Politica News

'My Seventies in California'

L’America da Angela Davis alla middle class, tra passato e presente

Speciale intervista per il racconto fotografico di Maurizio Berlincioni e Sandro Pintus

angela-davis-america
Advertising

Quanto i reportage  fotografici sull’America degli anni passati ci  aiutano a capire l’America di oggi, quella che ha portato all’elezione di Donald Trump? Quanto è cambiata  la condizione sociale  della middle class americana rispetto a quella di 50 anni fa? Quali i mutamenti intervenuti nelle condizioni di vita  dei lavoratori stagionali messicani?  E dell’Altra America, quella delle grandi lotte contro la guerra nel Vietnam o i diritti civili e contro le discriminazioni razziali, che cosa è rimasto? Sono domande che sorgono spontanee sfogliando l’album dei ricordi, foto in bianco e nero, contenute nel libro My Seventies in California, sottotitolo I primi anni Settanta visti da un fotografo italian ( Ed.StreetLib, euro 4,99)  del fotoreporter Maurizio Berlincioni, intervistato dal giornalista Sandro Pintus. Un e-book, che avrà presto anche un’edizione cartacea, una copia  del quale è stata consegnata nelle mani di una delle grandi  protagoniste di quella stagione politica, sociale e culturale che segnò l’America ed il mondo per decenni: Angela Davis.

Il libro contiene infatti un intero capitolo e molte  foto dedicate al processo tenutosi a San Josè in California  nei primi anni Settanta, contro l’ allora studentessa e attivista di colore americana, accusata  di complicità  nel rapimento di un giudice durante un processo nei confronti tre black power,  finito poi in uno scontro con la polizia e l’uccisione di tutti: rapitori e ostaggio. Le manifestazioni per la sua scarcerazione non furono soltanto davanti al Tribunale, come mostrano le  istantanee del giovane fotografo italiano, ma in tutto il mondo: studenti, semplici cittadini, intellettuali scesero in piazza invocando Freedom for Angela. In Francia si  impegnò in  prima persona il filosofo Jean Paul Sartre, il mondo del pop musicale si schierò per la sua liberazione: John Lennon e Yoko Ono  le dedicarono la canzone Angela, i Rolling Stones scrissero Sweet black Angel. Anche il Quartetto Cetra le dedicò un brano. E pure Francesco de Gregori la citò in una sua canzone (Informazioni di Vincent). Alla fine, una corte di giudici bianchi  decretò l’infondatezza delle accuse e riconobbe la piena innocenza di  Angela Davis, che altrimenti avrebbe rischiato  la  camera a gas.  Ebbene, il libro è stato consegnato nei giorni scorsi proprio ad Angela Davis, a Firenze per una conferenza che si è tenuta presso  la sede fiorentina della New York University, sul tema The industriy of social rejection, cui è seguito un incontro con gli studenti  che affollavano l’aula.

La Davis attualmente insegna Storia della Coscienza nell’Università della California dove dirige anche il Women Institute. In questo tour europeo è accompagnata dalla collega Gina Dent, docente all’Università di Santa Cruz e autrice di vari saggi sulla cultura e la letteratura africana e di un libro dal titolo Prison as Border. Prima di chiedere com’è andato l’incontro con Angela Davis, due cenni sugli autori del libro. Il fiorentino Maurizio Berlincioni è  un noto fotoreporter attento alla scena sociale ed alla fotografia  di ricerca,  le cui opere sono state oggetto di varie pubblicazioni e mostre in Italia e all’estero. Per 15 anni è stato titolare del Corso di fotografia presso le Accademie di Belle Arti di Carrara, Bologna e Firenze e vanta collaborazioni come fotografo ritrattista e di scena con Ettore Scola e Bigas Luna. Alla realtà  americana ha dedicato vari  reportage. Sandro Pintus nato in Sardegna vive a Firenze dal ’76, dopo i primi passi a  Paese Sera ha collaborato con diverse importanti testate italiane e varie agenzie  delle Nazioni Unite, ha  al suo attivo molte fra  pubblicazioni e reportage dall’Africa australe ( dove ha vissuto otto anni), Australia, Medio Oriente, Balcani, Stati Uniti. Circa l’incontro con Angela  Davis, è avvenuto a conclusione del dibattito con gli studenti, grazie alla professoressa Toscano,  alla presenza della moglie di Berlincioni,  Anna Marie Speno, americana nativa proprio di San Josè (California).

 

Maurizio, che impressione ti ha fatto incontrare dopo tanti Angela Davis?

Per me è stata una grande emozione che mi ha riportato ai miei anni giovanili,  segnati da uno dei primi lunghi soggiorni negli Sati Uniti. Lei, ovviamente, non poteva ricordarsi di me: ero uno dei tanti giornalisti e fotografi che seguirono quell’avvenimento. Le ha fatto piacere sapere del mio lavoro di allora, ricordare anche se brevemente, quel periodo cruciale della sua vita. So che attualmente è impegnata in un tour europeo, prossima tappa la Francia, per promuovere il suo più recente libro dal titolo Freedom in a constant struggle, ovvero la libertà è una lotta continua. Si è trattato di un beve incontro, dato il piacevole assedio degli studenti desiderosi di ottenere il suo autografo sul libro.

Durante l’incontro alla NYU quest’icona del movimento femminista e dei diritti civili e umani, ha fatto un cenno alle recenti elezioni americane, giudicando l’esito del voto Una catastrofe, favorita anche da un sistema elettorale superato   che non corrisponde alla volontà popolare. Ma al centro dell’incontro è stato posto un tema scarsamente conosciuto da noi: quello del sistema carcerario americano, gestito da quattro aziende private di sicurezza (G4S, G4Securing Your World) che hanno interesse ad un  suo  potenziamento secondo questa  logica:  più detenuti più ricavi. E la maggioranza dei detenuti sono di colore (l’80%), con  evidenti  ripercussioni sul piano sociale, giudiziario, poliziesco, dell’ordine pubblico, della diffusione delle armi.

Come ti è apparsa, quanto diversa dalla militante di allora?

Il suo impegno è lo stesso, in più sostenuto da una visione mondiale volta alla costruzione di comunità di lotta per un diverso sistema economico, contro le discriminazioni razionali e di genere, per una equa giustizia.

Native Advertising

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>