martedì, gennaio 16

Le mani dei Governi sull’Intelligenza Artificiale Come la politica sfrutta l'intelligenza artificiale per rinnovarsi o , semplicemente, per mantenere il potere

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Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale si sta evolvendo con una velocità mai vista in precedenza. Alcuni piccoli pezzi di questa evoluzione si trovano proprio sotto i nostri occhi: dagli assistenti personali sugli smartphone come Siri e Cortana, ai primi prototipi di auto senza conducente, al software Alpha Go di Google, che l’anno scorso ha battuto il campione mondiale del complicatissimo gioco da tavolo cinese GO, riecheggiando il ricordo della leggendaria sfida a scacchi fra il software Deep Blue di Ibm e il campione mondiale di scacchi Garry Kasparov alla fine degli anni Novanta.

Ma nonostante le tecnologie ‘intelligente’ siano già entrate nelle nostre vite, siamo ancora lontani dalla creazione di una vera e propria intelligenza artificiale (IA). La prima difficoltà, infatti, è data proprio dalla definizione di intelligenza artificiale. Un concetto che divide tutt’ora ricercatori e scienziati perché in grado di comprendere gli argomenti più disparati, dalla pura informatica, alla robotica, passando per la neurologia e gli studi sul funzionamento del nostro cervello. Nel corso della nostra storia abbiamo sperimentato, sino ad ora, unicamente l’intelligenza umana, la quale consiste nell’insieme delle capacità psichiche e mentali che ci consentono di pensare, di comprendere le nostre azioni e di dare una spiegazione agli eventi che ci circondano. Adattando questo concetto agli esseri artificiali, l’IA può essere definita come la scienza che si occupa di creare macchine che siano in grado di svolgere funzioni e di condurre ragionamenti tipici della mente umana.

Un traguardo difficile da raggiungere in quanto è proprio l’estrema complessità del cervello umano a rendere difficile la creazione di una macchina capace di imitarne i meccanismi più profondi. Ma, al contempo, un obiettivo ambizioso che ha già attirato su di sé gli interessi della politica. L’intelligenza artificiale cambia le modalità con cui ci informiamo, il nostro modo di valutare gli eventi, persino il nostro approccio nei confronti delle istituzioni, sino ad ora vincolato ai rigidi canoni della burocrazia. Pertanto i Governi di tutto il mondo sono più che mai interessati a sfruttarla a loro vantaggio.

Intelligenza artificiale e giochi di potere

In Russia, il colosso di internet Yandex ha candidato il proprio software di intelligenza artificiale alle prossime elezioni presidenziali. Il suo nome è Alice e si tratta di un chatbot, un assistente vocale che costituisce la risposta russa agli occidentali Siri e Cortana, ma a differenza di questi ultimi non è in grado solamente di raccogliere le ultime notizie o di indicarci il ristorante più vicino ma è pensata per non essere vincolata a una serie di risposte standardizzate: è un’ ‘intelligenza’ capace di improvvisare. I promotori dell’iniziativa la considerano uno strumento capace di rivoluzionare il sistema politico futuro attraverso decisioni razionali basate su algoritmi precisi. Non solo, ma anche un candidato ‘vicino alla gente’, non per nulla il suo slogan, che sinora ha raccolto quattromila firme, è ‘Presidente che ti conosce personalmente’.

Ma ad un esame attento non sfugge come quest’iniziativa sia ben lontana da essere una mossa romantica o idealista al servizio del popolo. Yandex, ‘padre’ dell’intelligenza artificiale Alice, con circa 6 milioni di utenti al giorno ed una quota superiore al 60% del mercato russo nelle sue mani, è il leader indiscusso della comunicazione via web del Paese. Il 26 marzo scorso, poco prima di mezzogiorno, appare questo titolo sulla homepage di Yandex: ‘Proteste anti-corruzione tenute nelle principali città russe’. Poco dopo, il titolo scompare: mentre nel Paese è in corso una delle più grandi proteste governative degli ultimi anni, il principale motore di ricerca russa riporta le notizie del negato ingresso in Ucraina del concorrente dell’Eurovision russo, della condanna a morte del premier yemenita e del suicidio di un oscuro aiutante di un deputato della Duma.

Al contrario, non solo sulla homepage ma anche altrove nel portale di Yandex le notizie sulla protesta in pieno svolgimento sono estremamente difficili da trovare. L’azienda si difende affermando che i suoi algoritmi selezionano soltanto le notizie più popolari nel momento, ma la bassa popolarità di un evento come quello resta difficile da credere. E per questo il gigante del web viene accusato di nascondere deliberatamente notizie sgradite al Cremlino per influenzare l’opinione pubblica. Lo stesso Alexei Navalny, leader delle proteste, sfoga la sua rabbia su Twitter: ‘Oggi mi vergogno per conto di Yandex’. Nel mese di settembre, in occasione del suo ventesimo anniversario, il Presidente russo Vladimir Putin ha visitato il quartier generale dell’azienda.

A prima vista Cremlino e Yandex sembrano essere due mondi distinti: lo staff di Yandex gode di un’atmosfera libera per favorire la creatività, dress code informale, uffici open space, punti di ristoro alla moda. Ma non a caso, poco prima della visita di Putin questi punti vengono chiusi e ad uno dei suoi programmatori Yandex viene chiesto di rimanere a casa quel giorno a causa delle sue opinioni politiche. E grattando sotto la superficie si scopre che Yandex non offre più, come in passato, una gamma equilibrata di notizie: eliminati i link a fonti straniere e blog ufficiosi, scartate fonti come Meduza – un sito con sede in Lettonia fra i più autorevoli fornitori di notizie indipendenti in lingua russa – il contenuto attualmente mostrato da Yandex viene in larga parte finanziato e approvato dallo Stato.

Pertanto non è difficile scorgere nel ‘google russo’ uno strumento con il quale il potente leader del Cremlino punta a dare una nuova immagine di sé: non più solamente l’uomo che si fa fotografare mostrando i muscoli, ma anche il Capo di Stato lungimirante che esplora le nuove frontiere del progresso tecnologico. E in tale prospettiva, quale ‘carta’ migliore da giocare se non quella di un’intelligenza artificiale evoluta, made in Russia e con nulla da invidiare ai concorrenti occidentali, in grado di ripulire i connotati autoritari della politica russa dandole un’immagine di modernità e trasparenza?

Un volto ‘sano’ dell’intelligenza artificiale dietro il quale nascondere applicazioni dell’IA molto più ‘securitarie’ alle quali il Governo russo non vuole certamente rinunciare. Su tutte un sistema di robot per reprimere manifestazioni non autorizzate, anticipato alcuni mesi fa dal quotidiano russo komsomolskaya pravda, che parla di auto senza pilota munite di idranti, lanciagas lacrimogeni, bombe assordanti e accecanti per colpire i manifestanti senza mettere a rischio gli agenti, o il robot AlanTim progettato dall’Istituto di Tecnologia di Mosca, pensato per entrare in servizio ai prossimi mondiali di calcio che si terranno nel Paese, il quale è programmato per rilevare comportamenti potenzialmente aggressivi dei tifosi ed intervenire per sedarli.

L’IA alla prova delle elezioni

L’avvicinamento delle intelligenze artificiali alla politica non è un fenomeno soltanto russo. In Nuova Zelanda la rosa dei candidati alle elezioni politiche del 2020 potrà infatti essere arricchita da un ‘aspirante’ non umano. Sam, questo il suo nome, è anch’esso un chatbot nato pochi mesi fa per interagire con gli utenti del Messanger di Facebook rispondendo a un set predeterminato di domande sui temi principali della politica, dall’immigrazione, all’ambiente passando per l’eutanasia e lo stesso significato del concetto di democrazia. In questa prima fase il suo obiettivo è quello di raccogliere la maggior parte di opinioni possibili per poter, un giorno, conoscere al meglio l’umore dell’elettorato. Sam è il frutto di una collaborazione fra due delle maggiori aziende tecnologiche del Paese, Touchtech e Crispart, e l’Università di Wellington, ma dietro a tutto c’è Nick Gerritsen, eclettico imprenditore laureato in legge, ex consulente del Governo neozelandese e da anni impegnato nel settore di sviluppo dei software avanzati.

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