sabato, gennaio 20

La Thailandia del 2018 tra divisioni e voglia di cambiamento La Giunta militare ha finalmente decretato le prossime elezioni a Novembre ma ci sono molti dubbi sulla Democrazia che verrà

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Scambi di accuse, attività parlamentare bloccata, Esercito e Magistratura che stanno all’angolo a colpire ai fianchi in attesa di prendere il proprio posto al sole, proteste violente in strada: prima erano proteste delle Magliette Rosse stavolta erano delle Magliette Gialle. Bivacchi, cecchini sui tetti nella Capitale insanguinata, la filiazione politica di Thaksin Shinawatra, ovvero sua sorella Yingluck, anch’essa finita nelle maglie delle accuse, sottoposta a giudizio della Magistratura e transfuga poco prima di un verdetto molto prevedibilmente accusatorio, proprio come accadde a suo fratello Thaksin. Anch’ella s’era fatta interprete delle richieste di aiuto e sostegno da parte delle classi agricole ed aveva presentato un Disegno di Legge che, acquistando riso dai contadini e produttori thailandesi e accantonandolo nelle riserve nazionali, prevedeva di riequilibrare la resa economica in senso più favorevole alla produzione agricola. Insomma, meno sacrifici in nome di primati effimeri e più attenzione a consegnare maggiore dignità agli agricoltori. E’ stato il punto di rottura.

Il ceto medio e impiegatizio, il mondo dell’Accademia Universitaria, le classi agiate -attraverso la longa manus della Magistratura – l’hanno portata al suo allontanamento dal ruolo di Premier solo attraverso il colpo di stato nel maggio 2014. Le successive proteste di piazza, non paghe di tale soluzione, sotto la guida di un personaggio controverso Suthep Thaugsuban hanno poi portato all’intervento dei militari, con tutto quel che ne è conseguito fino ad oggi. Yingluck, fiutato il vento dichiaratamente contrario dei Giudici, s’è data anch’ella alla vita da esule come suo fratello maggiore Thaksin.

E mentre Chiang Mai rappresenta l’unità d’intenti di chi vuole rimettersi in moto e riprendere a crescere e recuperare il proprio prestigio economico e finanziario sia nell’area Sud Est asiatica sia nel mondo, Bangkok è – invece – la rappresentazione più emblematica della divisione che cova ancora sotto la cenere tra le classi abbienti e quelle più popolari.

Ma la Democrazia è la scena tipica dell’alternanza, non quella del mantenimento di una posizione di rendita e privilegiata ottenuta sulla punta delle baionette o con logiche di casta. Allo stesso modo, chi perde in una competizione elettorale, riconosciuto il merito ed il risultato ottenuto dalla parte avversa, dovrebbe cooperare al buon andamento del proprio Paese anche opponendosi in Parlamento, se è il caso ma non sempre e per partito preso in strada e nelle piazze paralizzando la Nazione. Se il risultato delle urne viene perennemente messo in discussione, la fragile Democrazia thailandese sarà sempre ostaggio e facile preda dell’apparato militare. Non vi è altra soluzione che entrare nella modernità attraverso i principi cardine della vera Democrazia.

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