lunedì, novembre 20

L’aborto e il destino dell’Irlanda del Nord Secondo Donato Di Sanzo, dottore di ricerca presso l’Università degli Studi di Salerno, il tema si insinua in un dibattito più ampio sul futuro del Paese

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Secondo i dati riportati da ‘The Irish News’ circa 700 donne nordirlandesi ogni anno si recano in Inghilterra per accedere all’interruzione di gravidanza. Altre scelgono la strada dell’acquisto on line di pillole abortive, esponendosi ai rischi connessi alla somministrazione senza controllo medico.

L’Abortion Act inglese del 1967 non è infatti esteso all’Ulster, ove vige una legislazione ancora molto restrittiva. Per Gerry Adams, leader del Sinn Féin, questa situazione non è più accettabile. Lo ha detto lo scorso fine settimana in occasione della presentazione del suo ultimo libro ‘Never give up’, una raccolta di scritti che spaziano dal ricordo commosso di Martin McGuinness, lo storico compagno scomparso nel marzo scorso, alle riflessioni sulla Brexit. In questa sede ha espresso la sua posizione personale, dichiarandosi a favore del diritto delle donne all’aborto. Negli ultimi anni la formazione ha progressivamente liberalizzato il proprio orientamento: con il Congresso del 2015 si lanciavano già importanti segnali di apertura, ma è ancora molto lontana dall’essere una forza pro-choice. Mentre la Repubblica si prepara a celebrare un referendum – poche settimane fa ospitavamo il punto di vista di un antiabortista -, il Nord osserva e dibatte.

Con Donato Di Sanzo, autore per ‘Aracne’ di ‘Oltre le barricate’, abbiamo parlato di diritti civili e non solo. L’Irlanda del ‘remain’ ha inviato un messaggio che non può rimanere inascoltato. Per capire i sommovimenti profondi che percorrono la società nordirlandese occorre tenere insieme ‘Storia, politica e religione’, come recita il sottotitolo del libro di Di Sanzo, un viaggio che dal monachesimo arriva fino all’Ulster della pace.

 

Come commenta le parole pronunciate da Gerry Adams?

Il Sinn Féin di Gerry Adams è il Partito Repubblicano che prende le mosse dai Provisional IRA, coloro che consumarono negli anni ’70 una scissione dall’esercito repubblicano ufficiale. È un partito in cui l’appartenenza cattolica è un elemento connotante e che fino alle dichiarazioni di Gerry Adams non era assolutamente pro aborto. Le sue dichiarazioni lasciano cadere il velo anche all’interno del Sinn Féin sulla questione, nel senso che potrebbero condurre il partito verso un appoggio alla causa del diritto delle donne all’aborto. Tuttavia, permangono in generale all’interno della componente più repubblicana, ma in particolare all’interno del Sinn Féin delle frange di radicalismo cattolico per le quali il tema si presenta come un tabù. C’è stata, infatti, una levata di scudi, soprattutto dalla parte più tradizionalista del movimento repubblicano nordirlandese quando Gerry Adams ha fatto una dichiarazione pro-choice e si è detto possibilista rispetto al tema dell’aborto.

Segna una svolta?

È evidente che un leader come Gerry Adams abbia percepito che, anche in campo cattolico, le sensibilità sull’aborto sono le più diverse e un partito moderno, quello che il Sinn Féin aspira a diventare, deve necessariamente esprimere delle posizioni varie. Quello che aggiungo oltre a questo è che il Sinn Féin non è mai stato un partito confessionale. Nell’operazione di semplificare il conflitto attraverso le etichette di cattolici e protestanti molto spesso lo si è presentato come un partito confessionale cattolico. In realtà all’interno del Sinn Féin coesistono svariate sensibilità, le più diverse rispetto all’appartenenza cattolica e questo aiuta la scelta di Gerry Adams all’interno del suo partito.

Quali sono secondo lei i rischi di un racconto dicotomico, per etichette confessionali, del confronto tra pro-choice e pro-life?

Apparentemente non ci sono differenze di approccio sul tema tra cattolici e protestanti. Bisogna sempre a maggior ragione nel mondo contemporaneo cercare di operare una differenza tra ciò che rappresentano le Chiese istituzionali in termini di posizioni politiche in corrispondenza di appuntamenti importanti come questo che interrogano le coscienze e quello che matura all’interno della base di cui fanno parte le organizzazioni religiose. Dal punto di vista di chi osserva la realtà nordirlandese, la sensazione è quella di riscontrare una secolarizzazione degli appartenenti alle confessioni religiose a dispetto di posizioni magari molto nette delle chiese. Se analizzassimo la questione dal punto di vista delle organizzazioni religiose a livello istituzionale, non riscontreremmo particolari differenze tra le confessioni religiose presenti in Irlanda del Nord: la Free Presbyterian Church of Ulster è tanto contraria all’aborto quanto la Chiesa Cattolica. Quello che cerco di sostenere è che la società nordirlandese è percorsa da sensibilità diverse che travalicano le appartenenze religiose, questo ci porta a dire che tanto nel campo dei cattolici quanto in quello dei protestanti ci saranno persone che appoggeranno la revisione della legislazione sull’aborto.

La posizione espressa dal DUP non sembra così sfumata, ma piuttosto netta. Si potranno registrare delle aperture?

All’interno del DUP c’è una netta contrarietà alla possibilità che possa essere garantito il diritto all’aborto, d’altronde il DUP è sostanzialmente una creatura di Ian Paisley, il reverendo ultra protestante che è stato anche capo della Free Presbyterian Church. Questa è una chiesa protestante che si connota per essere vicina a posizioni della destra politica, quindi non ci sono apparentemente sfumature per quanto anche all’interno del DUP ci siano sensibilità diverse.

Che fase sta vivendo l’Irlanda del Nord e quanto è centrale la questione ‘diritti civili’?

In questo momento il Nord si trova in una fase delicata che è iniziata nel post-Brexit nel momento in cui l’Irlanda del Nord, che è rimasta massicciamente a favore del remain, ha espresso anche la volontà, soprattutto sedimentata nella componente repubblicana, di compiere un percorso diverso rispetto a quello che sta compiendo il Regno Unito sull’appartenenza all’UE. Questo fa sì che ci sia un dibattito politico molto aperto e delicato, dovuto anche al fatto che dopo le elezioni nordirlandesi dello scorso anno, il Sinn Féin ha quasi raggiunto il partito della maggioranza protestante, il DUP, che esprime il Premier. In questa situazione si innesta un dibattito che indipendentemente dalle appartenenze politiche interroga la popolazione nordirlandese sui diritti civili e sappiamo bene quanto dal punto di vista storico sia sensibile al tema. D’altronde i Troubles nordirlandesi si avviarono nel momento in cui manifestazioni per i diritti civili furono duramente represse. Questo ha condotto forze politiche come quella che si chiama People Before Profit ad esprimere alle scorse elezioni anche un parlamentare nella figura dello storico attivista per i diritti civili Eamonn McCann. Si è, dunque, riproposto un dibattito sui diritti civili, quindi anche in Irlanda del Nord si è tornati a interrogarsi sui diritti civili per motivazioni assolutamente diverse che riguardano la coscienza degli esseri umani.

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