Economia News

Le ‘nuove vie della seta’

L’età dell’oro tra Italia e Cina

Dopo la missione del Ministro degli Esteri, un bilancio dei rapporti bilaterali e del dialogo sino-europeo

Conferenza stampa del premier e del primo ministro cinese
Advertising

Più di duemila anni fa carovane di commercianti partivano dall’Asia orientale, e in particolare dalla Cina, per trasportare carichi di merci pregiate fino al Vicino Oriente e al bacino del Mediterraneo fino al cuore dell’Europa. Questo corridoio commerciale, lungo circa 8.000 chilometri, prese il nome di ‘Via della Seta’, ma non era solo un tragitto da percorrere. Significava «cooperazione pacifica, apertura e tolleranza, apprendimento reciproco e mutuo vantaggio» come spiega l’Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia, Li Ruiyu. Oggi, quello stesso spirito continua ad animare la relazione tra Cina e Italia, legate da un’amicizia millenaria.

Un rapporto energico e vitale che, negli ultimi anni, si è intensificato a livello economico e commerciale, come dimostrano la recente adesione dell’Italia all’Asian Infrastrucuture Investment Bank, la nuova banca d’investimenti per le infrastrutture a guida cinese e, nel privato, l’operazione Pirelli-Chem China, nei primi mesi del 2015, uno dei maggiori investimenti (di oltre sette miliardi di euro) all’estero da parte di un’azienda cinese.

Ma a rafforzarsi è stato anche il dialogo politico con lo scambio reciproco di visite tra i due Capi di Governo, Matteo Renzi e Li Keqiang, nel 2014 e la missione, nel mese scorso, del Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, in occasione dell’apertura a Pechino del VI comitato intergovernativo italo-cinese. Nell’anno del 45 ° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Roma e Pechino, l’incontro con il suo collega cinese Wang Yi è stato una preziosa occasione per firmare quattro accordi che rinsaldano la partnership in tema di scienza, tecnologia, cultura e sicurezza e che confermano «l’età dell’oro» italo-cinese, con interscambi che lo scorso anno hanno raggiunto i 48 miliardi di dollari.

In questo contesto, una delle priorità è il graduale riequilibrio dei flussi commerciali bilaterali e degli investimenti: oltre il 70% degli scambi commerciali del 2014 è dato da esportazioni cinesi verso l’Italia. Partendo da questo dato, l’impegno è di ridurre progressivamente il deficit commerciale italiano e favorire un maggior flusso d’investimenti produttivi cinesi in Italia, il cui importo è ancora troppo scarso, se confrontato con il loro potenziale e con il volume degli investimenti italiani in Cina.

Gli sforzi vanno concentrati soprattutto nelle cinque aree concordate dai due Premier lo scorso giugno: energia, urbanizzazione sostenibile, agricoltura e sicurezza alimentare, sanità, aviazione e aerospazio, settori in cui il sistema produttivo italiano dispone di tecnologie di punta che potrebbero rispondere alle esigenze di sviluppo sostenibile dell’economia cinese. Proprio in queste cinque aree Pechino è chiamato a mobilitare le imprese cinesi, mostrando un serio spirito di collaborazione.

E in questa partita la diplomazia economica, a sostegno delle imprese italiane all’estero, gioca un ruolo fondamentale: Chongqing è stata una delle tappe della missione di Gentiloni che ha inaugurato la nuova sede del Consolato Generale. Con oltre 30 milioni di abitanti, un Pil di 480 miliardi di dollari e tassi di crescita sopra la media nazionale, questa municipalità si sta rivelando come una delle realtà più dinamiche del sud-ovest cinese, pronta a diventare uno snodo fondamentale per il commercio nazionale e internazionale, anche grazie a collegamenti ad altissimo livello tecnologico che la mettono in rete con il resto della Cina e con l’Europa.

L’Europa, appunto. Altro tassello chiave: all’interno del dialogo sino-europeo l’Italia è un partner sempre più strategico della Cina. L’Unione presenta per Pechino una valenza più economica che politica, per il suo contributo industriale, tecnologico e di capitali e, nel prossimo futuro, l’Italia sarà cruciale nel promuovere attivamente la cooperazione UE-Cina per portare le relazioni bilaterali a uno stadio più avanzato. I lavori del prossimo vertice UE-Cina, che si svolgerà a Bruxelles nei prossimi mesi, saranno concentrati su due negoziati già in corso: uno sull’Accordo in materia d’investimenti (Bilateral Investment Treaty – BIT) e l’altro sull’Accordo in materia di Indicazioni Geografiche (IIGG).

Per il primo, l’obiettivo prioritario da parte europea è concludere un accordo che garantisca non solo un’adeguata protezione degli investimenti, ma contribuisca anche a migliorare l’accesso al mercato, la tutela dei diritti dei lavoratori, promuovendo uno sviluppo sostenibile e garantendo la trasparenza del mercato. Con l’accordo sulle IIGG, invece, l’UE mira a ottenere un elevato livello di protezione per le 260 “etichette” europee in modo da evitare la loro classificazione nel mercato interno cinese come denominazioni “generiche”, con la preclusione per gli operatori cinesi di registrare marchi commerciali analoghi alle IIGG comunitarie.

Per il futuro sino-europeo, resta decisivo anche lo sviluppo della “EU-China 2020 Strategic Agenda for Cooperation”, adottata nel novembre 2013 nel corso del XVI vertice bilaterale tenutosi a Pechino, con lo scopo di consolidare, nella prospettiva del 2020, le relazioni politiche e commerciali tra i due partner.

Guardando avanti, nel mirino della Cina c’è il riconoscimento, entro dicembre 2016, dello Status di economia di mercato (Market Economy Status – MES), che resta uno dei temi più importanti nell’agenda commerciale dell’Unione Europea di quest’anno. Ma per giungere a questo punto, l’Europa ritiene essenziale che la Cina debba compiere ulteriori e sostanziali progressi in materia di accesso al mercato e di creazione di una protezione efficace e adeguata dei diritti di proprietà intellettuale, nonché delle indicazioni geografiche.

Oltre a queste riforme, che Europa e Stati Uniti reclamano a gran voce, si auspica anche a un cambio del dna della crescita cinese dalla quantità alla qualità, tenendo sempre ben presente che la Cina è la seconda economia del mondo, in attesa di divenire la prima entro 15 anni. A dispetto, infatti, di chi prediceva la fine del miracolo cinese, il Paese conferma, a oltre due anni dall’ascesa al potere della coppia Xi Jinping-Li Keqiang, il suo solido percorso di crescita economica con un Pil intorno al 7%, seppur inferiore rispetto al passato.

Certamente un Paese di 1,4 miliardi di persone non sfugge a criticità e problemi, anche gravi, tra disastri ambientali, corruzione, sprechi da sovrapproduzione e squilibri sociali, ma il sistema regge e dispone di una sorprendente dote di rigenerazione e sostenibilità.

Con il Ministro Wang, Gentiloni ha anche affrontato il tema delle “nuove vie della seta“, un progetto a cui guardiamo con grande attenzione e che, seguendo la politica ‘one belt, one road’ avviata dal Presidente Xi Jinping, dovrebbe favorire una forte interazione tra Cina e territori limitrofi, consentendo di espandere sovrapproduzione, capitali e infrastrutture, per giungere sino in Paesi lontani come il nostro.

Portare avanti l’eredità spirituale dell’antica ‘Via della Seta’ significa, quindi, dare uno slancio ai rapporti tra Asia ed Europa e se il Sistema Italia si candiderà a fare da ponte per ridurre le distanze, allora riuscirà a confrontarsi con l’enorme complessità dell’universo Cina.

Native Advertising

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>