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Il voto visto da Mosca

La Russia gioisce per la vittoria di Trump

Se l'elezione del nuovo inquilino ha sconvolgo mezzo mondo, non si può dire lo stesso per il Cremlino

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Se la vittoria elettorale di Donald Trump ha scioccato molti negli Stati Uniti e in tutto il mondo, invece per la Russia si tratta di una piacevole sorpresa. Il presidente russo Vladimir Putin ha parlato positivamente di Trump dal momento in cui è entrato nella corsa per le presidenziale degli Stati Uniti, anche se il Cremlino ha smentito l’amministrazione degli Stati Uniti circa una possibile interferenza nella campagna elettorale. Anche se proprio nelle ultime ore il vice ministro russo Serghiei Riabkov ha confessato che ci sono stati dei contatti tra la Russia e i membri del team di Donald Trump: «Si tratta di questioni di lavoro, e la successione delle azioni dipenderà dai temi che affronteremo. Naturalmente continuiamo questo lavoro anche dopo le elezioni». Mentre il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov ha ribadito: «Noi rispettiamo la scelta del popolo americano. Speriamo che le relazioni tra Russia e Usa, che attualmente non sono al meglio, saranno aggiustate e diventeranno normali, cosa che va incontro agli interessi dei nostri popoli e dell’intera comunità internazionale».

Sotto la presidenza di Barack Obama, la Russia è stata messa ai margini dagli USA. I rapporti sono precipitati al livello più basso dai tempi della Guerra Fredda, e il Cremlino teme che si potesse andare anche peggio in caso di vittoria di Hillary Clinton.

Trump, che ha elogiato Putin definendolo un leader forte e ha promesso di negoziare un miglioramento dei rapporti con la Russia, certamente sembrava un candidato preferibile al Cremlino. Mentre Putin e i suoi funzionari hanno detto che sono pronti a lavorare con qualsiasi presidente, i media russi controllati dallo Stato hanno elogiato Trump definendolo un pragmatico e denunciato la Clinton come una guerrafondaia pericolosa, rendendo molto chiare le simpatie di Mosca.

 

Le accuse di coinvolgimento russo

Clinton, Obama e altri hanno mostrato sdegno per le lodi a Putin da parte di Trump, e alcuni nel campo democratico hanno persino suggerito che avesse legami con il Cremlino. L’amministrazione Obama ha accusato direttamente il governo russo per l’attacco hacker al Comitato Nazionale Democratico e al capo della campagna del Clinton, John Podesta, anche se il Cremlino ha negato un suo coinvolgimento.

Commentando il presunto coinvolgimento russo, il segretario di Stato Usa John Kerry ha detto il mese scorso che «il presidente non avrebbe autorizzato questa segnalazione alla Intelligence se non ci fosse sembrata seria e anche se non fossero stati sicuri che fosse certa. L’obiettivo è quello di essere dirompenti, di interferire con il nostro sistema».

La Russia ha sostenuto che le accuse degli Stati Uniti erano infondate, ma i funzionari degli Stati Uniti hanno parlato di un dato di fatto e persino minacciato di attuare una guerra cibernetica contro Mosca.

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