mercoledì, gennaio 17

Kurdistan: referendum, alba di una nuova era L'intervista all'Alto Rappresentante del Governo Regionale in Iraq presso l’Italia e la Santa Sede, S.E. Rezan Kader

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Il timore di una possibile reazione della Turchia di Erdogan o della Siria di Assad o dell’ Iraq potrebbe influenzare il referendum?

Il referendum popolare è la massima  espressione di una vera democrazia in uno Stato di diritto. Inoltre, il diritto internazionale ha consacrato come norma consuetudinaria il diritto all’autodeterminazione dei popoli. Infine per agire nella massima trasparenza, abbiamo costituito una Commissione ad hoc per il referendum che ha incontrato le autorità di tali paesi per spiegare le ragioni del referendum sottolineando che non sarà mai violato il dominio riservato di un altro stato. Ci auspichiamo pertanto che i paesi a noi confinanti ma anche il resto della Comunità internazionale comprendano le nostre legittime aspirazioni e continuino a sviluppare le già ottime relazioni di mutua collaborazione.

Lei ha rappresentato per diverso tempo le donne curde. Nel Parlamento, oggi, su 111 seggi, 25 sono occupati da donne. Quanto le donne hanno contribuito e contribuiscono alla vita pubblica del popolo curdo?

Posso affermare con fierezza che nel mio paese vige l’uguaglianza tra i sessi e le donne hanno sempre ricoperto in ogni campo un ruolo fondamentale. Storicamente, potrei citarvi Hapsa Khan, ricordata per essere stata la prima donna negli anni 20 nella sua città natale Suleimania a parlare dell’importanza dell’educazione femminile come strumento per l’ottenimento della libertà. Fondò la prima organizzazione di donne curde in Iraq e ha trasformato la sua casa in una scuola, la prima in tutto il mondo arabo, per l’educazione femminile. Nel campo politico, in Parlamento non esistono delle vere e proprie ‘quote rosa’, in quanto le donne accedono alle posizioni lavorative vacanti nelle varie istituzioni in base alle proprie competenze. La sottoscritta, in quanto Rappresentante del Governo Regionale del Kurdistan dell’Iraq in Italia e il Ministro delle Municipalità e Turismo Nawroz Mawlood Mohammed Amin siamo l’esempio di tale parità. Nel campo militare avrete potuto prendere atto dai media occidentali delle nostre coraggiosissime peshmerga, donne guerriere, armate, comandanti, che combattono, cucinano per chi combatte, proteggono i loro bambini, li portano via dalla guerra e difendono le loro città e la loro terra. Nel corso della storia le donne curde sono arrivate a rappresentare sino al 40% degli effettivi nelle forze armate. Infine, anche nel campo culturale o economico, le donne si sono inserite e affermate con successo senza alcuna discriminazione, a differenza di quanto accade nel resto dell’Iraq e del Medio Oriente in generale.

«La porta della Santa Sede e del Vaticano è sempre aperta per il Kurdistan»  ha sempre ripetuto Papa Francesco. Anche la Santa Sede sostiene il referendum del 25 Settembre prossimo?

In quanto Rappresentante del Governo Regionale del Kurdistan anche presso la Santa Sede, è improprio affermare che la  Santa Sede sostenga il referendum in quanto come noto il Santo Padre e l’amministrazione vaticana non esercitano un potere politico. D’altro canto il Santo Padre ha sempre appoggiato e tutelato il popolo curdo, affinché i suoi diritti vengano rispettati e non venga mai più perseguitato. C’è un profondo rapporto di collaborazione con la Santa Sede e colgo l’occasione di ringraziare il Santo Padre per il grande sostegno in loco, nell’ auspicio che possa visitare presto il mio Paese, il mio popolo e tutti i rifugiati e sfollati che si trovano sul territorio.

E da quali altri Stati il popolo curdo ha ricevuto le maggiori manifestazioni di sostegno?Anche dall’ Italia?

Il popolo curdo ha tanti amici e alleati. Dall’inizio della guerra a Daesh, il supporto della coalizione internazionale costituita da molti Paesi europei e dagli Stati Uniti è stato fondamentale sul piano della fornitura di armi, raid aerei e addestramento militare. In questo l’Italia ha ricoperto un ruolo di primo piano, basti pensare che i suoi militari sono il secondo contingente in Kurdistan e che dall’inizio della guerra a Daesh sono venuti in missione ufficiale l’ex Primo Ministro Renzi, il Ministro della Difesa Roberta Pinotti, l’ex e attuale Capo di Stato Maggiore e diverse delegazioni parlamentari per offrire il maggior supporto possibile.

Per quanto riguarda il referendum, molti paesi ci hanno chiesto di ritardarlo sostenendo che non sia il momento più adatto sia per la lotta a Daesh sia per la delicata situazione in tutto il Medio Oriente e fare il referendum adesso potrebbe destabilizzare ancora di più tale situazione. Ma questa è una decisione che spetta solo al popolo curdo, anzi noi crediamo che il referendum possa ripristinare una certa stabilità nell’ area.

C’è il sostegno anche di Washington?

Gli Stati Uniti hanno un ruolo fondamentale nella coalizione e sono sempre stati dei cari amici e importanti alleati per il popolo curdo. Lo scorso 22 agosto il Presidente Barzani ha ricevuto una delegazione americana guidata dal segretario della difesa Mattis che ha chiesto al Presidente di differire il referendum ad un momento più opportuno. Il Presidente ha risposto che questa è una decisione che spetta al popolo e che solo in caso di una garanzia significativa da parte della Comunità internazionale il KRG potrà prendere in considerazione tale eventualità.

Cosa si augura per il popolo curdo?

Come Alto Rappresentante del Governo regionale del Kurdistan in Italia e presso la Santa Sede e soprattutto come cittadina curda, il mio desiderio è quello che il popolo curdo possa vivere una volta per tutte in pace e in stabilità in uno Stato ove poter ricostituire quel mosaico etnico – religioso che ci ha sempre contraddistinto, dedicandosi al progresso economico, sociale, culturale interrotto per la guerra a Daesh. E mi auguro di non doverci più difendere da nessuno che voglia privarci dei nostri diritti e voglia perseguitarci. In altre parole, spero che il mio popolo smetta di soffrire e possa aprirsi un’era di crescita e di rapporti pacifici con i nostri vicini e con il resto della comunità internazionale, rimanendo un esempio di convivenza  etnico religiosa come lo è sempre stato nella storia.

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