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Ecco tutto l’arsenale della Corea del Nord

A colloquio con Elvio Rotondo, ex militare e Country analyst del think tank di geopolitica Il Nodo di Gordio
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La Corea del Nord ha preannunciato «conseguenze catastrofiche» in risposta al provocatorio piazzamento delle navi militari statunitensi che ora puntano dritto alla penisola nordcoreana. La portaerei Carl Vinson e le altre navi militari che, inizialmente, avrebbero dovuto dirigersi verso l’Australia, hanno cambiato rotta, dopo che, le tensioni tra USA e Nord Corea sono aumentate. «Riterremo gli Stati Uniti interamente responsabili per le conseguenze catastrofiche legate alle loro azioni oltraggiose», ha affermato il portavoce del Ministro degli Esteri nordcoreano, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa nordcoreana KCNA (Korean Central News Agency); ‘la Corea del Nord è pronta a reagire ad ogni piano di guerra degli americani’. Una minacciosa reazione dopo che da Washington è arrivato il rifiuto di escludere un possibile attacco preventivo verso i siti missilistici nordcoreani. «Adotteremo la contromisura più dura contro le loro provocazioni per difendere noi stessi con la forza delle armi», ha continuato il Ministro.

Lo scorso attacco missilistico di Donald Trump alla Siria è stato interpretato come un affronto a Pyongyang dopo che, lo stesso Presidente, ha affermato che Washington è pronta ad agire autonomamente qualora la Cina non metta adeguatamente pressione al suo vicino per convincerlo a sospendere il programma nucleare e missilistico. La Corea del Nord, d’altro canto, ha sfidato le Nazioni Unite e l’intenzione di vietare lo sviluppo della tecnologia dei missili balistici con un nuovo lancio di prova, non a caso, giusto alla vigilia dell’incontro tra Trump e il Presidente cinese Xi Jinping. Dalla Casa Bianca hanno segnalato che un eventuale attacco preventivo rimane una possibile scelta per impedire a Pyongyang di avanzare nella costruzone di missili a lungo raggio e di armi alquanto pericolose. Il piazzamento della Carl Vinson in quell’area non è casuale, visto che, coinciderà proprio con i festeggiamenti in occasione del 105° anniversario della nascita del nonno del dittatore Kim Jung-un, fondatore del regime nordcoreano. Si teme, infatti, il lancio del sesto test nucleare.

Per capire nel dettaglio la portata effettiva della minaccia nordcoreana, abbiamo chiesto il parere del militare in congedo Elvio Rotondo, Country analyst del think tank di geopolitica Il Nodo di Gordio, occupatosi prevalentemente di Guerra Elettronica, di Intelligence e di Cooperazione Civile-Militare, già in servizio, inoltre, presso l’Ambasciata d’Italia di Seoul e, in ambito multinazionale, presso il Multinational Cimic Group.

Di quali armi e tecnologie dispone effettivamente Kim Jong-un?

La maggior parte dell’arsenale nordcoreano è obsoleto e risale agli anni Sessanta, ma le sue forze imponenti potrebbero rivelarsi temibili e non vanno sottovalutate affatto. Si pensa che la Corea del Nord abbia circa 5.000 tonnellate di armi chimiche. Dispone già di ordigni nucleari e non ha alcuna intenzione di fermare il proprio programma missilistico, che ha come obiettivo la costruzione di un vettore balistico intercontinentale sul quale montare una testata atomica miniaturizzata, (al momento però non sembrerebbe essere in grado di poterlo fare). In caso di scontri militari di ampia portata, sarebbe palese l’inferiorità dei mezzi e dell’addestramento delle forze armate di Pyongyang nei confronti degli equipaggiamenti ultramoderni delle truppe sudcoreane ed americane. La Corea del Nord ha probabilmente circa 1.000 missili balistici di vario tipo. La maggior parte di questi a corto raggio, in grado però di raggiungere qualsiasi punto della Corea del Sud. Il regime ha anche migliorato il suo arsenale di Scud. Circa 600 di questi missili sono nelle categorie Scud B, C e D, e più di 300 sono Nodongs, Scud aggiornati, con un alto arco di tiro, più difficile da intercettare, ed in grado di trasportare testate con 1.000 chilogrammi di esplosivo ad alto potenziale. Secondo alcune informazioni, il personale nordcoreano addetto ai missili non sarebbe tutto adeguatamente addestrato per la guerra. È possibile che la maggior parte degli equipaggi, date le dimensioni della forza rispetto al numero di test missilistici, abbiano probabilmente un’esperienza limitata. Precisione e affidabilità nell’utilizzo dei missili da parte di tutta la forza variano, ma è ragionevole credere che la Corea del Nord abbia comunque centinaia di missili che possono essere utilizzati in caso di guerra. Va ricordato che Seoul, capitale della Corea del Sud, popolata da circa 10 milioni di persone, dista solo una cinquantina di chilometri dal confine con la Corea del Nord e anche se l’equipaggiamento militare di Pyongyang è tutt’altro che moderno, dalle postazioni d’artiglieria nordcoreane, per lo più nascoste, può essere scatenato uno sbarramento di artiglieria, anche con armi chimiche, devastante ed in grado di causare un massacro. L’artiglieria della Corea del Nord sarebbe in grado di colpire fino a 65 chilometri.

Come si compone la strutturazione militare della Corea del Nord?

La Corea del Nord ha una popolazione di 24.5 milioni con una condizione economica disastrosa ma affronta un’elevata spesa militare (Pyongyang ha speso, in media tra il 2002 e il 2012, quasi un quarto del suo PIL in spese militari). La difesa della nazione è affidata all’Armata Popolare di Corea, che si divide in cinque branche: esercito, marina, aeronautica, forze missilistiche strategiche e forze speciali. Le forze armate contano più di un milione di soldati in servizio attivo e circa 6 milioni di riservisti e paramilitari. Circa 180.000 soldati fanno parte delle Forze Speciali. Il servizio militare è obbligatorio e ha inizio a 17 anni per una durata di circa dieci anni. Dopo il congedo, gli uomini sono sottoposti a periodi di richiamo, fino all’età di 60 anni.

Da dove derivano queste armi? Dalle competenze interne nordcoreane o da componenti esterni (come altri Stati)?

La Corea del Nord ha una lunga storia di compravendita di armi, in particolare con Paesi in via di sviluppo del Medio Oriente, Africa e sud-est asiatico. Gran parte dell’attività riguarda la vendita di missili a corto e medio raggio, ma il mercato dei sistemi missilistici sarebbe calato negli ultimi anni. Un rapporto dell’ONU avrebbe sostenuto che la Corea del Nord, in passato, avrebbe commerciato tecnologia di armi vietate con diversi Paesi, tra cui l’Iran, Eritrea. Anche la Siria era considerata un alleato chiave di Pyongyang. La Corea del Nord avrebbe avuto un’influenza di lunga data in Yemen, dove probabilmente avrebbe fornito, negli anni scorsi, missili balistici ai combattenti Houthi, (o che i missili siano stati modificati con l’aiuto di Pyongyang) che hanno continuato a lanciare in Arabia Saudita, nonostante due anni di lunga campagna aerea. Naturalmente i nordcoreani hanno grosse competenze per la costruzione di armi, tanto è vero che il governo namibiano ha confermato che la Corea del Nord ha contribuito a costruire una fabbrica di armi e di munizioni.

I costi sono certamente ingenti: la Corea del Nord da dove prende questi fondi?

Una delle fonti di finanziamento della Corea del Nord è la valuta estera guadagnata dai lavoratori nord-coreani all’estero. Ci sono diverse informazioni circa il numero di nordcoreani che il regime invia sistematicamente all’estero che, secondo quanto riportato dal Japan Times, si aggira tra i 50.000 ed i 60.000, le loro rimesse arrivano fino a 500 milioni di dollari l’anno, mentre secondo altre fonti, i lavoratori sarebbero il doppio e le stime delle loro rimesse verso Pyongyang varierebbero da decine di milioni a oltre 1 miliardo di dollari l’anno. Un business che costituisce una fonte primaria di raccolta di importante valuta estera per le casse di Pyongyang che investe poi nei programmi di sviluppo nucleare e missilistico, aggirando così le sanzioni imposte dalle Nazioni Unite. I lavoratori nordcoreani potrebbero utilizzare intermediari per inviare denaro in patria attraverso il sistema bancario internazionale senza essere scoperti come già evidenziato in un approfondimento sul sito del think tank ‘Il Nodo di Gordio‘. Altra fonte di finanziamento è l’esportazione di armi nei Paesi africani. Una relazione annuale di un gruppo di esperti dell’ONU sulla Corea del Nord illustra come Pyongyang eluda le sanzioni imposte per i suoi programmi nucleare e balistico cooperando ‘su larga scala’ con i Paesi africani dall’Angola all’Uganda, nel settore della costruzione e nell’addestramento militare.

Quale minaccia effettiva potrebbe avere la portaerei Carl Vinson ed il suo Carrier Strike Group 1 americano rispetto all’arsenale nordcoreano?

Il Comando del Pacifico, ha riferito che il gruppo d’attacco Carl Vinson, guidato dalla portaerei della Classe Nimitz, partito da Singapore, comprende due caccia lanciamissili ed un incrociatore lanciamissili. Il gruppo opererà nel Pacifico occidentale, invece di recarsi in Australia, come precedentemente pianificato. Il dispiegamento nel Pacifico occidentale non è insolito, proprio il mese scorso il gruppo d’attacco è stato in Corea del Sud per le annuali esercitazioni militari congiunte. L’arrivo del gruppo navale Carl Vinson nell’area della penisola coreana vuole rafforzare la presenza militare americana, consentendo anche di dispiegare più bombardieri e aerei da combattimento nell’area, per il momento, in missioni di addestramento. Alla Marina degli Stati Uniti potrebbe anche essere ordinato di interdire tutto il traffico navale diretto alla Corea del Nord. Potrebbero essere utilizzati sia azioni di guerra elettronica che Cyber attacchi alle comunicazioni e alle infrastrutture nordcoreane, per fare pressione sul regime. Infine, Washington potrebbe ordinare di abbattere qualsiasi missile (anche i test) della Corea del Nord che entri nello spazio aereo internazionale. Inoltre, i cacciatorpediniere e gli incrociatori del gruppo d’attacco Carl Vinson sono equipaggiati con il sistema di difesa missilistica Aegis.

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