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La ‘science diplomacy’ di Mattarella in Argentina

L’Italia punta da tempo sulla cooperazione scientifica e tecnologica internazionale per portare avanti i suoi programmi di ricerca e sviluppo tecnologico
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Ai più forse sfugge che l’esportazione del Made in Italy non passa solo per la promozione del turismo culturale, del nostro patrimonio linguistico e delle nostre eccellenze gastronomiche, ma anche attraverso la cooperazione scientifica e tecnologica che il nostro Paese porta avanti a livello mondiale. Prova ne è stata, recentemente, la firma di diversi accordi bilaterali tra Italia e Argentina durante la visita di Stato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a San Carlos de Bariloche, dove ha visitato l’INVAP, l’ente statale che si occupa di alta tecnologia e che potremmo paragonare all’ENEA italiano: è nato, infatti, come spin-off della Commissione argentina per l’energia atomica, e oggi si occupa di tecnologie industriali, energia e anche industria aerospaziale.
L’Italia ha da tempo attiva unimportante cooperazione internazionale con lArgentina nel settore spaziale, attraverso un accordo tra l’ASI (Agenzia spaziale italiana) e la CONAE (Commissione nazionale argentina per le attività spaziali). Il primo satellite di telerilevamento argentino, SACC, lanciato nel 2000, possedeva una strumentazione proveniente in larga parte dal nostro Paese, e così anche il SACD, per l’osservazione della Terra lanciato nel 2011.
L’ASI è, inoltre, il principale partner per la produzione della nuova generazione di satelliti argentini per il telerilevamento, rappresentata dai due satelliti SACOOM. Analogamente ai quattro satelliti della costellazione italiana COSMOSkyMed, i satelliti SACOOM si occuperanno di effettuare rilevazioni della superficie terrestre in caso di catastrofi naturali (COSMO-SkyMed si è per esempio distinto nel supporto durante le emergenze del terremoto di Fukushima in Giappone e dei recenti sismi nel Centro Italia, grazie soprattutto alla capacità dei suoi radar di rilevare minime deformazioni del terreno). Ma contribuiranno anche a un’analisi del suolo dallo spazio a supporto di nuove tecnologie per lagricoltura, la conservazione delle foreste e delle risorse naturali argentine e il contrasto ad attività illegali (non bisogna dimenticare che si tratta di tecnologie dual-use, che servono da un lato per la gestione di emergenze ambientali per usi civili, e dall’altro per rilevazioni di carattere militare e d’intelligence).

Nel corso della sua visita a Bariloche, Mattarella ha firmato un nuovo accordo tra ASI e CONAE proprio nell’ambito di un sistema integrato delle due costellazioni di satelliti, chiamato SIASGE (Sistema Italo-Argentino di satelliti per benefici Sociali, Gestione delle emergenze e sviluppo Economico), che mette a sistema le capacità di osservazione dei satelliti dei due Paesi per una maggiore copertura della superficie terrestre monitorata e uno scambio reciproco di fotografie satellitari. I satelliti SACOOM, il cui sviluppo è iniziato nel 2011, andranno in orbita rispettivamente nel 2018 e nel 2019. A ciò si aggiunge l’accordo siglato alla presenza di Mattarella tra l’INFN (il nostro Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) e la Commissione argentina per l’energia atomica, per lo sviluppo di uninfrastruttura di ricerca sotterranea nelle Ande, che si chiamerà appunto ANDES: i due istituti avevano già siglato un protocollo d’intesa nel 2015 per tre progetti di ricerca nell’ambito della fisica astroparticellare, e con il nuovo accordo l’INFN metterà al servizio dell’Argentina le proprie competenze nella gestione del laboratorio sotterraneo del Gran Sasso per realizzare un’analoga struttura per lo studio delle particelle che provengono dal cosmo.

Non siamo di fronte a un Presidente della Repubblica col pallino della scienza, ma a una situazione ormai di routine: lItalia punta da tempo sulla cooperazione scientifica e tecnologica internazionale per portare avanti i suoi programmi di ricerca e sviluppo tecnologico. Nel marzo 2015, due mesi dopo la sua elezione, Mattarella ha visitato la sede dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, a Parigi, in cui l’Italia gioca un ruolo determinante, e alla sede della NASA di Houston nel febbraio 2016, in entrambe le occasioni accompagnato dal Presidente dell’ASI, Roberto Battiston. Tutte occasioni nel corso delle quali sono stati firmati importanti accordi per lindustria aerospaziale italiana e per proseguire la cooperazione che fin dai tempi dello Space Shuttle consente agli astronauti italiani di partecipare a missioni americane nell’orbita terrestre, e poi alle attività sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Non è che la punta di un iceberg che si chiama ‘science diplomacy, una componente della diplomazia poco nota ma di grande rilevanza: il nostro Ministero degli Esteri la porta avanti attraverso un’Unità per la Cooperazione Scientifica e Tecnologica, una rete di addetti scientifici distaccati nelle ambasciate di diversi Paesi e, più a recentemente, addetti alle politiche spaziali presenti nelle ambasciate di quei Paesi con cui l’Italia porta avanti la cooperazione in materia spaziale.
Attività di science diplomacy sono condotte anche da diversi centri di ricerca nazionali, come il CNR (il Consiglio Nazionale delle Ricerche), l’ASI  -in particolare con la Russia, partner per la missione ExoMars verso Marte, e con gli USA-, l’ENEA, il Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) e l’INFN, protagonista di una grande infrastruttura di cooperazione internazionale come il CERN di Ginevra, che si sta tentando di replicare su piccola scala in Medio Oriente con il progetto SESAME, un acceleratore per la ricerca in fisica delle particelle pensato per favorire la cooperazione tra i Paesi dell’area.
Del resto la ricerca scientifica è sempre più internazionale, in particolare la cosiddetta ‘big science’, quella delle grandi infrastrutture come l’acceleratore LHC del CERN di Ginevra o la Stazione Spaziale Internazionale, la cui realizzazione richiede enormi investimenti e complesse negoziazioni tra i Paesi membri della collaborazione, ma i cui ritorni in termini di ricadute tecnologiche, occupazione e indotto sono determinanti per la crescita e il progresso di un Paese che non vuole vivere solo del passato, ma giocare un ruolo da protagonista nel futuro.

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