martedì, aprile 25
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Kenya: i medici ritornano al lavoro

I medici sono tornati a lavoro dopo 100 giorni di sciopero
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In Kenya lo sciopero dei medici è arrivato al capolinea il 14 Marzo. Dopo circa cento giorni di emergenza sanitaria, di morti, di strutture chiuse e di disperazione, i medici sono tornati a lavoro dopo le minacce governative degli scorsi giorni. Il Ministro della Salute, il Council of Governors ed il Sindacato dei medici (KMPDU) hanno siglato l’accordo che prevede la fine di questa lunga e convinta protesta protrattasi dal 5 Dicembre a due giorni fa e che sembrava non avere fine. La tregua è decisamente una buona notizia per la popolazione, soprattutto per i più poveri, la gente degli slums, i più colpiti dall’emergenza.

In tanti ospedali pubblici la situazione è tornata alla normalità dallo scorso Mercoledì. Proprio a Nairobi il capo del Council of Governors, Peter Munya e i professionisti del KMPDU (il Sindacato dei medici), hanno subito annunciato la fine dello sciopero ed il Segretario generale del Sindacato Ouma Oluga ha specificato che i medici hanno deciso di porre fine a questo assenteismo. “E’ stato un momento complesso e doloroso per l’intero Paese”, ha detto Oluga. I protagonisti hanno affermato che, al termine della discussione riguardante il contestato Collective Bargaining Agreement del 2013, avrebbero sottoposto le decisioni risultanti alla corte di giustizia. Ognuna delle parti ha scritto e depositato la propria proposta alla corte competente.

Sullo sfondo c’è anche il clero, responsabile della mediazione tra il Governo e i medici keniani; è stato chiesto aiuto ai rappresentanti religiosi perché potessero fungere da guida per arrivare ad un compromesso ed una risoluzione. Una riunione a porte chiuse ha appianato gli ultimi scontri ed è venuta a galla una soluzione. I Governatori hanno rilasciato una dichiarazione alla stampa lo stesso pomeriggio del 14 Marzo precisando l’entità della loro statuizione finale. I rappresentanti del KMPDU hanno firmato poco dopo.

Nella loro proposta, lo scorso Lunedì, i medici hanno voluto rimuovere la clausola duramente contestata che prevedeva la loro esclusione dalla pratica privata; la versione accettata dagli stessi per la formula del ‘return-to-work’ recita “tutti i dottori, farmacisti, dentisti aderiranno strettamente ai loro termini di impiego riguardo il coinvolgimento direttamente o indirettamente in ogni altro lavoro retribuito e/o privato come collaboratori, impiegati, consulenti, direttori, manager, agenti, associati e altro”. Inoltre vogliono che il Governo sia obbligato da una previsione legislativa a pagare loro gli arretrati nonché i tre mesi di salario decorrenti dal 5 Dicembre, giorno in cui è iniziato lo sciopero.

Il giorno precedente all’accordo però, gli stessi giudici hanno duramente sottolineato che il reale problema su cui roteava la questione non è stato affatto risolto ed hanno così fatto un appello alle parti per far sì che i pazienti smettano di soffrire, una volta per tutte. Nonostante abbiano espresso la loro preoccupazione, dall’altro lato, i medici hanno affermato che, nonostante tutto, alcuni problemi sono stati risolti. I giudici Hannah Okwengu, Martha Koome e Jamilla Mohammed hanno dichiarato: «Per l’urgenza della situazione e per il pubblico interesse, siamo pronti per dare una possibilità a questa mediazione, siamo disposti a piegarci al loro volere perché la popolazione non soffra più». «Ci appelliamo a tutte le parti», hanno continuato, «incluso il Ministro competente, affinchè siano guidati dal miglior interesse dei keniani che stanno soffrendo da troppo tempo a causa delle mancanze nel sistema sanitario; mettete le vostre differenze e i vostri ego da parte».

Anche la Commissione Nazionale Keniana per i Diritti Umani (KNCHR) ha rivolto un appello allo Stato affinchè si preoccupasse seriamente dell’emergenza. «La Commissione vuole essere certa che tutti i keniani, indipendentemente dal loro status sociale, abbiano un accesso sicuro alle cure», ha detto Suyianka Lempaa membro della KNCHR.

Ma da questa protesta, i medici ne hanno tratto un guadagno? Hanno ottenuto un incremento dello stipendio, sì. I veri perdenti, in questa situazione, sembrano essere i keniani: non sembra poi così logica l’affermazione del Segretario Ouma Oluga che ha sottolineato “il disagio dei pazienti è stato lo stesso di quello dei medici”. I medici sono tornati a lavoro ma con uno stupendio aumentato, mentre, sottolineano i commentatori locali, tanti malati poveri sono morti in gran numero poiché dipendenti pressoché totalmente dalle strutture pubbliche, costrette ad una funzionalità quasi nulla. Una protesta che ha portato a molto altro; un’emergenza che ha lasciato il segno. Come la stampa keniana scrive «è triste che i medici abbiano buttato nella spazzatura la loro professionalità e la loro etica e non abbiano rispettato la santità della vita».

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