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La sinistra francese e l’Islam

Per il Partito Socialista la tentazione è investire sul 'voto musulmano'

Islam
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Strasburgo – La serie di attentati che hanno sconvolto il Paese, l’ascesa del salafismo, il burkini nella spiagge, i menu speciali a scuola e le piscine riservate per le donne: nella laicissima Francia non passa giorno che non sia sollevato un dibattito su come la religione islamica condizioni la convivenza nel Paese. Diversamente dalla destra, che si è esprime chiaramente perché la comunità musulmana rispetti la regola d’oro della laicità, la sinistra, o almeno una parte di essa, si attesta su posizioni più sfumate, spesso concilianti con l’eccezionalità reclamata dalla comunità musulmana.

«La vera frattura nel partito socialista non riguarda l’economia ma l’Islam», è un verdetto che non lascia scampo quello di Caroline Fourest, scrittrice, giornalista e femminista francese, autrice di Génie de la laïcité (Il Genio della Laicità), che teorizza «due sinistre irreconciliabili sulla laicità».

Si tratta di una frattura che ha radici lontane, che rimandano esattamente all’autunno del 1989, quando Ernest Chenière, direttore del collegio Gabriel-Havez del comune di Creil, decise di escludere tre ragazze, Fatima, Leïla e Samira, perché si presentarono con un chador a scuola dopo la pausa estiva.

La questione provocò uno scisma nel Partito Socialista. «È escluso escludere», reagì l’allora Ministro dell’Educazione, Lionel Jospin, sostenuto da un giovanissimo François Hollande, e, solo in un secondo momento, anche dal suo Primo Ministro, Michel Rocard. Jack Lang, ministro della Cultura francese, dal 1981 al 1986 e ancora dal 1988 al 1993, arrivò addirittura a dire che: «I foulard stavano molto bene alle ragazze». Di tutt’altro avviso era, però, Jean-Pierre Chevènement, co-fondatore del Partito Socialista, convinto che il velo non dovesse trovare spazio nelle scuole della Repubblica.

Era solo l’inizio di una serie di tensioni destinate a spaccare la sinistra. Nel 2010, in occasione dell’approvazione della legge che vieta il burqa negli edifici pubblici, il gruppo socialista si divise in tre: quelli che rispettarono gli ordini di scuderia, non prendendo parte al voto, quelli che, come Manuel Valls, ex primo ministro di Hollande e ora favorito delle primarie socialiste per scegliere il candidato alle presidenziali, che votarono a favore, e coloro che, invece, votarono contro, denunciando un ‘divieto incostituzionale’.

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