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Tra dialogo e nuovi armamenti

La nuova Russia, dalla Siria al Mondo

La strategia del Cremlino per una nuova leadership internazionale

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Sul finire del 2014 cioè da quando la Russia del Presidente Vladimir Putin ha inviato le sue truppe in Ucraina provocando la reazione di Europa e Stati Uniti, il mondo delle relazioni internazionali sembra aver spostato progressivamente il suo asse da Washington al Cremlino.

Una sempre maggior attenzione mediatica durante tutto il 2015 ha puntato il dito verso lo scetticismo russo nei confronti dell’operato americano in Medioriente osservando come in Siria la situazione rischiava di ripetersi rovinosamente. Da quasi due anni a questa parte sono molti gli scettici che ritenevano infondato il ritorno ad una nuova guerra fredda combattuta per procura sulla pelle della popolazione siriana soprattutto perché si tendeva a vedere la Russia come una realtà politica isolazionista traumatizzata ancora dalla caduta del comunismo. Vladimir Putin ha preferito in un’abile mossa strategica spianare preventivamente la strada politica spronando la controparte americana alla ricerca di una soluzione umanitaria per il Medioriente senza dover intervenire militarmente.

La guerra in Siria, avrebbe dovuto offrire alla Russia la possibilità di riabilitare le sue relazioni di immagini e ri-iniziare una nuova partita ad armi pari con gli Stati Uniti.
Gli innumerevoli incontri bilaterali e i diversi cessate il fuoco con relativi accordi umanitari sono stati interrotti da entrambe le parti in un numero sempre più allarmante di occasioni. Il non aver trovato un accordo su chi e cosa fossero i ribelli in Siria e sulla definizione almeno credibile di terrorismo ha portato all’allontanarsi del dialogo tra le due parti che sul fronte americano ha continuato ad inasprirsi vigorosamente.

L’anno scorso, Putin si recò a New York, dove si è rivolto alle Nazioni Unite chiedendo la creazione di una vasta coalizione internazionale per la lotta contro lo Stato islamico. L’idea di Putin era quella di creare una solida alleanza tra stati in risposta alla minaccia crescente di uno Stato che voleva diventare Califfato ala porta d’Europa. La Russia puntava a guidare una coalizione forte e coesa, che come ai tempi della seconda guerra mondiale, l’avrebbe trascinata fuori dal suo isolamento politico. Una delle ricadute più importanti che il Cremlino si aspettava da questa coalizione era di creare insieme agli Stati Uniti ed all’Europa un nuovo ordine politico che veda cooperare aree diverse del globo per fini comuni. Una seconda Yalta più consapevole ed articolata rispetto a quella del 1945, ma che purtroppo rimarrà solo un sogno russo visto e considerato che la passione per una lotta congiunta messa in campo da Putin non ha trovato riscontro nella controparte americana.

L’incontro one-to-one tra Obama e Putin per la prima volta in due anni, è stato al centro di diverse illazioni internazionali, il clima di gelida distensione si poteva osservare nella gestualità dei due ma un flebile accordo sembrava raggiunto. Nei mesi che seguirono, Mosca divenne un centro di attività diplomatica, da Benjamin Netanyahu all’Emiro del Qatar, tutti trovavano rassicurante il ruolo della Russia per la pacificazione del Medioriente, tutti tranne gli americani che vedevano nella ritrovata leadership una perdita di potere effettivo. Tutto questo attivismo internazionale si ritrova anche adesso, a distanza di due anni, con un Cremlino in continuo fermento propositivo e disponibile al dialogo ma che non dimentica di non aver mai ricevuto l’uguaglianza reale in termini di affidabilità e che dunque corre al riarmo come mossa strategica. 

Proprio la corsa al riarmo porta la Russia a vivere una doppia vita internazionale, una caratterizzata dal dialogo e dal pragmatismo e dall’altro una preparazione ad una guerra che loro stessi tendono a scongiurare. La campagna aerea russa in Siria che aiutava Bashar al-Assad a riconquistare il territorio e spingere indietro le forze ribelli ha definitivamente interrotto il dialogo tra i due blocchi Russa-USA. Nel mese di settembre 2016, i loro colloqui militari culminati con un traballante cessate il fuoco sui cieli siriani, ha visto un Pentagono visibilmente indispettito e scettico nei confronti di una Russia che era già pronta a mediare una resa ed un possibile futuro pacifico per la Siria.

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