venerdì, luglio 20

La guerra in Siria non è Risiko Quale sarà la posizione del governo Gentiloni?

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Una guerra dichiarata via Twitter, sulla base di accuse senza uno straccio di prova, per interessi che nulla hanno a che fare con la popolazione siriana. È quello che si prospetta nel Mediterraneo se non interverrà  un briciolo di buon senso a impedire che si inneschi un processo di cui non si conosce la fine. È evidente che sia Trump sia Putin stiano bluffando ma non è ancora chiaro chi avrà voglia di vedere le carte dell’altro.

Trump ha avvertito Putin che le navi americane stanno per lanciare i missili contro la Siria, il leader del Cremlino ha risposto che non solo è pronto a distruggere i missili, ma anche a colpire le postazioni da cui saranno lanciati, cioè le navi americane ed eventualmente francesi e britanniche. Sulla volontà di risposta di Putin ci sono pochissimi dubbi, sull’efficacia delle armi russe qualche dubbio in più. Ed è questo che farà decidere Trump in un senso o nell’altro.

Se il presidente americano sarà convinto che le armi russe sono in grado di abbattere i missili statunitensi, eviterà di ordinare l’attacco per non andare incontro ad un disastro. In caso contrario i missili serviranno non solo per colpire la Siria ma anche, e soprattutto, per dimostrare che Mosca può vincere le guerre regionali ma non è una grande potenza globale. Per Putin si tratterebbe di uno smacco colossale.

A premere per la guerra c’è anche il presidente francese Macron che, con il conflitto internazionale, farebbe dimenticare i sempre più gravi problemi interni. Mentre per Londra sarebbe una via d’uscita perfetta per le difficoltà della Brexit.

Molto diversa la situazione italiana. La Costituzione assicura che l’Italia ripudia la guerra e, in questo caso, non ci sono risoluzioni dell’Onu a giustificare interventi armati e neppure il sostegno ad una aggressione militare. In altri termini non si giustifica neanche l’invio di aerei per i rifornimenti in volo. Ovviamente l’Italia non ha la possibilità di impedire che dalle basi americane nel nostro Paese (retaggio avvelenato di una guerra persa più di 70 anni fa) partano non tanto gli aerei Usa quanto, piuttosto, le navi della flotta americana. Fonti militari italiane ritengono appunto improbabile l’utilizzo delle basi aeree, ma non dei tanti missili collocati in Italia perché – spiegano con una dose di cinismo ma con cognizione di causa – anche i missili hanno una scadenza, come le marmellate, e costa meno lanciarli piuttosto di metterli in sicurezza.

Per l’Italia, però, esiste anche un problema di natura politica. Il governo Gentiloni è in carica per l’ordinaria amministrazione e scatenare una guerra non rientra probabilmente tra le attività ordinarie. Nemmeno espellere i diplomatici di altri Paesi è proprio ordinaria amministrazione, ma pare che Gentiloni ignori questi aspetti di opportunità politica. Tra l’altro i partiti che hanno vinto le elezioni del 4 marzo, Lega e Movimento 5 Stelle, sono contrari ad un intervento militare. Forse ne ha tenuto conto Trump, quando ha telefonato a Erdogan in merito a questa crisi, e non a Gentiloni. Il governo italiano sembra però pronto a seguire le indicazioni di Saviano, Parodi, Volo e Littizzetto che, senza prove, hanno già condannato il governo siriano, incuranti delle vittime che ci potrebbero essere in caso di guerra.

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