domenica, maggio 27

Kurdistan: la provincia di Kirkuk aderisce al referendum 'Abbiamo il diritto di partecipare al referendum e chiunque nega questo non sa nulla sui diritti umani'

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Ieri, il Consiglio provinciale di Kirkuk (composto da 41 membri), con il voto favorevole di 22 su 24 dei membri presenti, ha approvato la partecipazione al referendum per l’indipendenza della regione autonoma del Kurdistan. Kirkuk è la capitale del governatorato omonimo e si trova nella parte nord dell’ Iraq, a circa 250 km da Baghdad.

In un’intervista risalente allo scorso 10 agosto rilasciata all’agenzia stampa russa Sputnik, il governatore di Kirkuk, Najmaldin Karim, aveva detto: «Ogni parte del Kurdistan ha le proprie caratteristiche. I curdi in Turchia, Iran, Siria si decidono cosa vogliono. Ci sono 22 Paesi arabi e possiamo avere più di uno stato curdo»

Nei pressi di Kirkuk si trova uno dei più grandi giacimenti petroliferi iracheni. Questo giacimento, scoperto nel 1927 dalla Corona britannica, rimase per oltre un ventennio uno dei più importanti giacimenti dell’ Iraq Petroleum Company, oltre che la più ingente fonte di petrolio per le forze armate britanniche. Nazionalizzato nel 1971, è stato a lungo sfruttato dal regime di Saddam Hussein. Dunque, a poco più di un mese dall’ atteso referendum per l’ indipendenza del Kurdistan, la provincia di Kirkuk e il suo oro nero si riaffermano come assoluti protagonisti dato che è proprio il petrolio di questa provincia irachena, venduto a Baghdad, a garantire al governo autonomo curdo una delle maggiori entrate.

Attualmente la produzione del giacimento di Kirkuk è molto lontana dagli antichi splendori: tra i 500 e i 600mila barili al giorno, di cui all’ incirca 150 mila del colosso energetico iracheno, a controllo statale, la North Oil Company, e la maggior quota, più di 350mila barili, del governo regionale curdo. Nel corso dell’ agosto 2016, le autorità irachene e quelle curde si erano accordate per consentire alla North Oil Co di esportare quanto prodotto attraverso l’ oleodotto curdo in cambio di una partecipazione ai ricavi.

«Su richiesta di 23 membri del Consiglio, oggi abbiamo discusso una questione cruciale e decisiva che, come provincia della regione del Kurdistan, ha votato anche [Kirkuk].  Abbiamo il diritto di partecipare al referendum e chiunque nega questo non sa nulla sui diritti umani», ha dichiarato Ahmad Askari, a capo della Fratellanza curda, che unisce PUK (Unione patriottica del Kurdistan) e PDK (Partito democratico del Kurdistan), quest’ ultimo il partito di maggioranza del governo curdo. Askari ha aggiunto : «La giornata di oggi segna una data storica perché Kirkuk è una parte inseparabile del Kurdistan».

I pozzi di Kirkuk, da questo punto di vista, sono controllati in parte dal Pdk,  in parte dal Puk e in parte dal governo centrale iracheno. Nel giugno 2014, approfittando della fuga delle divisioni irachene sotto attacco dello Stato islamico, le forze curde del Pdk hanno occupato il territorio nelle vicinanze di Kirkuk. Circostanza mai riconosciuta dal governo centrale dell’ Iraq. Quindi da una parte il Puk controlla il governo locale di Kirkuk mentre il Pdk controlla il giacimento petrolifero.

«La decisione di Kirkuk di aderire al referendum per l’ indipendenza del Kurdistan è sbagliata» così ha commentato la notizia il premier iracheno Abadi.

Anche la Turchia ha ferocemente criticato la decisione del Consiglio provinciale di Kirkuk, ricordando come questa sia stata boicottata dai rappresentanti locali turcomanni e arabi. In una nota, il ministero degli Esteri di Ankara la definisce «una seria violazione» della costituzione irachena e ammonisce che il referendum «non sarà accettato dalla comunità internazionale né contribuirà alla pace e alla stabilità della regione in questo periodo di sviluppi critici».

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