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La guerra tra bande criminali nelle prigioni brasiliane

Sottofinanziate e difficili da gestire, le carceri brasiliane si trasformano campi di battaglia

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Il bilancio delle vittime del massacro che il 6 gennaio ha colpito un carcere brasiliano nello stato del Roraima (nel nord del Paese) è di 31 morti. Lo stato delle vittime, trovate decapitate, fa pensare che l’episodio sia stato parte di una lotta interna a una gang, la PCC (Primeiro Comando da Capital, un’organizzazione criminale che conta circa 13000 membri, e fattura, grazie al narcotraffico, 32 milioni di dollari all’anno) .

Il Ministro della Giustizia Alexandre Moraes conferma che «tutte le vittime sono del PCC […] alcune sono state uccise per essersi macchiati di stupro, altri perchè considerati traditori da parte dell’0rganizzazione».

E’ probabile, ma non confermato, che l’episodio sia connesso alla rivolta del 1 Gennaio, andata avanti per 17 ore, scoppiata nel carcere Anìsio Jobim di Manaus. 60 morti, di cui 6 decapitati, e anche in questo caso la mano delle bande criminali dietro alla violenza. Esponenti incarcerati di Fdn (Familia do Norte) e Pcc si sono scontrati dopo essersi ammutinati e aver sequestrato 12 guardie, in un massacro che dal pomeriggio del primo gennaio si è protratto fino alla mattina del giorno seguente.

Il Ministro per la Sicurezza pubblica nello Stato dell’Amazzonia, Sergio Fontes, ha dichiarato che «nel corso dei negoziati, i prigionieri hanno chiesto quasi nulla, solo che non vi fossero eccessi all’arrivo della polizia […] pensiamo che hanno fatto quello che volevano: uccidere i membri dell’organizzazione rivale e ottenere la garanzia che non sarebbero stati attaccati dalla polizia. La Fdn ha massacrato i sospetti membri del Pcc e altri rivali».  L’ammutinamento ha anche favorito l’evasione di massa di 90 detenuti, diversi dei quali sono poi stati trovati dispersi nelle foreste circostanti. 

Nonostante le violenze di questo tipo non siano certo un fenomeno nuovo in Brasile, Fontes definisce la rivolta del primo gennaio come «il maggiore massacro del sistema carcerario dell’Amazzonia» e «la notte più sanguinaria nella storia delle carceri dello Stato». 

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