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Relazioni pericolose

La ‘Islam-connection’ di Hillary Clinton

I legami tra l'ex first lady, la Fratellanza Musulmana e i gruppi islamici radicali

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Tra i membri più attivi dello staff di Hillary Clinton va indubbiamente annoverata Huma Abedin, la giovane letterata che le nel corso degli anni ha ricoperto svariati incarichi fino a divenire il capo di gabinetto dell’ex first lady. Il rapporto di fiducia instaurato tra le due sembra essere divenuto molto solido, specialmente in seguito alla separazione tra la Abedin ed Anthony Weiner, l’ex Rappresentante democratico e fortemente filo-israeliano costretto alle dimissioni dal suo partito dopo in sorgere di uno scandalo di natura sessuale. Attualmente, la Abedin può essere considerata a tutti gli effetti il braccio destro di Hillary Clinton, su cui la candidata alla presidenza degli Stati Uniti fa grande affidamento specialmente per quanto riguarda le politiche da adottare nei confronti delle minoranze musulmane. Per questo vale la pena passare in rassegna le fasi cruciali della sua carriera.

Figlia di insegnanti musulmani di origini pakistane (la madre) ed indiane (il padre), Huma Abedin nacque in Michigan ma all’età di due anni si trasferì con la famiglia a Jeddah, in Arabia Saudita, dove il padre, Syed Zainul Abedin, fondò l’Institute of Muslim Minority Affairs (Imma), un ente incaricato di promuovere il rispetto dei diritti delle comunità musulmane in tutto il mondo che nel corso degli anni si dotò anche di una propria rivista di riferimento, il Journal of Muslim Minority Affairs. Il lavoro di Syed Abedin fu molto apprezzato da Omar Nasif, che da presidente dell’Università Re Abdulaziz e segretario generale della potentissima Muslim World League assicurò all’Imma visibilità e finanziamenti affinché si trasformasse in un efficace strumento di soft power per la politica estera saudita. Nasif è tuttora considerato l’eminenza grigia dei Fratelli Musulmani, avendo partecipato attivamente alla fondazione di Rabita Trust la rete finanziaria che si occupa statutariamente di carità ma che fin dal 2001 compare nell’elenco delle organizzazione terroristiche redatto dal Dipartimento di Stato per i suoi legami con al-Qaeda. La madre di Huma, Saliha Mahmud Abedin, è invece una sociologa affiliata alle ‘Sorelle Musulmane’ e membro attivo della Muslim Wolrd League,  il cui statuto è stato redatto dai leader spirituali della Fratellanza Musulmana come Yousuf al-Qaradawi, l’ascoltatissimo telepredicatore ferocemente anti-israeliano ed anti-occidentale divenuto noto per le sue fatwa trasmesse su ‘al-Jazeera’ (l’emittente qatariota). Il fratello di Huma Abedin, Hasan, riuscì ad ottenere una borsa di studio al Centro per gli studi islamici di Oxford, una facoltà molto vicina ai Fratelli Musulmani che riceve annualmente cospicui finanziamenti dalla Muslim World League e che annovera tra i membri del consiglio d’amministrazione lo stesso al-Qaradawi.

Il denaro guadagnato dalla famiglia Abedin grazie agli altolocati contatti con le élite saudite permise a Huma di ritornare negli Stati Uniti e di iscriversi alla prestigiosa (e costosissima) George Washington University. Dopo appena due anni, la giovane studentessa di origini indo-pakistane riuscì ad entrare nello staff dei Clinton come stagista al seguito di Hillary, che all’epoca ricopriva il ruolo di senatrice. Pur con quale breve interruzione, la Abedin sarebbe rimasta per sempre al fianco della Clinton. Per un periodo di circa due anni, Huma era allo stesso tempo stagista alla Casa Bianca e membro del consiglio esecutivo della Muslim Students Association (Msa), l’organizzazione di cui facevano parte l’operativo di al-Qaeda Anwar al-Awlaki e Muhammad Umaysh, leader dell’International Islamic Relief Organization (un ente che mira, tra le altre cose, di diffondere la sharia nei Paesi non musulmani) nonché fratello del capo della Muslim American Society, costola semi-ufficiale della Fratellanza Musulmana negli Usa.

Quando nel 2009 il presidente Barack Obama scelse Hillary Clinton come segretario di Stato, la Abedin fu immediatamente nominata vice-capo dello staff a condizione che rompesse qualsiasi legame ufficiale con l’organizzazione fondata dal padre, l’Institute of Muslim Minority Affairs. L’obiettivo era quello di evitare imbarazzanti conflitti di interessi e, soprattutto, mitigare i timori dei repubblicani, che all’epoca stavano cominciando ad organizzare sonore proteste contro l’infiltrazione della Fratellanza Musulmana negli ambienti che contano degli Stati Uniti.

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