martedì, agosto 21

L’ eterno fascino delle vecchie auto da corsa A Palazzo Pitti a Firenze aperta 'The elegance of speed': foto inedite dell’Archivio Locchi sulla storia dell’automobile e i grandi piloti del passato

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“Sono emozionato nel vedermi a bordo della mia Ferrari da corsa collocato accanto alle foto di personaggi così importanti, come Sofia Loren, impegnata in un Rally del Cinema,  Giannino Marzotto, un vero gentleman driver, il Principe thailandese “Bira” – così lo chiamavano dato il nome complicato che portava: famoso per le sue fastose serate !-o il grande Clemente Biondetti, vincitore di 4 Mille Miglia”.  Chi parla così è Roberto Benelli, “Robertino” per gli amici, chiamato dal grande Enzo Ferrari alla guida dell’Autodromo del Mugello che dirige tutt’ora e di cui Ferrari è proprietaria. “Queste foto dimostrano che son stato giovane anch’io: non sono nato Presidente, come  tutti mi chiamano facendomi sentire vecchio, anche se gli anni ci sono. Ecco, vedete, sono stato anche un pilota….” Robertino, che è un apprezzato  capitano d’industria, un pilota lo è stato davvero, negli anni 60-70 anzi, insieme al fratello Carlino ( pseudonimo Riccardone, purtroppo scomparso),  era uno dei più forti, specialmente in salita. Scambiamo  con lui due parole mentre si aggira curioso e felice come un bambino nella Sale di Palazzo Pitti a Firenze che ospitano da ieri una singolare Mostra fotografica dal titolo ‘The Elegance of speed‘ ( l’eleganza della velocità” ) di cui il Direttore Eike Schmidt  spiegherà il senso.

Ma lei, Robertino, oltre ad aver conosciuto i personaggi  qui ritratti, ha gareggiato anche contro Manuel Fangio?  

“No, loro erano di un’altra categoria: quella dei Professionisti e correvano per passione certo ma anche  per guadagnare, io invece appartenevo alla categoria dei Gentleman, e spendevamo di tasca nostra per correre….sempre per passione e con lusinghieri risultati…in questi scatti fotografici, che mi  rallegrano gli occhi e il cuore, ci siamo tutti, tutti coloro che hanno fatto grande le corse automobilistiche. Che emozione!”   

Questa Mostra, che  fa seguito ad una precedente dal titolo Fashion in Florence, dedicata alla Moda, si articolare in tre sezioni, che rievocano un periodo di grandi trasformazioni, sia dal punto di vista tecnico, di potenza dei motori delle vetture e dell’aerodinamica, ma anche della viabilità del nostro paese e della  viabilità cittadina: la prima sezione è dedicata alle corse che attraversavano le dolci curve del paesaggio toscano e  di una Firenze che non è più quella del tempo, la seconda, la più corposa,  è dedicata ai grandi protagonisti dell’epopea automobilistica e che hanno segnato la storia nel nostro Paese: i  piloti  ritratti in corsa o in momenti particolari, scatti rubati si potrebbe dire, da quei grandi fotoreporter prima della Levi poi della storica  bottega  Locchi nel senso rinascimentale: 90 tra foto e gigantografie in  mostra insieme ad alcuni cimeli – caschi e tute, un bolide in miniatura che Ferrari preparò per il figlio Piero nelle officine di Maranello.  Già, i piloti, uomini innamorati della velocità e dei cavalli meccanici che nel Novecento non avevano bisogno di freni, almeno quando li guidava Tazio Nuvolari, il mantovano più veloce d’Italia: “Nuvolari è bruno di colore, Nuvolari ha la maschera tagliente, Nuvolari ha la bocca sempre chiusa, di morire non gli importa niente…” Così Lucio Dalla  descriveva il mitico pilota di quando ancora l’Italia era solcata dalla Mille Miglia fra due ali di folla entusiasta, e la cui immagine campeggia in una delle sale dell’esposizione; la terza sezione è dedicata  alla moda, naturalmente quella delle carrozzerie, perché – ed è un dato di costume spesso ignorato –  “i concorsi di eleganza”  – ricorda Eike Schmidt – “rappresentarono un momento particolare della storia delle quattro ruote destinate al mercato d’élite. Occasione di sfoggio d’eleganza in un primo momento, divennero poi una modalità di presentazione del prodotto-auto . E qui, nel giugno del 1948, nel Giardino di Boboli di Palazzo Pitti, si tenne il “I Concorso d’Eleganza per Automobili”, cui la Mostra ed il catalogo dedicano il dovuto rilievo”.

Ecco dunque uno dei  motivi che hanno indotto la dirigenza di Palazzo Pitti ad intraprendere questa nuova avventura espositiva. In realtà i motivi sono anche altri, non solo siamo alla vigilia di Pitti Immagine Uomo, la Rassegna di moda che ebbe il suo battesimo proprio nella Sala Bianca di Palazzo Pitti nel lontano 1948, ma anche per il rapporto che lega l’espressione artistica  con il design e con l’idea della velocità. Ce lo ricorda ancora Schmidt: “Marinetti e i suoi sodali  del movimento futurista avevano affermato “che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia”.  E da maschile che era ai tempi del Manifesto Futurista presto l’automobile cambiò genere meglio unendo alla velocità il tema dell’eleganza. “Inoltre” – riprende il Direttore – “guardando le foto dei primi bolidi, osservandone il design e la sua evoluzione, con le curve della scocca che si fanno via via sempre più morbide e slanciate, vien da  pensare a quello che stava accadendo nel mondo della scultura contemporanea, e alla sua interazione estetica con l’industria automobilistica. Ma quale dei due campi guarda all’altro? Difficile determinare, specie nel periodo futurista, a quanto ammonti il debito del Boccioni di Forme uniche della continuità nello spazio (1913) verso gli esemplari di locomozione più sofisticati prodotti in quegli anni, ad esempio l’Itala 35/45 HP – quella del raid Pechino-Parigi del 1907 – o l’elegantissima Rolls-Royce Silver Ghost”.

Beh, motivi di curiosità e di riflessione  non mancano. E’ ciò che deve suscitare una Mostra  degna di questo nome.

Se la scuderia del cavallino rampante  ( il simbolo disegnato dall’eroe del volo Francesco Baracca scomparso a soli 30 anni,    regalato dalla madre del pilota all’allora giovane Ferrari nel 1932) che ha celebrato lo scorso anno i suoi 70 anni di vita e di successi che continuano, ha fatto di Maranello il proprio regno e dell’Emilia la terra dei piloti, anche la Toscana  vanta alcune specificità in questo campo:  proprio a Firenze,  Barsanti e Matteucci avevano ideato il primo motore a scoppio brevettandolo nel 1853,  qui circolava la seconda automobile d’Italia (1894) e nel 1901 transitava il Giro d’Italia Automobilistico, inoltre – ed è una delle tante curiosità  che si sono potute cogliere ai margini della Mostra, nel 1907 le Officine Galileo realizzarono il prototipo della prima auto elettrica, che fu data al Re Vittorio Emanuele III, il quale volle provarla, ma l’auto si ribaltò.  E la produzione fu bloccata. Un vero peccato! Inoltre è in terra di Toscana che è nato il termine  “scuderia” per definire il team di auto di piloti e di tecnici delle squadre automobilistiche: perché scuderia? Perché si tratta di cavalli-motori!  A  Firenze, nel Ristorante Alfredo,  nel viale don Minzoni, Enzo Ferrari aveva insediato la propria “scuderia” all’interno della quale si discutevano le strategie delle prossime competizioni che – ricorda  Alessandro Bruni vedevano spesso sfidarsi piloti e motori italiani  e tedeschi, un dualismo che è proseguito negli anni. Al Bruni  si deve il profilo di campioni noti e meno  noti qui ritratti, come Luigi Musso, pilota romano grintoso  prima con la Maserati poi con la Ferrari, il primo del Cavallino a morire in una gara di formula 1. Nel ’58 a Reims a 34 anni, quand’era in lizza per il titolo mondiale,il fiorentino Attilio Brandi, una Mille Miglia vinta (1956) nella categoria dei gentlemen, Giannino Marzotto, uno che correva e vinceva in modo elegante, nel senso che guidava la sua Ferrari in camicia  giacca e cravatta: due Mille Miglia vinte, Franco Cortese, il primo collaudatore e pilota  di una vettura uscita   da Maranello ( 1947), il principe Bira ( Birabonhgse Bhanudej, membro della famiglia reale di Thailandia, miglior pilota asiatico e velista alle Olimpiadi, Alberto Ascari, detto “Ciccio” una leggenda, due campionati del mondo di Formula 1 vinti, morto misteriosamente  durante un test di una Ferrari Sport a Monza, scaramantico non abbandonava mai il suo casco, ma quel giorno l’aveva dimenticato a casa, il conte Carlo Felice Trossi,  piemontese correva per passione in auto e sugli yacht, di lui Ferrari disse: faceva cose che altri avrebbero giudicato impossibili, sia nella vita, sia sulla pista, sia sull’acqua. Morì vinto da un tumore a soli 41 anni, Umberto Maglioli ha legato il suo nome  alla Coppa Florio, al circuito del Mugello ed alla Carrera Panamericana vinta nel 1954 su una Ferrari 375, Luigi Villoresi, il Gigi nazionale, una cinquantina di vittorie, Alfonso de Portago, marchese spagnolomor’ durante la Mille Miglia del ’57 all’uscita di una curva a soli 29 anni, il leggendario Tazio Nuvolari, che amava dire: i freni? A cosa servono i freni? Il Nivola  che vinse in tutti i continenti  sfidava la morte ogni volta, ma lei lo raggiunse nel suo letto, Piero Taruffi, si divideva tra auto e  moto, vinse l’ultima Mille Miglia, quella del ’57, fra le immagini dei “grandi piloti” c’è anche quella  di una donna, della contessa Maria Teresa de Filippis, detta “Pilotino”, primo esempio di donna al volante della Formula 1, lasciò le corse per la morte  del collega Behra che l’aveva sostituita, Clemente Biondetti, toscano nato per caso in Sardegna, è l’unico ad aver vinto 4 Mille Miglia regalando alla Ferrari la targa Florio, morì di cancro,  a Felice Bonetto, detto il Pirata è dedicato l’ultimo ritratto: si schiantò nel 1953 con una Lancia Sport, nella Carrera Panamericana in Messico, prima di ogni corsa, fumava la pipa.

I 90 scatti selezionati fanno parte di un vastissimo archivio fotografico che  conta, solo per quanto riguarda l’automobilismo, 20 mila foto. Ma è tutta la storia di Firenze e della Toscana dagli Anni Trenta ad oggi è conservata  nell’Archivio di quella che Erika Ghilardi definisce  “una vera e propria bottega d’arte, che non produceva affreschi ma fotogiornalismo. Una bottega nella quale i giovani apprendevano il mestiere dai più anziani e che  negli anni più fecondi contava 30 fra fotografi e collaboratori, e tutti operavano secondo quello che può essere definito “ stile Locchi”: semplice, pulito, volto a cogliere l’attimo, ma sempre con la presenza, sullo sfondo o in primo piano, di persone o personaggi”. Non ci sono soliti – anche se nel corso degli anni vi sono passati grandi fotografi, come Orlando Orlandini, uno dei più anziani, presente alla Mostra – ma vi è un lavoro di gruppo che nel corso degli anni, dai tempi in cui nacque l’antica Bottega per volontà di Tullio Locchi e di Silvano Corcos,  ha prodotto ben 5 milioni di immagini, sulla storia di Firenze e della Toscana ( cronaca, sport, moda, spettacolo, politica)  conservate sotto forma di negativi originali e tutelate dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Da questo Archivio  saranno selezionate anche le immagini della prossima Mostra, sempre da tenersi a Palazzo Pitti, sui 50 anni del secondo scudetto della Fiorentina, stagione ’68-’69. E intanto  Alessandra Grifo, preannuncia  l’apertura sotto il Rondò di Bacco del museo delle carrozze.  The Elegance of  speed    diretta da Alessandra Griffo e curata da Alessandro Bruni Erika Ghilardi e Matteo Parigi Bini, e realizzata con il contributo della Fondazione CR Firenze, resterà aperta fino al 16 settembre.                                         

 

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