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Cosa cambierà

La Carta dei Diritti di Internet: le leggi della rete

14 articoli che dettano i principi generali della navigazione

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Anche l’Italia ha il suo Internet Bill of right. Una specie di piccola Costituzione che va dal “Riconoscimento e garanzia dei diritti” (art. 1), “Neutralità della rete” (art.4) fino alla “Sicurezza in rete” (art. 13).

La “Dichiarazione dei Diritti di Internet” è il frutto del lavoro della Commissione di studio per l’elaborazione di principi in tema di diritti e doveri relativi ad Internet, presieduta da Stefano Rodotà. La Carta è composta da 14 articoli e un Preambolo, dove si legge che internet «ha cancellato i confini e ha costruito modalità nuove di produzione e utilizzazione della conoscenza. Ha ampliato la possibilità di intervento diretto delle persone nella sfera pubblica». Per questo motivo «una Dichiarazione dei Diritti di Internet è strumento indispensabile per dare fondamento costituzionale a principi e diritti nella dimensione sovranazionale».

In realtà non siamo i primi, è fondamentale citare come fratello maggiore il Marco Civil brasiliano, la prima Costituzione di Internet ad essere approvata in un Parlamento poco più di un anno fa.  Promotrice e Presidente della Commissione, Laura Boldrini ha espresso tutta la sua soddisfazione per il traguardo raggiunto: «Una giornata di soddisfazione: un anno fa, lo stesso giorno, avviavamo i lavori della commissione, oggi presentiamo il frutto di questa strada. L’idea è voler affrontare la materia di internet, una dimensione della nostra vita. Qualcosa di cui occuparsi e che meritava una commissione ad hoc»Il prossimo passo sarà una mozione parlamentare e orizzonti internazionali, «la commissione non chiude, i lavori continueranno – ha dichiarato la Boldrini – andremo avanti alla ripresa proprio con la mozione, con l’Internet Governance Forum in Brasile e procederemo con altri temi di cui bisogna occuparsi».

La Commissione è composta da parlamentari e esperti in vari settori, naturalmente strettamente connessi alla rete.  Il web è estremamente interconnesso con la quotidianità e quindi delle regole erano necessarie. Non possiamo viverlo come un territorio dove tutto è permesso.

Internet in generale è un luogo in cui i cittadini e i consumatori si intrecciano tra di loro e con le aziende, quindi c’è bisogno di seguire alcuni principi. La Dichiarazione non è una norma, ma è un primo passo”. Marco Pierani, responsabile delle Relazioni Istituzionali per Altroconsumo, delinea le generalità del nuovo e pionieristico documento. “Per il momento è una dichiarazione che non ha forza di legge – continua Pierani – Se i gruppi parlamentari seguiranno quello che è l’input del Presidente della Camera, ci sarà una risoluzione dei gruppi che impegnerà il Governo su questi principi”.

Nei primi tre articoli si parla di diritto di accesso, garanzia dei diritti e diritto alla conoscenza. Consapevolmente e tutelati, gli utenti dell’era digitale devono avere degli strumenti che orientino la navigazione e al tempo stesso impongano dei punti fissi. “Una Dichiarazione attenta, perché fatta su una base di comparazione con tutte le situazioni analoghe nel mondo, e sulla base di una conoscenza approfondita e pionieristica come quella di Stefano Rodotà”. Luca De Biase, giornalista del Sole 24 Ore e co-fondatore dell’associazione Italia Startup, parla, giustamente di un lavoro di studio e coesione tra istituzioni ed esperti. “E’ una specie di impegno culturale ad agire secondo questi principi. Tutti gli articoli sono importanti. La neutralità della rete, ad esempio, è un elemento presente in tutto questo genere di dichiarazioni”. Come citato da De Biase l’art4 parla di un accesso neutrale come condizione necessaria e primaria. Di conseguenza anche la Tutela dei dati personali, art. 5, diventa consequenziale ed indispensabile.

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