sabato, dicembre 16

La Commedia e la musica

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‘Se dovessi indicare una sola opera
come la vetta di tutta la letteratura,
sceglierei la Divina Commedia di Dante’ -Jorge Luis Borges

Dante: participio presente del verbo dare. No. L’etimologia del nome del Poeta, però, non è questa, è un’altra. È l’abbreviazione del nome Durante, cioè colui che persevera, che è ostinato, che è risoluto. Noi, allora, ci domandiamo: in quale aspetto del pensiero umano si può dire che l’Alighieri non sia stato dante, cioè non abbia dato?

In verità, della sua immensa eredità ci siamo ricordati molto vagamente nell’anno 2015, con le blande celebrazioni organizzate in occasione dei 750 anni trascorsi dalla sua nascita (1265). Auspichiamo che ce se ne possa ricordare con maggiore attenzione nei prossimi anni, all’approssimarsi di quel 2021, quando cadrà il settimo centenario della sua morte (1321): quali rilevanti iniziative sapremo mettere in campo per non mostrarci eredi ingrati ed immeritevoli, per vivificare l’attenzione su di un personaggio che, come universalmente riconosciuto, ha esercitato un immensa influenza sul pensiero dell’umanità?

In effetti la Cultura in Italia è in un tale stato di  decadenza che non viene ricordato nessuno e non si fa praticamente nulla se non c’è una bella occasione celebrativa per formare comitati e dare ruoli a personaggi “importanti”, insomma creare pennacchi o altro per i soliti noti, e cioè la creazione di  qualche commissione, una celebrazione in Senato, qualche breve servizio al telegiornale, ma alla fine potremmo domandare: in quanti si sono accorti nel 2015 dell’anniversario dei 750 anni dalla nascita del Poeta? Sapremo fare meglio nel 2021?

Alle prossime celebrazioni, che speriamo non banali, sparute, misere, autoreferenziali, inefficaci come purtroppo le precedenti, vogliamo consegnare qualche agile riflessione che possa rappresentare un piccolo contributo e, auspichiamolo, uno stimolo per nuovi approfondimenti, almeno per quello che ci compete, sulla musica scaturita o suggerita dall’opera del Poeta e soprattutto dalla Commedia.

Intanto possiamo affermare con certezza che molti miti o personaggi letterari sono transitati nell’immaginario comune attraverso le trasposizioni di quell’opera, alla quale devono qualcosa tutti quelli che, poi, ne hanno scritto. Basti pensare ad Ulisse ed al debito che ne ha l’Ulisse di James Joyce (nei paesi di lingua inglese la Divina Commedia è il primo libro straniero più tradotto dopo la Bibbia), ma anche a Paolo e Francesca o al conte Ugolino o a Catone Uticense: è difficile che le loro vicende possano essere rivisitate prescindendo dalla narrazione dantesca.

Il conte Ugolino, ad esempio, ispirò Vincenzo Galilei (musicista allievo di Zarlino, padre di Galileo, teorico e partecipe della Camerata del conte Giovanni Bardi a Firenze) che ne diede una sua versione musicale, avviando con essa quella pratica di realizzazione della monodia accompagnata che da Firenze avrebbe fatto nascere l’opera lirica nell’intento di ricreare la tragedia greca. Tale opera di Galilei non è giunta a noi. Il conte Ugolino ispirò anche Gaetano Donizetti, che si lanciò nell’ardua iniziativa di comporre direttamente sui versi del XXXIII canto dell’Inferno, facendo esclamare a Gioacchino Rossini «In un’impresa simile credo che non riuscirebbe il Padre Eterno, ammesso che egli fosse maestro di musica».

Tra le raffigurazioni dantesche che hanno esercitato la maggiore suggestione sui musicisti c’è senz’altro la vicenda di Francesca da Rimini, e del suo amore per il cognato Paolo, «Amor che a nullo amato amar perdona», che ha consentito la nascita di una gran profusione di musiche sinfoniche e di opere liriche. Tra queste ultime la sorprendente Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai su libretto di Gabriele d’Annunzio, o per meglio dire su un libretto realizzato da Tito Ricordi utilizzando i versi del dramma dannunziano. L’opera, capolavoro del 1914, in una straordinaria atmosfera decadente, è certamente l’affresco operistico più riuscito tra quelli ispirati dalla vicenda dei due amanti ed è entrata subito nel repertorio dei teatri d’opera di tutto il mondo.

Svariate le altre “Francesche” nell’opera tra cui quella di Sergej Rachmaninov su libretto di Modest Tschajkovskij eseguita per la prima volta a Mosca nel 1906, quella di Ambroise Thomas la Françoise de Rimini del 1882, o le tante altre versioni ottocentesche quali quelle di Emanuele Borgatta, Luigi Mancinelli, Giuseppe Staffa su libretto di Felice Romani, o quella di Antonio Cagnoni su libretto di Antonio Ghislanzoni, il librettista di Aida (tra le curiosità va citata Storiella d’amore, prima pubblicazione di Giacomo Puccini, per canto e pianoforte, realizzata proprio su testo di Ghislanzoni che si rifà alla storia dei due amanti). Da ricerche effettuate risultano essere ben 25 le opere liriche realizzate intorno alla vicenda di Paolo e Francesca, narrata nel V canto dell’Inferno!

Tra le numerosissime realizzazioni sinfoniche, invece, merita di essere citata al primo posto la splendida e notissima fantasia in mi minore di Pyotr Ilyich Tchaikovsky, del 1876, realizzata all’indomani di un viaggio a Bayreuth, dove per la prima volta aveva ascoltato “L’Anello” wagneriano.

Altro vero capolavoro dantesco del melodramma è il Gianni Schicchi di Giacomo Puccini (1918), delizioso atto unico composto come terzo episodio del Trittico: il libretto di Giovacchino Forzano prende spunto dall’episodio narrato nell’Inferno dove il protagonista espia la sua pena tra i falsari per essersi sostituito a Buoso Donati appena morto, e per il quale, imitandone la voce, camuffato nel suo letto, ha dettato ad un notaio un nuovo, diverso testamento  (che finalmente accontenterebbe i parenti se…).

“Ricordati di me che son la Pia”: Donizetti scrisse una Pia de’ Tolomei, opera in tre atti, su libretto di Salvatore Cammarano (1837). La vicenda operistica dell’infelice nobildonna senese del “Siena mi fe’, disfecemi Maremma”, fatta uccidere dal marito, non ha goduto di una grande fortuna e non è entrata nel repertorio, ma non possiamo fare a meno di segnalare che c’è un tema identico a quello dell’”Amami Alfredo” della Traviata (1853)…

Tra i tanti compositori che hanno scritto un’opera sul libretto di Metastasio Catone in Utica e che hanno raccolto le suggestioni del “Libertà va cercando” segnaliamo Leonardo Vinci, Antonio Vivaldi, Egidio Duni, ma anche George Friedrich Haendel che realizzò un “pasticcio” (questo il nome delle opere nelle quali venivano utilizzate pagine di altri compositori).

Ci piace infine ricordare che Franz Liszt dedicò alla Divina Commedia la Dante-Symphonie, e compose per pianoforte Après une lecture du Dante –Fantasia quasi sonata, anch’essa ispirata alla Commedia, oppure la cantata La Vita Nuova che Ermanno Wolf-Ferrari trasse dall’omonimo testo dantesco, oppure le numerose composizioni (opere, balletti, brani musicali) ispirate direttamente alla vicenda umana di Dante e Beatrice, o, ancora, che Giuseppe Verdi compose le Laudi alla Vergine Maria  sui versi di San Bernardo di Chiaravalle “Vergine madre, figlia del tuo Figlio”, citati nel XXXIII canto del Paradiso.

Sottolineando, infine, che la Commedia è stata utilizzata in molte occasioni anche come fonte di ispirazione nel musical o nella canzone, dobbiamo riconoscere che Dante, ancora una volta, ha perseverato (Durante: nomen omen) ostinatamente e risolutamente nel rivelare la sua straordinaria natura di participio presente del verbo dare!

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Sull'autore

Dedicatosi per passione alla scrittura giornalistica, è per formazione ed attività musicista professionista: direttore d’orchestra (opere, concerti, televisione); compositore (è autore della prima opera lirica ispirata ad un personaggio dei fumetti ed ultima opera eseguita nel XX secolo: Mandrake, su libretto proprio); pianista; musicologo (esperto e storico di voci liriche, ha curato per la RAI circa 120 trasmissioni monografiche su artisti del passato dalle origini del fonogramma agli anni “sessanta”); docente di conservatorio (armonia, direzione d’orchestra, fonografia del canto lirico).

È stato direttore artistico del Teatro dell’Opera di Roma, dove in un anno ha risparmiato il 30% sul budget, incassato con lo sbigliettamento il 32% in più ed aumentato la produzione del 15% rispetto all’anno precedente, dimostrando che salvare i teatri d’Opera è possibile.

Da qualche tempo si dedica allo studio della viola.

Continua a ritenere di essere la reincarnazione di Arrigo Boito.