sabato, gennaio 20

La Trabant, la fossetta occipitale ed il ritardo del Sud Italia La “ripresina” del Sud Italia alla luce dell’ultimo Rapporto Svimez. Un’analisi storica comparata con i lander orientali dell’ex DDR dopo la caduta del Muro.

0

Negli ultimi mesi due eventi hanno toccato la narrazione che solitamente viene fatta del Sud Italia: il Rapporto Svimez sull’Economia che ha confermato il divario tra il Sud ed il Nord del Paese e i referendum per l’autonomia di Veneto e Lombardia che hanno ribadito quanto quelle differenze non siano temi di grande interesse nazionale.

La fotografia fatta dallo Svimez nell’ultimo Rapporto sull’Economia del Mezzogiorno e’ naturalmente impietosa, conferma che le differenze tra il Sud ed il Nord non sono affatto diminuite e segnala come dopo i referendum di Veneto e Lombardia si sia riaccesa la polemica sulla “dipendenza patologica” del Sud rispetto al Nord.

In questa sede non e’ mio interesse verificare se il residuo fiscale che le due regioni richiedono sia maggiore o minore dei 50 miliardi ipotizzati o se la sua eliminazione leda la Costituzione, che in effetti assicurerebbe servizi e livelli base di prestazione uguali per tutti i cittadini. Non voglio in questa sede neanche soffermarmi, come indicato nel rapporto Svimez, di come il Sud sia un importante mercato di sbocco della produzione settentrionale, il piu’ importante in realta’: “la domanda interna del Sud, data dalla somma di consumi e investimenti, attiva circa il 14% del PIL del Centro-Nord.” E non voglio neanche approfondire l’analisi sulla struttura di questo flusso di ritorno dal Sud verso il Nord. Mi basta sapere che secondo lo Svimez tale flusso dovuto all’interdipendenza o meglio alla dipendenza dei consumi dei residenti nel Sud nei confronti delle aziende settentrionali esiste e potrebbe essere di almeno il doppio o addirittura il triplo del residuo fiscale reclamato, parliamo quindi di almeno 100/150 miliardi di euro.

Dato per scontato che questa dipendenza esista, sia di tipo fiscale che commerciale, in tutte e due le direzioni, potrei in questa sede provare a confermare (o a confutare) l’idea che il Sud sia un “pozzo senza fondo” e che qualunque tipo di investimento per il Sud sia a perdere. Ma non mi va sinceramente e voglio dare per scontata l’incapacita’ del Sud nello gestire risorse, probabilmente a causa della fossetta occipitale  immaginata da Marco Ezechia Lombroso e causa di una manifesta inferiorità antropologica degli abitanti delle regioni meridionali. Diamo per scontata quindi anche l’esistenza della fossetta occipitale mediana, ma davvero il Sud con le risorse giunte avrebbe potuto recuperare, nel secondo dopoguerra, il gap esistente con le regioni settentrionali?

Cosa ci dice il rapporto Svimez in ultima analisi? Che la differenza tra Sud e Nord, nonostante la buona performance dell’economia meridionale dell’ultimo biennio, non accenna ad essere colmata, ne’ tantomeno a diminuire seriamente. Ma vediamole in sintesi queste differenze. Il Prodotto Interno Lordo delle regioni meridionali nel 2016 cresce dell’1%, rispetto allo 0.8% del resto del Paese. Le due parti del Paese si muovono quindi alla stessa velocità, ma come potrebbe una autovettura che viaggia a 90 km /h sperare di raggiungerne un’altra che viaggia a 89 km /h partita almeno cinquant’anni prima? Naturalmente non ci riesce. Questa distanza e’ destinata a rimanere prossoche’ inalterata, a meno che non si voglia dotare la prima autovettura di strumenti che la rendano altamente performante: un motore ad altissime prestazioni, una scocca avveniristica, pneumatici ad alto rendimento. Se la prima autovettura e’ per esempio una Trabant, come quelle prodotte dagli anni cinquanta nella Repubblica Democratica Tedesca e la seconda una Porsche e’ naturale che non vi sia partita e non ci sara’ mai fino a quando alla Trabant non verranno apportate tutte quelle modifiche necessarie, mai effettuate in passato ed invece concesse alla seconda vettura per renderla sempre piu’ competitiva.

Secondo lo Svimez, inoltre, sempre nel 2016 non vi sono state grosse differenze tra Sud e resto del Paese per valore degli investimenti: 2,9% nel Sud e 3% nel Centro-Nord. L’incremento degli investimenti e’ da ricollegarsi pero’ al settore privato che secondo lo Svimez sembra aver compensato la riduzione degli investimenti pubblici: “Sebbene la contrazione del processo di accumulazione durante la crisi sia stata profonda in entrambe le parti del Paese, l’intensità della flessione è stata notevolmente maggiore al Sud: nel periodo 2008-2016 gli investimenti fissi lordi sono diminuiti cumulativamente nel Mezzogiorno del -34,9%, circa 12 punti in più che nel resto del Paese (-23,4%)”. E ritorniamo alla Trabant di prima. Sarei davvero credibile se affermassi di volere che la Trabant raggiunga la Porsche se spendo storicamente meno per la piccola vettura, salvo poi continuare a sottolineare che la Trabant arranca, che la Trabant e’ inefficiente, che la Trabant e’ guidata e condotta male nonostante sia dotata ancora di motore a due tempi e carrozzeria in Duroplast?

Nel frattempo, sempre secondo lo Svimez, e’ peggiorata la produttivita’ delle regioni meridionali ed e’ quindi cresciuto il divario di competitività tra le aree forti del Paese e quelle deboli. E’ cresciuta invece l’occupazione. Gli occupati sono aumentati di circa 100 mila unità nel Sud e di 190 mila unità nelle altre regioni, ma mentre il Centro-Nord ha recuperato i livelli occupazionali del 2008, il Sud rimane molto al di sotto dei livelli pre-crisi, gia’ di per se’ non eccellenti. Sempre nel 2016 si registrano inoltre quasi 2 milioni di giovani occupati in meno e dato senza paragoni in Europa, il livello di occupazione nel Sud nella fascia di eta’ 15-34 anni è fermo al 28%. Anche i dati riferiti al tasso generale di disoccupazione nel 2017 non fanno che evidenziare notevoli differenze: 11,5% la media italiana e 20,1% quella nelle regioni del Sud. Stiamo parlando quindi di una disoccupazione al Sud quasi doppia rispetto alla media.

Diamo per scontato quindi che questa differenza tra Sud e Nord del Paese esista, i dati parlano chiaro. Non mi va in questa sede neanche di suffragare o meno l’analisi di alcuni economisti e storici (Fenoaltea, Ciccarelli, Malanima, Savona, Guerra, Daniele) ed anche della Banca d’Italia che affermano che prima del 1860 tra le varie aree del Paese vi era una sostanziale omogeneita’. Diamo per scontato anche che questa differenza sia riconducibile alla presunta malamministrazione dei Borbone ed alla oramai famosa fossetta, ma allora se avessi avuto seriamente intenzione di colmare tale divario avrei dovuto far confluire in quella parte del Paese non solo risorse aggiuntive, ma avrei dovuto riservarle anche speciali attenzioni proprio per consentirle di andare più veloce, correre, altrimenti la Trabant rimane sempre Trabant.

Ed a proposito di Trabant e Repubblica Democratica Tedesca, questa e’ proprio un’analisi che merita invece qualche approfondimento. La DDR al momento della caduta del muro di Berlino era in una situazione economica non troppo dissimile da quella del Sud Italia. In un quarto di secolo e’ riuscita se non a colmare quel gap con le regioni occidentali, per lo meno ad eliminare molte di quelle differenze. Ma come e’ stato possibile?

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

Commenti

Condividi.

Sull'autore

it_ITItalian
it_ITItalian