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Alleanze strategiche bancarie

La Banca cinese e l’ UE

Francia, Germania, Italia con la Gran Bretagna entrano in partnership con l’AIIB cinese

Matteo Renzi incontra Li Keqiang
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BangkokL’annuncio reso pubblico nella giornata di ieri per bocca del Ministro per l’Economia Pietro Carlo Padoan non è stato di quelli che passano senza lasciare il segno. «La Francia, la Germania e l’Italia annunciano oggi l’intenzione di diventare soci fondatori della Banca d’Investimenti in Infrastrutture Asiatiche AIIB» , ha detto il Ministero dell’Economia italiano in una nota ufficiale espressa nella giornata di ieri ed a nome dei tre Paesi.

Gli Stati Uniti hanno espresso allo stesso tempo preoccupazione in termini di trasparenza da parte della Banca d’Investimenti in Infrastrutture Asiatiche notoriamente guidata dalla Cina, il che vuol dire chiaramente che è vista come una forte  rivale della Banca Mondiale dello Sviluppo Bancario Asiatico che vede la sua guida nelle mani di un fidato alleato USA, il Giappone. Il quale però, a sua volta è un forte competitor della Cina nell’intera area asiatica.

Gli Stati Uniti hanno espresso allo stesso tempo preoccupazione in termini di trasparenza da parte della Banca d’Investimenti in Infrastrutture Asiatiche notoriamente guidata dalla Cina, il che vuol dire chiaramente che è vista come una forte  rivale della Banca Mondiale dello Sviluppo Bancario Asiatico che vede la sua guida nelle mani di un fidato alleato USA, il Giappone. Il quale però, a sua volta è un forte competitor della Cina nell’intera area asiatica. Anche la Banca di Sviluppo Asiatico, sponsorizzata dagli USA è coinvolta in questo che sembra essere un generale movimento nelle banche di investimento infrastrutturale a livello mondiale.

Il risiko mondiale delle banche di investimento, soprattutto la scelta di alleati fidati come Italia e Gran Bretagna a favore di uno schieramento nientemeno a guida cinese, deve aver irritato non poco i vertici dell’economia ma soprattutto della finanza statunitense, in un momento storico di forti rimescolamenti tra asset bancari e acquisizioni di fonti di energia primaria, come sta esattamente accadendo a proposito della spinosissima questione ucraina.

La Gran Bretagna ha già annunciato la sua partecipazione Banca d’Investimenti in Infrastrutture Asiatiche la  settimana scorsa e il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha detto che il coinvolgimento dei Paesi dell’Unione europea nel progetto finora è stato positivo.

«Penso che la partecipazione è buona. Più Paesi partecipano e meglio è» ha detto il politico tedesco ai giornalisti nel corso di una visita a Pechino svoltasi Martedì scorso. La Banca d’Investimenti in Infrastrutture Asiatiche dovrebbe finanziare progetti come nuove strade e più estese reti di telecomunicazioni nella regione.

Secondo il ministero dell’Economia italiano, si può affermare che la Banca d’Investimenti in Infrastrutture Asiatiche possa funzionare bene con le banche di sviluppo esistenti e contribuire al progresso sociale ed economico.

Insieme al Giappone, si tengono fuori dalla mischia anche la Corea del Sud e l’Australia, sebbene bisogna anche aggiungere che il Premier australiano Tony Abbott ha deciso di prendersi del tempo prima di esprimersi in modo più preciso e chiaro. Per il Giappone la scelta è stata meno complessa ed è stata anche alquanto immediata sia per l’inveterata amicizia ed i legami diplomatici finora intessuti con gli USA sia perché dall’altra parte ha in essere una lunga serie di asti e la ben nota questione delle dispute territoriali avverso la Cina come nel caso delle Isole Senkaku  (come le chiamano in Giappone) o Diaoyu (per la Cina).

Secondo il Financial Times, la Banca d’Investimenti in Infrastrutture Asiatiche avrà a propria disposizione un budget complessivo di circa 50 miliardi di Dollari USA in termini di controvalore. Sempre secondo il Financial Times –che a sua volta cita fonti europee- la decisione dei Paesi dell’Unione Europea a favore della banca di investimenti a guida cinese ha irritato non poco i vertici politici, diplomatici e bancari statunitensi, anzi, secondo alcuni osservatori di cose bancarie mondiali, l’Amministrazione Obama ha colto tale scelta da parte dei Paesi UE trainanti nell’economia del Vecchio Continente e in alcuni casi vecchi amici e alleati degli USA, come una vera e propria sconfitta strategica e non solo in ambito bancario. Per Barack Obama, se i Paesi UE che hanno deciso così apertamente e nettamente a favore della banca di investimenti a guida cinese avessero deciso di restarne fuori, probabilmente avrebbero avuto un peso anche maggiore e una influenza maggiore rispetto a quella che possono ottenere ora. Per il Financial Times, l’iniziativa della Banca d’Investimenti in Infrastrutture Asiatiche a guida cinese lanciata dal Presidente cinese Xi Jinping è parte di una strategia più complessiva ed estesa condotta da Pechino per creare nuove istituzioni finanziarie ed economiche che sosterranno lo sviluppo della presenza cinese nel Mondo attuale e nell’immediato futuro.

Da questo punto di vista, quindi, l’apparente aplomb dell’Amministrazione USA non sarebbe altro che pura facciata rispetto al livore ed al senso di delusione che la scelta di Italia, Germania, Gran Bretagna e Francia hanno fatto a favore della Banca d’Investimenti in Infrastrutture Asiatiche a guida cinese. Oltretutto, i tre Paesi europei che hanno espresso tale scelta con maggiore spigliatezza (dopo la Gran Bretagna, Italia, Francia e Germania) hanno anche affermato di voler essere non solo partner o partner strategici ma persino essere parte del progetto della banca di investimenti cinese in qualità di fondatori.

La Banca d’Investimenti in Infrastrutture Asiatiche è una delle numerose istituzioni lanciate dalla Cina, apparentemente per quella certa frustrazione derivante dal fallimento dell’ordine internazionale nell’ospitare la sua così sorprendente ascesa. Gli sforzi di riforma del Fondo Monetario Internazionale sono di fatto in fase di stallo presso il Congresso degli Stati Uniti. L’America detiene il suo tradizionale pugno di ferro nel management della Banca Mondiale. La Banca di Sviluppo Asiatico resta con base a Manila ma è chiaramente diretta da una certa sequela di burocrati giapponesi.

Così la Cina, in linea con la più grande pletora al mondo di riserve valutarie e ansiosa di convertirli in “soft power”, sta costruendo un’architettura alternativa. Essa finora ha proposto non solo la Banca d’Investimenti in Infrastrutture Asiatiche AIIB ma anche una nuova Banca di sviluppo avviata con i suoi partner BRICS ovvero Brasile, Russia, India e Sud Africa oltre che un fondo di sviluppo della seta per aumentare “la connettività” con i suoi vicini nell’Asia centrale. Tutti questi movimenti  rispondono alla necessità di far affluire massicci investimenti in infrastrutture a sostegno dello sviluppo.

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