sabato, aprile 21

La collaborazione tra Cia e jihadisti in Siria Lo dimostra uno studio britannico che avvalora quanto era già stato denunciato da molti

0

Da qualche settimana, i grandi media statunitensi ed europei denunciano che i jihadisti dello ‘Stato Islamico” dispongono di sistemi d’arma e munizioni che la Cia aveva fatto arrivare in Siria per le fazioni ribelli sponsorizzate dagli Stati Uniti. Alla base di tutto vi è uno studio condotto da un centro di ricerca indipendente basato in Gran Bretagna che, avvalendosi della consulenza di numerosi esperti che per anni hanno eseguito missioni sul campo tra Siria ed Iraq, sono riusciti ad appurare che l’Isis era riuscito a mettere insieme un vero e proprio arsenale grazie alle armi fornite in maniera più o meno indiretta dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Analizzando i numeri di serie delle armi e i dati relativi agli imballaggi e alla consegna, questi specialisti sono risaliti, in particolare, ai missili guidati anti-carro e anti-aereo e ai razzi a doppia testata.

L’aspetto interessante della vicenda è che lo stesso centro di ricerca di cui ora i grandi organi di informazione citano le analisi era giunto a conclusioni di fatto analoghe nel 2014, quando denunciò che alcuni miliziani dell’Isis caduti in battaglia avevano con sé armi anti-carro di fabbricazione croata identiche a quelle fornite ai ribelli dalla Cia. Vicende analoghe erano state denunciate da un’analisi della Defense Intelligence Agency (Dia) e dal suo direttore Michael T. Flynn, il quale richiamò l’attenzione sulle fatto che la politica filo-islamista condotta da Washington avrebbe finito per agevolare l’instaurazione di un’entità salafita nel cuore del Levante. Alcune settimane dopo, ‘WikiLeaks’ diffuse alcuni cablogrammi segreti in cui si legge Hillary Clinton valutare con un certo favore una soluzione di questo tipo, in quanto ritenuta strumentale alla ‘sicurezza di Israele’. Secondo l’ex diplomatico e agente segreto britannico Alastair Crooke, quello messo in piedi dalla Cia era un programma deliberatamente finalizzato a rifornire di armi le bande di jihadisti in Siria, e concepito per mettere l’agenzia nelle condizioni di respingere eventuali accuse in tal senso. «L’Occidentedichiarò Crooke – non consegna le armi all’Isis e ad al-Qaeda in maniera diretta, ma attraverso un sistema elaborato allo scopo specifico di far sì che ciò accada». Seymour Hersh, il celebre giornalista investigativo che rivelò al mondo il massacro di My Lai, documentò che l’attacco con il gas sarin su Ghouta dell’agosto 2013 era stato sferrato dai ribelli, ai quali le partite della sostanza tossica proveniente dai depositi della Libia di Gheddafi erano pervenute via mare sotto la supervisione del Mit turco. 

Eppure, nonostante le presenza di prove di questo genere, il circuito massmediatico cercò inizialmente di screditare la tesi secondo cui tra gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita, il Qatar, la Gran Bretagna, la Francia e i gruppi jihadisti intercorresse un rapporto di collaborazione in funzione anti-Assad. O quantomeno a minimizzarne la portata. La ragione di ciò va con ogni probabilità ricercata nel differente contesto strategico il Medio Oriente versa attualmente a differenza di quello vigente nel 2014. All’epoca, la guerriglia jihadista sembrava aver preso in mano l’iniziativa, e fu ritenuta da molti sul punto sia di assestare una spallata definitiva a Bashar al-Assad, sia a mandare in pezzi l’unità territoriale irachena. I ‘ribelli’, di cui il fronte al-Nusra e l’Isis rappresentavano il nocciolo duro, godevano del sostegno reale degli Stati Uniti, dei loro alleati europei e delle monarchie sunnite del Golfo Persico. Tutti questi soggetti erano accomunati dall’interesse a spezzare il cosiddetto ‘asse della resistenza’ che connette la Beirut di Hezbollah alla Teheran degli ayatollah attraverso il ridotto alawita in Siria e alla struttura statale sciita d’Iraq. Un’intesa grazie alla quale l’Iran rivoluzionario ha modo di irradiare la propria influenza in tutto il mondo islamico, arrivando persino a creare seri grattacapi all’Arabia Saudita appoggiando la maggioranza sciita del Bahrein e i ribelli yaziti (gli Houthi) dello Yemen. Allo stesso tempo, la Repubblica Islamica è legata a Russia e Cina da un’alleanza politica, militare ed economica, cosa che turba profondamente i sonni degli strateghi statunitensi.

È stato proprio l’intervento militare russo del settembre 2015 a rovesciare l’inerzia del conflitto siriano, ponendo le forze governative nelle condizioni di sconfiggere lo schieramento jihadista. La presa d’atto di tale esito si è materializzata sotto l’amministrazione Trump, nel momento in cui il presidente ha ordinato alla Cia di sospendere il programma di sostegno militare ai ribelli. Da quel momento, si è assistito a un diluvio di articoli e analisi che hanno finito per avvalorare ciò che i più avveduti osservatori avevano notato già agli inizi della crisi siriana, vale a dire che contro il regime baathista di Damasco era stata organizzata una guerra segreta che presentava svariati punti di contatto con quella combattuta tra il 1979 e il 1989 dai jihadisti in Afghanistan contro l’Armata Rossa. Il sistema informativo, in altre parole, ha conformato il proprio taglio editoriale al cambio di strategia varato dalla Casa Bianca.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore