mercoledì, settembre 19

La Sindone, i musulmani e una sindonologa un po’ Ahmadiyya Una grande comunità di mussulmani si riunisce in Inghilterra e invita tre cattolici e un ebreo a parlare della Sindone. Il racconto di Emanuela Marinelli

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Una sindonologa in una convention di musulmani a parlare … di Sindone. La sindonologa è Emanuela Marinelli, i mussulmani sono i fedeli della comunità di Ahmadiyya. Ce lo aveva anticipato durante l’intervista di luglio: “andrò a Londra per parlare del Telo”, ci disse. E naturalmente rispondemmo con l’invito a parlarcene al suo ritorno. “Devo dire che questo invito mi ha sorpreso non poco. Non mi aspettavo che una comunità di musulmani potesse essere interessata alla Sindone”.

Nel primo fine settimana di agosto, l’Hampshire, contea sulla costa meridionale dell’Inghilterra, ha ospitato 30.000 musulmani provenienti da 100 Paesi diversi, per la più grande conferenza islamica organizzata nel Regno Unito. Tra loro, quest’anno, un gruppo di esperti per una conferenza che, venerdì 3 agosto, ha spiegato le motivazioni a sostegno della tesi che la Sindone sia effettivamente il lenzuolo che ha avvolto il corpo morto di Gesù.
Conoscendoli”, prosegue Emanuela Marinelli, “ho poi capito perché il venerato Lino conservato a Torino li interessa così tanto”.

Ecco, appunto, perché li interessa?

Si tratta di mussulmani Ahmadiyya, un movimento religioso nato nel 1889 in Punjab, una regione dell’India del Nord vicina al Pakistan. Oggi sono circa dieci milioni in più di 200 Paesi. La maggioranza dei mussulmani crede che Gesù non fu crocifisso, ma un altro venne ucciso al posto suo. Gli Ahmadiyya, invece, pensano che Gesù sopravvisse alla crocifissione e si trasferì in Kashmir, dove esisterebbe ancora oggi la sua tomba. Questa era la convinzione del loro fondatore, Mirza Ghulam Ahmad, che per una serie di sue affermazioni fu considerato eretico dagli altri studiosi mussulmani suoi contemporanei. La Sindone per gli Ahmadiyya è una preziosa testimonianza della crocifissione di Gesù, dai musulmani venerato come profeta. Essi vedono nelle tracce di sangue presenti sulla Sindone la prova che Gesù fosse ancora in vita quando vi venne deposto.

Come mai gli Ahmadiyya si riuniscono in Inghilterra?

Dopo la creazione del Pakistan nel 1947, gli Ahmadiyya vi si trasferirono, ma lì sono stati perseguitati. Nel 1974 vennero definiti non musulmani dal Parlamento, e nel 1984 ricevettero il divieto di professare pubblicamente la loro fede. A questo punto il loro quarto Califfo, Mirza Tahir Ahmad, decise di trasferire la sede del Califfato a Londra. Qui la comunità si è molto ingrandita e ogni anno tutti quelli che possono si riuniscono per lo Jalsa Salana (il Raduno Annuale) in un grande terreno, Oakland Farm, vicino ad Alton, nell’Hampshire. Quest’anno erano più di 30.000, provenienti da circa 100 Paesi. Era presente l’attuale Califfo, Mirza Masroor Ahmad. Ho avuto il privilegio di incontrarlo e parlare con lui. La sua predicazione è assolutamente orientata alla pace, alla tolleranza e al dialogo con le altre religioni. Tutti gli Ahmadiyya credono in questi valori fondamentali.

Era la prima volta che si parlava di Sindone durante il loro raduno annuale?

No, da alcuni anni invitano il fotografo scientifico statunitense Barrie Schwortz, ebreo, che ha fatto parte del gruppo di scienziati denominato Shroud of Turin Research Project, che studiò la Sindone esaminandola nel 1978. Schwortz ha il più grande sito internet sulla Sindone al mondo: www.sindone.com 
L’anno scorso è stata anche allestita una mostra sulla Sindone a cura della sindonologa inglese Pam Moon. La mostra ha avuto successo e così quest’anno è stata replicata. È tornato per la seconda volta anche uno scienziato dell’università di Torino, il Professor Bruno Barberis, che per molti anni è stato il direttore scientifico del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino. I nuovi invitati, invece, eravamo io e il Professor Jorge Manuel Rodriguez Almenar, docente all’università di Valencia e Presidente del Centro Spagnolo di Sindonologia.

Parliamo del suo intervento.

L’intervento previsto riguardava il ruolo delle donne nello studio della Sindone. Gli Ahmadiyya ci tengono a valorizzare il valore della donna e nella mostra sulla Sindone c’è anche una sezione dedicata a Maria, la madre di Gesù, da loro molto venerata. Però i giorni del raduno di quest’anno, 3-5 agosto, erano incandescenti per la Sindone, dopo l’uscita dell’articolo che la dichiarava falsa perché le macchie di sangue non sarebbero coerenti con l’esito di una crocifissione. Di quell’articolo abbiamo parlato in una precedente intervista. Ma proprio mentre ero al raduno è giunta la notizia della pubblicazione di un nuovo studio sulla prestigiosa rivista scientifica ‘Applied Optics’ dal titolo ‘Investigating the color of the blood stains on archaeological cloths: the case of the Shroud of Turin’. Questa ricerca spiega il colore rosso vivo delle macchie di sangue presenti sulla Sindone con la presenza di una notevole quantità di bilirubina, esito delle torture subite dall’Uomo della Sindone. In queste condizioni, il sangue si mantiene più rosso se viene irradiato da luce ultravioletta. Inoltre, nel sangue sindonico è presente metemoglobina, una forma di emoglobina fortemente ossidata, tipica del sangue antico. Ovviamente gli Ahmadiyya erano interessati a capire il valore e la portata di questi ultimi articoli, quindi ci hanno tempestato di domande.

Le hanno anche parlato della loro teoria riguardante la presunta sopravvivenza di Gesù dopo la crocifissione?

Sì, hanno chiesto il mio parere. Ho detto, molto sinceramente, che secondo me anche solo con le centinaia di ferite della flagellazione non si poteva sopravvivere nei giorni seguenti. Ma poi la crocifissione e la ferita al costato non lasciano scampo. Tutti i medici che hanno studiato la Sindone sono concordi su questo. C’è solo un medico spagnolo che sostiene il contrario, ma è una voce isolata, ampiamente smentita. Ho comunque molto apprezzato il coraggio e l’apertura degli Ahmadiyya, che hanno invitato persone di diversa fede religiosa e di diverso parere su alcuni aspetti della Sindone. Siamo stati trattati come ospiti di gran riguardo, con un’amicizia davvero affettuosa. Sono persone straordinariamente miti e pacifiche, che conquistano col loro sorriso.

Cosa ha riportato a casa da questa esperienza?

Una sensazione di gioia ed entusiasmo. Dopo averli conosciuti, sono diventata un po’ Ahmadiyya anch’io…

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