi non si può parlare di esercito europeo e sicuramente la terminologia continua a infastidire la dialettica incolta ma – speriamo siano le intenzioni continentali – è necessario stabilire una gestione congiunta di operazioni militari, anche per rendersi alternativi alla Nato, in modo da costituire un primo importante barlume di unitarietà in un mosaico comprensibilmente frammentato da interessi e culture millenarie. E a questo punto la domanda non dovrebbe essere tanto di chi possa comandare certi sistemi, quanto di comprendere quali forze sia militari che politiche siano chiamate a obbedire.

Naturalmente le difficoltà per un progetto del genere esistono e sono essenzialmente industriali. Una specificità di interessi e priorità strategiche spesso divergenti se non concorrenziali tra i partner tende evidentemente ad allontanare questi programmi anche se la Pesco si ripromette di favorire un’integrazione che rafforzi le cooperazioni già consolidate e talvolta potrà avere il merito di scongiurare pericolose intese su traiettorie già costituite. In realtà, nonostante taluni contrasti che appaiono inevitabili, quando si va a toccare la tasca degli azionisti, l’Europa ha dato prova di grosse alleanze in campo dell’aviazione commerciale, così come di piattaforme aree e navali e finanche di missili con posizionamenti assai alti nella produzione mondiale e nel campo della gestione della navigazione, con un programma straordinariamente vasto di costellazioni satellitari. Ora si intravede anche lo sviluppo di un nuovo aereo da combattimento di quinta generazione: la proposta è caldeggiata dalle due locomotive continentali. Non è chiaro se l’Italia vorrà o potrà investire, anche perché a parte le questioni finanziarie giocano ruoli importanti i progetti in essere per gli aerei senza pilota per potrebbero rappresentare una straordinaria evoluzione delle gestione di importanti risorse.

Si tratta di impegni seri che prevedono l’incremento delle spese militari per poter pesare di più nella partecipazione a programmi necessari al consolidamento del ruolo europeo.

Le potenzialità della Pesco e la stessa sovranità strategica dell’Europa, secondo le dichiarazioni di numerosi esperti, dipendono strettamente dalla costituzione di un mercato europeo della Difesa che privilegi l’industria continentale. Tocca poi agli europei realizzare quanto proposto.

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