mercoledì, gennaio 17

La stanca Leopolda di Renzi, e Di Maio e Berlusconi non sono da meno Un 'nuovo' che sa di vecchio, quello che offrono i tre protagonisti della campagna elettorale in pieno svolgimento

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Valgono i versi di Eugenio Montale:  «…Codesto solo oggi possiamo dirti,/ ciò che non siamo, ciò che non vogliamo». Ben altro era il contesto, la poesia è del 1923. Ma oggi, quasi cent’anni dopo, anche se la crisi è di altra natura, lo sbandamento, la confusione, la mancanza di punti di riferimento, sono simili. Anche oggi la stessa incapacità di governare gli eventi, l’assenza di proposte e divisioni‘, la vacuità stessa degli slogan. E’ affermazione da acchiappacitrulli quella di un Matteo Renzi, che chiudendo la sua ennesima Leopolda dice che la mancia degli ottanta euro è l’aiuto più consistente everoper le famiglie da quando c’è la Repubblica.
Non è che gli altri competitori siano da meno. Ma la ‘rivoluzione liberale’ è affidata davvero a Luigi Di Maio, ogni volta che apre bocca uno pensa che Antonio Razzi, al confronto, è un dilettante che da lui ha tutto da imparare?
Resta il terzo, Silvio Berlusconi. Quando il leader di Forza Italia veniva sbertucciato per i suoi non molti centimetri d’altezza, s’era in pochi a obiettare che la polemica non deve svilirsi sull’aspetto fisico. Però Berlusconi, con i suoi continui ‘tagliandi’ in cliniche specializzate a Merano e dintorni, fa del suo meglio perchè ci si intrattenga sul suo viso plastificato o i capelli mille colori incollati col Vinavil. Propone un Governo d’una dozzina di esponenti della società civile e meno di dieci politici. E questo sarebbe un programma, una garanzia? C’e’ davvero bisogno di ricordarla l’infinita lista dei ‘tecnici’, degli esponenti della società civile e dei ‘capaci’ con il loro sterminato catalogo di corbellerie e scempiaggini? Ci si dia, piuttosto, politici avveduti, sagaci, capaci di circondarsi e valorizzare ‘tecnici’ di provata esperienza e conoscenza, ma sempre sotto l’usbergo del politico.
Dalla renziana  Leopolda è venuta la conferma che il vuoto, in natura, può esistere. Dalla convention berlusconiana si ricava che non è un paradosso il longanesiano sbagliando s’impera. Da Di Maio la conferma che il peggio non ha mai fine. Programmi, soluzioni, alternative all’esistente? A ogni di queste tre domande, la risposta è negativa.
Ve lo ricordate tutti, vero, Giuseppe Lanza di Lampedusa, il suo: «Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra».
Ecco: è unnuovo che sa di vecchio, quello che offrono i tre protagonisti della campagna elettorale in pieno svolgimento. Al tempo stesso è unvecchioche non ha nulla di nuovo. Ed è avvilente per chi frequenta e conosce la politica di questo Paese da ormai quarant’anni, pensare che questa classe politica, in larghissima misura è composta da buoni a nulla capaci di tutto. Questo, ahinoi, è ilnuovo‘. Avanzi

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