sabato, luglio 22
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La stella morente della sinistra italiana

Il Segretario del PD: una stella morente oramai priva di idrogeno, bruciato in un baleno, che ora consuma elio per garantirsi la sopravvivenza. E se crolla il Pd si rompe il pavimento del Paese
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La sinistra. Mi spiace dovere tornare così presto sul Segretario del Pd, ma dopo l’articolo di lunedì scorso (‘Aiutiamo Renzi a casa sua‘) sono stato raggiunto da una certa quantità di comunicazioni da parte di persone che del personaggio non vogliono più saperne. Non essendo un estremista, di norma mi confronto con persone lontane dall’esserlo, dunque, mi sono trovato di fronte individui che si ritengono offesi dall’arroganza del personaggio. Questo è il riflesso che scatta in una persona adulta quando si trova alle prese con manifestazioni insensate, da parte di individui dai quali si aspettava prudenza e senso di responsabilità.

Al Segretario del Partito Democratico, oltre che la prudenza, mancano le domande, prima ancora che le risposte, una persona davvero intelligente si riconosce dalla capacità di porsi le domande giuste, invece costui ci sommerge di slogan e banalità a getto continuo, come quelli contenuti nel suo ultimo libro.

Un padre che vede andare via a ripetizione i propri figli dovrebbe chiedersi cosa sta accadendo intorno a lui, invece di darsi risposte autocompiacenti. Credo di avere ripetuto a sufficienza di non apprezzare i personaggi che popolano lo spazio a sinistra del Pd in questo momento, coi quali oggettivamente è difficile confrontarsi. Figure sovente non in grado di risolvere i propri problemi personali, potrei fare un elenco lungo, che scaraventano le proprie frustrazioni addosso ai cittadini, come se questi non ne avessero già abbastanza.
Se costoro avessero un minimo di senno capirebbero che il Paese è in rotta di collisione con una montagna enorme, dunque è impossibile apprezzare lo sciocco politichese di questa sinistra, così come non apprezzo l’ostinato persistere di politici come Massimo D’Alema, uno dei grandi responsabili del drastico incattivimento della politica. Mi auguro, come altre persone ragionevoli, che si facciano da parte, lui e i tanti inutili leader dell’avvilente galassia della sinistra.

Il Paese cerca disperatamente uomini adulti e intelligenti, soltanto con loro aumenteranno le probabilità di superare questa fase drammatica, di cui il segretario del Pd rappresenta una delle contraddizioni più serie. Se costoro non si faranno da parte, lasciando spazio a chi vuole davvero bene agli italiani, il ritorno a suggestioni fasciste, oramai alle porte, diventerà realtà e ci sveglieremo con l’angoscia di avere vanificato il sacrificio di quelle vite che ci avevano consegnato un Paese degno di essere servito.

I responsi delle ultime consultazioni sono stati rovinosi, milioni di persone si sono espresse con durezza verso l’attuale leadership democratica, solo un individuo umanamente modesto -il problema alla base è proprio questo- può pensare di esorcizzare tutto questo con un libro zeppo di narrazione da bacio perugina, messa insieme con l’aiuto di individui modesti quanto il capo, che si comportano come quegli assistenti universitari che per compiacere il docente, agli esami massacrano i poveri ragazzi con domande surreali.

Tra i tanti messaggi ricevuti in questa settimana, uno in particolare mi tocca, arriva dalla consigliera comunale di una metropoli. “Grazie Domenico per la tua riflessione, dici il vero quando affermi che gli elettori hanno la memoria corta. Ma il fatto più grave è che si stanno modificando, geneticamente e inesorabilmente, anche gli elettori del PD, diventando sempre più simili a quelli di Silvio. Io non so quanto resisto in questo partito così distante e con una guida così arrogante”.

Il Pd è pieno di persone scontente, i suoi elettori sono abituati al dialogo e alla moderazione, molti avevano dato fiducia all’attuale Segretario fidando sulla sua presunta volontà di rinnovamento. Oggi molti sciamano delusi verso altri orizzonti. I segnali arrivati dal crollo dei partecipanti alle primarie, dalla mazzata al Referendum (lo dico da persona che non si era scandalizzata per quelle modifiche costituzionali) e dalla bruciante sconfitta delle amministrative di qualche settimana fa, avrebbero fatto riflettere qualsiasi politico con due dita di cervello, invece per tutta risposta ci viene presentato un libro che non interessa a nessuno, ma soprattutto ci viene annunciato il ritorno del comunicatore che aveva supportato il capo durante gli inizi, quelli più facili quando bastava dire che si voleva cacciare il vecchio. Insomma, un delirio di forma, zero sostanza.

A questo signore, che probabilmente dorme con la propria foto sul comodino, qualcuno dovrebbe spiegare che se crolla il Pd si rompe il pavimento del Paese, questo dovrebbe temerlo anche la destra, che si può permettere il lusso di fare giochi pericolosi perché dall’altra parte esiste qualche antidoto, come i bambini che fanno i discoli perché sanno che la madre o il padre li sgrideranno e metteranno le cose a posto.

Salvare il Pd significa garantire un futuro al Paese, cosa che non è in grado di fare quella destra da brividi presente in Italia e nemmeno la sinistra rissosa, masturbatoria e inconcludente che ci ritroviamo.

Nella terza di copertina del libro appena uscito, si strilla che il segretario del Pd «È stato l’uomo chiave della politica italiana degli ultimi anni». Certo, ma è proprio questo il problema, serviva dell’altro. Oggi quest’uomo è a fine corsa, una stella morente oramai priva di idrogeno, bruciato in un baleno, che ora consuma elio per garantirsi la sopravvivenza. I cittadini si aprono con troppa disinvoltura a dilettanti presuntuosi, che poi maturano dipendenza e non se ne vogliono andare. Raccontare che dopo il referendum voleva lasciare e dire che è stato fermato dalle 26 mila mail che lo invitavano a resistere, è un arnese dei vecchi elefanti della politica, che giustificavano la loro eternità con una frase che mi è accaduto mille volte di sentire: «Gli amici mi chiedono di mettermi a disposizione».

Forse gli amici bisognerebbe ascoltarli tutti, soprattutto quando sono milioni e cercano di farti capire, attraverso la manifestazione più alta della democrazia, quello delle urne, che l’idrogeno di cui sopra è terminato e bisogna prenderne atto, tornandosene da dove si è arrivati.

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