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Le riforme costituzionali dividono la Costa d’Avorio

Si voterà il 30 ottobre. Le opposizioni critiche: "si prospetta una deriva monarchica del potere"

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I referendum costituzionali sono sempre argomenti spinosi nella dialettica politica di un Paese, e se poi il Paese chiamato alle urne per decidere l’assetto della nuova Carta costituzionale porta ancora addosso tutti i traumi di una guerra civile recente e che ha causato migliaia di morti, allora la riforma della costituzione diventa causa di preoccupazione e timori a livello internazionale.

Stiamo parlando della Costa d’Avorio, i cui abitanti il 30 ottobre saranno chiamati a votare le riforme costituzionali promosse dal Presidente Alassane Ouattara e già approvate dal Parlamento con una maggioranza schiacciante, riforme che porterebbero il Paese all’avvento della terza Repubblica (la prima risale al periodo della guerra d’indipendenza nel 1960, la seconda dopo il regime dittatoriale nel 2000).

Le modifiche della Carta riguardano principalmente l’introduzione del Senato e della figura del Vicepresidente, oltre alla modifica della controversa legge sull”ivorianità’, secondo la quale il candidato Presidente della Costa d’Avorio deve necessariamente essere di etnia e cittadinanza ivoriana da almeno due generazioni (tale legge è già stata in realtà aggirata sia nel 2010 che nel 2015, quando è stato eletto l’attuale Presidente Ouattara, di etnia burkinabé).

Secondo i detrattori la nuova legge provocherebbe un eccessivo rafforzamento del potere esecutivo nella Costa d’Avorio, ed addirittura Affi N’Guessan, leader del Fpi (Fronte popolare ivoriano) ossia il principale partito d’opposizione, si spinge a parlare di un «colpo di Stato costituzionale», denunciando una «deriva monarchica del potere».

Sempre le opposizioni (in totale minoranza in Parlamento, vista la messa al bando e la carcerazione del principale leader ed ex Presidente Laurent Gbagbo) auspicano una protesta della Popolazione nelle piazze del Paese, seguita da un boicottaggio del referendum.

(video tratto dal canale youtube di Africanews)

 

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