lunedì, luglio 23

La voce dei preti: ”Giù le mani dal Vangelo!“ Digiuno di solidarietà con i migranti delle comunità cristiane e denuncia delle mistificazioni, a colloquio con don Alessandro Santoro

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Da oggi inizia  un digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti.  Durerà 10 giorni. Dopo il ritrovo in piazza S.Pietro a Roma, preti, religiosi e religiose delle varie comunità  italiane testimoniano con un presidio e con il digiuno davanti a Montecitorio la loro ferma opposizione verso le politiche migratorie del governo. E dell’ Occidente.   “E’  un digiuno a staffetta,  che vedrà alternarsi le diverse comunità religiose, questa  protesta vuol essere” – dice Don Alessandro Santoro, un prete fiorentino protagonista di tante battaglie per i diritti umani e  civili, uno degli organizzatori –  “un  piccolo segno visibile e pubblico per dire che non possiamo accettare questa politica delle porte chiuse che provoca la morte nel deserto  e nel Mediterraneo di  migliaia  di migranti”.  

Don Santoro,  sarà come dite “un piccolo segno” ma che riveste grandi implicazioni, umane, sociali, politiche, che valore assume questa scelta, che è anche un sacrificio?

“Perché il digiuno? Ce lo indica il Profeta Isaia:  Il digiuno che voglio – dice in nome di Dio – non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo senza trascurare i tuoi parenti ?”.Come  cittadini e come cristiani non possiamo restare  indifferenti o silenziosi di fronte al naufragio dei migranti, dei poveri, dei disperati, che  è anche il naufragio dell’Europa e dei suoi ideali di essere la “patria dei diritti umani”.  La Carta della UE afferma: “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata”. Ma ciò che sta avvenendo è un crimine contro l’umanità, un’umanità impoverita e disperata, perpetrato dall’opulenta Europa  che rifiuta chi bussa alla sua porta. Questo è scritto nell’appello rivolto a quanti vorranno aderire a questa nostra iniziativa.”  Avete mai pianto quando avete visto affondare un barcone di migranti?” così Papa Francesco ci interpellava durante la Messa da lui celebrata a Lampedusa per le 33.000 vittime perite nel Mediterraneo per le politiche restrittive della “Fortezza Europa”. Certo che abbiamo pianto, ma quanti si voltano da un’altra parte vuoi per assuefazione o convenienza o tacciono per timore di perdere qualche privilegio? Ebbene, come cittadini e come educatori ci sentiamo in dovere di sollecitare le nostre e le altrui coscienze per dire basta a quanto sta avvenendo”.

L’appello per l’adesione al digiuno di giustizia vede come firmatari padre Alex Zanotelli a nome dei Missionari Comboniani,  Mons. Raffaele Nogaro, Vescovo Emerito di Caserta,  Don Alessandro Santoro a nome della Comunità delle Piagge di Firenze, Suor Rita Giaretta– Casa Ruth -Caserta e  Padre Giorgio Ghezzi, Religioso Sacramentino. Ad esso aderisce anche la Comunità del Sacro Convento, come riferito da padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi.

E’ un documento che trae motivo anche dall’ultimo vertice della UE spiega Santoro:  “dove i capi di governo  – vi è scritto – hanno deciso una politica di non accoglienza. Anche l’Italia decide ora di non accogliere, di chiudere i porti alle navi delle ONG ed affida invece tale compito alla Guardia Costiera libica, che se salverà i migranti, li riporterà nell’inferno che è la Libia. Perfino la Commissione Europea ha detto: “Non riportate i profughi in Libia, lì ci sono condizioni inumane’. Per questo stiamo di nuovo assistendo a continui naufragi. L’ONU parla di oltre mille morti in questi mesi. Papa Francesco ha fatto sue le parole dell’arcivescovo Hyeronymous di Grecia pronunciate nel campo profughi di Lesbos: “Chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi, è in grado di riconoscere immediatamente la “bancarotta dell’umanità’. È il sangue degli impoveriti, degli ultimi che interpella tutti noi, in particolare noi cristiani che saremo  giudicati su: “Ero straniero… e non mi avete accolto’.  Noi chiediamo a tutti i credenti,  di reagire, di gridare il proprio dissenso davanti a queste politiche disumane”.

Don Santoro, questa iniziativa era stata preceduta nei giorni scorsi da un Atto di pubblica denuncia nei confronti dei gesti e delle politiche migratorie del neo ministro degli Interni . Una presa di posizione dura, diretta, insolita.

«Siamo stanchi di assistere ad una sistematica mistificazione dei fatti e del linguaggio, di  giuramenti sul Vangelo da parte di chi ogni giorno semina odio, e lo calpesta nella pratica. Il nostro è un  atto di protesta civile, religiosa e culturale. Ciò che ci indigna è il travisamento della realtà, la rappresentazione di comodo dell’altro, dell’immigrato, del clandestino, dei rom,  l’imbarbarimento culturale in cui ci troviamo immersi, oggi sono i valori di democrazia e laicità che vengono rinnegati e calpestati. E di umanità. Vediamo la laicità rinnegata da un’invasione barbara arrovesciata da parte di un politico che esibisce il vangelo sui palchi e lo calpesta nella pratica. Giù le mani da quel vangelo coartato a consacrazione di chiusure egoistiche e narcisiste! Giù la mani dal vangelo usato come chiavistello per violentare la buona fede dei molti credenti sprovveduti e carpirne il consenso» Questo è scritto nell’Atto di Pubblica Denuncia.

Un j’accuse duro, circostanziato, argomentato anche culturalmente, non temete l’accusa di un’invasione di campo?

«Abbiamo sempre denunciato, senza infingimenti, l’invasione clericale della chiesa in ambito politico, per rispetto di quella laicità a noi cara. E se oggi interveniamo è per rivendicare quei valori di democrazia e di laicità che in questi tempi vengono rinnegati e calpestati. Vediamo la Democrazia calpestata da una bulimia populista tutta presa dalla ricerca spasmodica del consenso, diffondendo paure e seminando odio in una popolazione massacrata da una crisi di cui non si vede la fine.  A questi politici d’avventura sfugge il fatto che la democrazia non è semplicemente una questione di numeri da incassare, ma è costituita da cultura e sensibilità, senza le quali un popolo rimane gregge. Ogni giorno – è scritto nel nostro Atto di Pubblica Denuncia  – ci tocca assistere al dileggio di quella cultura umanistica di cui Matteo Salvini va facendo strame». “L’educazione umanistica, ci ricorda Umberto Galimberti, non vuol dire solo imparare a ragionare con la propria testa evitando sia il menefreghismo sia la delega in bianco, ma vuol dire anche oltrepassare l’angusta fedeltà al gruppo per interessarsi alla realtà di esistenze lontane. Non pensarsi innanzitutto come italiani, tedeschi, francesi, europei, americani, ma come esseri umani (I miti del nostro tempo;  p.378)”

Per quanto mi risulta, questa vostra presa di posizione nasce, oltreché da una sofferta coscienza religiosa, anche dall’esperienza di molte comunità religiose, come quella delle Piagge a Firenze.

“Quello delle Piagge, ove vivo e lavoro,  è  uno dei quartieri dormitorio della periferia fiorentina, 9000 anime, di diversa etnia e  provenienza. E’ un quartiere in cui tutti ci sentiamo clandestini, ma quando si conoscono queste persone,   vediamo che non sono come ci vengono descritte dalle fake news, dalle rappresentazioni propagandistiche volte alla chiusura ed al rifiuto dell’altro. Noi, qui abbiamo sempre fatto opera di accoglienza  e riteniamo che l’accoglienza sia il primo atto umanitario e cristiano per dare un attimo di rifugio e ricostruire un tessuto sociale, un percorso di vita. Sempre è capitato e capiterà ancora. Del resto, ci ricorda Tabucchi, il “nomadismo culturale” è un segno del nostro tempo. Ma l’idea di uscire allo scoperto, di intervenire pubblicamente, è di don Aldo Antonelli, abruzzese, con il quale ne abbiamo discusso e preso questa decisione alla quale altri preti, religiosi e religiose hanno aderito ( a Firenze, la suora domenicana Stefania Baldini e il parroco Fabio Masi, ndr.) “

Quando parlate di  ritrovare un linguaggio appropriato che descriva la realtà per quella che è, mi pare che l’appello coinvolga anche  il mondo della comunicazione, non è così?

“Certo, riguarda tutti,  anche il mondo della comunicazione, chiamato a rappresentare la realtà per quello che è e non per l’immagine distorta che il potere  ne fa per usi propagandistici. Non possiamo ignorare ciò che avvenne in Italia e in Europa negli Anni ’20 e ’30. Perciò come cittadini e come educatori ci sentiamo in dovere di sollecitare le nostre e le altrui coscienze per una resistenza pura e dura, costi quel che costi!” 

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