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Dentro il voto USA/2

La paura di uno scontro sociale nell’America di Trump

Il viaggio all'interno dell'America che è cambiata continua in Pennsylvania e New York

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Oltre alla Florida, decisiva per l’elezione di Donald Trump è stata la Pennsylvania. Altro Stato decisivo con i suoi 20 grandi elettori, che è andato al candidato repubblicano per appena 68mila voti. Kelly Woodward, mamma a tempo pieno solo ora, ma fino a poco tempo fa professoressa, ha scelto Hillary Clinton, ma la scelta non ha pagato. E lei conferma ciò che molti, soprattutto da parte democratica, hanno cercato di mostrare di Trump: “Per il mio voto hanno inciso molte cose. Volevo evitare la sua storia di misoginia, razzismo, e la promozione generale di una cultura di odio. Ma ho anche apprezzato le sue politiche in materia di famiglia e istruzione, così come la sua più controllata sulla questione dei rapporti esteri, in vista di un possibile scontro nucleare. Ma anche la sua voglia non di demolire l’Obamacare ma migliorarlo“.

Dal punto di vista dell’economia americana, Kelly non riesce a capire cosa realmente farà Trump: “E’ difficile capire quali sono le sue vere intenzioni. Spesso non completa il suo pensiero quando si parla pubblicamente. Sostiene che i debitori stranieri devono pagare i loro debiti all’America. Le sue idee sono spesso contraddittorie, così ho percepito il suo comportamento: un uomo d’affari che ha fallito come lui andrà probabilmente alla ricerca di scappatoie simili a quando lavorava lui“. Mentre sul rapporto con gli altri Paesi ci dice di avere paura che gli alleati tradizionali mollino gli USA: “Penso che i Paesi con cui sarà in grado di mantenere buone relazioni saranno i Paesi che non condividono tradizionalmente i valori e gli ideali dell’America. Penso che molti governi che hanno lottato contro la leadership americana negli ultimi anni, sono desiderosi di trovare un punto d’appoggio in Trump. Spero che lui non offenda troppo i nostri alleati attuali. Spero che vedano le proteste e si ricordino che la maggioranza di noi non ha votato per lui. Alcuni di noi si sentono terribilmente intrappolati e spaventati in questo momento, e spero che non rinuncino a noi troppo in fretta“.

E anche Kelly mostra tutte le paure mostrate un pò da diversi americani, e non solo, sulla presidenza Trump: “Mi terrorizza lo scoprire cosa farà. Io sono una donna; mio marito è afro-americano, e così sono i miei figli. L’odio che i sostenitori di Trump hanno vomitato in tutta questa campagna elettorale è stato incoraggiato da lui; E ora pensano che, da quando ha vinto le elezioni, sono appoggiati nel pensare e nel comportarsi in una certa maniera. E gli esempi li abbiamo già visti: sono segnalati casi di razzismo in giro per l’America e questo mi preoccupa molto. Ho paura di diventare un bersaglio“. Le tensioni razziali prima delle elezioni hanno inciso, ma il pericolo arriva ora che alla Casa Bianca ci sarà Trump. La paura che le divisioni sociali emerse in questa campagna elettorale si palesino anche in maniera netta e violenta ci sono. E forse proprio su questo Trump dovrà lavorare, nonostante sia stato lui il primo a soffiare su queste differenze. Kelly poi mostra il suo timore anche per i suoi conoscenti: “Sono anche preoccupata per i miei amici e per le persone care che sono LGBT. Anche se io non credo che farà molto di quello che ha promesso, ma mi aspetto di vedere aumentare drasticamente i crimini di odio. Mentre sul tema immigrazione dice: “Ha alimentato il panico e la paura, e ha funzionato. Non credo che l’immigrazione illegale sia un problema, ma credo che ci devono essere modi migliori per regolare il numero di persone che entrano nel Paese ogni anno. Credo che la soluzione ideale dovrebbe essere quella di ridurre il numero di immigrati clandestini, pur mantenendo il più possibile un sano rapporto con i nostri vicini“.

TJ Sellmann invece è un giovane papà che consegna il pane vicino New York. Qui ha trionfato Hillary Clinton con quasi il 59%, ossia una differenza con Trump di 1,5 milioni di voti. Voto scontato, ma Trump comunque anche qui ha sfondato in maniera decisa. E TJ spiega perché il magnate lo ha convinto: “E ‘stata la scelta migliore per la mia famiglia e penso che Hillary avrebbe venduto questo Paese al miglior offerente. Credo che non solo sarà un bene per la mia attività ma sarà anche un bene per questo Paese avere qualcuno che ha fatto un sacco di soldi nella sua vita e sa come fare buoni affari, che aiuterà questo Paese a tornare quello che era una volta. Trump è da oltre 30 anni che fa bene e abbiamo bisogno di mettere l’America prima e non preoccuparci tanto di aiutare gli altri, che non potranno mai aiutare il nostro Paese“. Ritroviamo qui un pò della retorica di Trump, ma è il segno non che sia stato il magnate a cambiare la mentalità della gente ma che sia questa ad aver lanciato un messaggio che Trump ha recepito.

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