lunedì, ottobre 23

Le manovre dell’Iran in Siria e la ‘catastrofe’ vicina dell’Europa Il report del Besa Center getta inquietanti dubbi: scenario possibile? Il parere del prof. Francesco Strazzari

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‘Il declino della guerra in Siria comporterà una catastrofe per l’Europa’, è questo il titolo di un report pubblicato dal Think Tank israeliano Besa Center. L’analisi è stata riportata lo scorso 11 settembre e l’autore, Mordechai Kedar, sostiene delle ipotesi decisamente interessanti. In primo luogo, Kedar sostiene che l’Iran avrebbe sfruttato il conflitto in Siria per trasformare gli equilibri demografici nel Paese. A tal proposito è doveroso ricordare che la Siria, nonostante fosse un Paese a maggioranza sunnita, è stato governato dalla dinastia degli Al-Assad, la cui religione è di fede alawita, ovvero una setta sciita.

Secondo l’autore, durante il conflitto, l’Iran avrebbe garantito l’ingresso nel Paese siriano a cittadini di fede sciita provenienti dall’Iraq, Libano e Afghanistan, in modo da alterare le percentuali demografiche e  rendere la Siria un Paese a maggioranza sciita. Così facendo, secondo quanto riportato da Besa Center, l’Iran starebbe perseguendo un piano geopolitico cui obiettivo sarebbe quello di costruire una dorsale di Paesi a maggioranza sciita che dall’Iran arriverebbe al Mediterraneo, accerchiando l’Arabia Saudita, la Giordania e, infine, Israele, lo storico nemico iraniano.

Stando a quanto sostiene l’analista Kedar, una volta raggiunta la maggioranza sciita in Siria, i rifugiati presenti nei Paesi vicini, come il Libano o la Turchia, non ritornerebbero nel loro Paese d’origine, in quanto dominato e controllato da ‘gruppi’ religiosi ostili, ovvero sciiti. Di conseguenza, si creerebbe un enorme flusso di rifugiati che, non potendo tornare in Siria, cercherebbero di raggiungere l’Europa, provocando una vera e propria ‘catastrofe’.

A questo punto, è interessante capire se la tesi sostenuta da Mordechai Kedar è dettata dall’allarme israeliano, o se si tratta di un’ipotesi sostenibile. Lo abbiamo chiesto a Francesco Strazzari, professore associato alla Scuola Superiore sant’Anna di Pisa e Senior Researcher al ‘Consortium for Research on Terrorism and International Crime’ del Nupi (Norwegian Institute of International Affairs) di Oslo.

 

Qual è il ruolo dell’Iran in Siria?

Secondo le ultime indiscrezioni – di provenienza per altro dalla stampa israeliana -, l’Iran sarebbe prossimo ad annunciare lo stabilirsi di alcune sue basi in Siria. Questo suggellerebbe una lunga tendenza di interventi a sostegno del regime di Bashar Al-Assad, che ha visto il dispiegarsi di corpi di élite guidati dai BAZARAN iraniani. Il loro ruolo non era solo di sprone, ma anche di prima linea, basta pensare alla battaglia di Aleppo e a tutte le fasi in cui le forze armate dell’esercito arabo-siriano erano fondamentalmente allo sbando -avendo perso ormai molti uomini sul campo. Suddetto sostegno iraniano avrebbe iniettato, dunque, vigore e anche disciplina in un esercito che stava evidentemente sbandando. Questo ruolo si è visto soprattutto nella battaglia di Aleppo e ovviamente nella saldatura, dall’altro lato, con il proxi iraniano – quale Hezbollah – che dal Libano rappresenta la forte componente sciita di lingua farsi. La componente arabo-sciita libanese ha inviato gran parte dei suoi combattenti sul fronte siriano, saldandosi con le milizie dell’élite militare iraniana. A complemento di questo sodalizio sono arrivate anche le milizie sciite di provenienza irachena, soprattutto dal sud dell’Iraq – dove gli sciiti sono la maggioranza. Tutto questo insieme di forze ha combattuto sul versante di Al-Assad. Nel momento in cui questa coalizione vede Assad riconquistare territori, dalla battaglia di Aleppo in poi, lo scenario che si presenta è decisamente il peggiore per Israele. Pertanto, non ci si deve sorprendere se siano proprio delle fonti israeliane a lanciare il grido d’allarme nel momento in cui la partita siriana volge al termine, in quanto si riscontra una situazione sfavorevole e soprattutto diversa rispetto all’opzione che Israele avrebbe favorito.

Besa Center sostiene che l’Iran a partire da due o tre anni sta inviando dei cittadini sciiti, dall’Iran, Libano, Iraq e Afganistan, in Siria per poter modificare gli equilibri demografici del Paese, rendendolo a maggioranza sciita, anziché sunnita ( come Di fatto era nel 2011). Può essere una tesi plausibile?

In verità, in questo momento sappiamo molto poco sugli equilibri demografici siriani, in quanto non si ha accesso a quanto avviene in loco. E’, sicuramente, considerevole l’afflusso di milizie da tutti i lati. Si tratta di combattenti volontari e non, i quali vengono indotti dai Paesi vicini. Infatti, non è da oggi che quella siriana è una guerra PROXI, e quindi tra formazioni vicarie sostenute da potenze regionali e globali. Pensiamo, ad esempio, al coinvolgimento saudita o degli altri Paesi del Golfo. In conclusione, l’enorme afflusso di combattenti – ribattezzati Foreign Fighters – proviene evidentemente anche dal mondo vicino ed amico dell’Iran. E’ plausibile che arrivino anche afghani. Vi è, infatti, una minoranza di lingua farsi in Afghanistan, ma anche una componente migratoria all’interno dell’Iran, ma la gran parte degli afflussi di combattenti in Siria, per quanto ne sappiamo, proviene dal mondo sunnita, e quindi non si tratta di combattenti diretti da Teheran.

Secondo il report, cambiando gli equilibri demografici in Siria, e quindi rendendolo un Paese a maggioranza sciita, l’Iran starebbe portando a termine un piano per accerchiare  Paesi come l’Arabia Saudita e la Giordania, per poi arrivare alle coste del Mediterraneo e, infine, al suo acerrimo nemico quale Israele.  In questo caso si tratta di una tesi dettata principalmente dalla fobia israeliana?

L’idea di una dorsale sciita che accerchia e spezza le continuità geopolitiche territoriali del mondo sunnita, è una tesi sostenuta da tempo. Gli sciiti sono in crescita demografica e la questione sciita è una delle principali problematiche che agita il Medio Oriente. Le monarchie sunniti hanno sempre guardato il mondo sciita ‘dall’alto verso il basso’. Negli ultimi anni ha, però, ritrovato un protagonismo dovuto al  fatto che politicamente il mondo sunnita avrebbe partorito le versioni jihadiste salafite, dai taleban fino allo Stato Islamico, entrando così in guerra con l’Occidente. In questo modo, gli Stati Uniti hanno eliminato notoriamente i due grandi nemici del mondo iraniano, ovvero i taleban ( a partire dall’intervento del 2002 dopo l’11 settembre) e Saddam Hussein( nel 2003). Questi due eventi hanno liberato un potenziale politico che l’Iran ha capitalizzato prima sotto la presidenza di Mahmoud Ahmadinejad e poi, a seguire, con delle élite più riformiste – ma sempre sotto il cappello della teocrazia degli Ayatollah. Possiamo, dunque, asserire che esiste una questione politica, la quale ha una componente demografica – e questo è innegabile. Mi sembra, però, che il timore espresso dal report cui si fa riferimento – che purtroppo non ho letto e di cui non conosco l’autore – dipenda principalmente da quanto avviene sul territorio.

In realtà bisogna considerare come questione centrale l’alterazione degli equilibri territoriali nella dimensione micro. Faccio un esempio. Nella città di Aleppo – che è sempre stata a maggioranza sunnita-, la grande borghesia sunnita  ha tardato nel prendere posizione. Ha sempre appoggiato, in qualche modo, la dinastia degli Assad – padre, e figlio poi -, ma  quando la rivoluzione – intorno al 2012/ 2013- è diventata militare, si è trovata nella condizione di dover prendere una posizione, ed è stata in gran parte spazzata via. In particolare con gli eventi bellici di oggi, è molto probabile che alla città di Aleppo spetti un destino in cui la componente sciita -minoranza alawita o curda -, avrà un ruolo importante. Da questo punto di vista si può parlare di un cambiamento di chi esprime la forza sul territorio,  ma leggere tutto questo come la creazione di una dorsale che porta l’Iran a dominare nel Mediterraneo mi sembra un timore lanciato per richiamare l’allarme, anziché una minaccia fondata e realistica. Le dinamiche sul territorio sono molto spesso frastagliate e non vedo un disegno iraniano a lungo termine, come invece sostiene il report.

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