lunedì, luglio 23

Kenya, caos ri-elezione per il ritiro dell’unico oppositore, Raila Odinga Ieri l'annuncio, le implicazioni sono ancora tutte da definire, il voto potrebbe essere annullato e dichiarato Presidente Kenyatta

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È stato un fulmine a cielo sereno. Ieri, martedì 10 ottobre, durante una conferenza stampa a Nairobi, il candidato della coalizione d’opposizione (National Super AllianceNASA) alle presidenziali del Kenya, Raila Odinga, ha annunciato il suo ritiro dall’appuntamento elettorale fissato al 26 ottobre.

Le elezioni keniote dell’8 agosto erano state, infatti, invalidate per chiareirregolarità e illegalitàdei risultati a favore del Presidente uscente Uhuru Kenyatta, dopo che Odinga aveva presentato un ricorso accolto dalla Corte Suprema che aveva quindi richiesto di fissare entro 60 giorni le nuove elezioni.

La decisione dell’ex candidato di non ripresentarsi è stata motivata dal rifiuto della Commissione Elettorale Indipendente (Independent Electoral and Boundaries Commission – IEBC) di operare seri cambiamenti «nelle operazioni di scrutinio e dei suoi dipendenti». Odinga chiedeva, infatti, la designazione di nuovi fornitori per il materiale e la tecnologia utilizzati nei seggi e la sostituzione dei funzionari della Commissione, tutto questo per evitare che si potessero riproporre «le irregolarità e illegalità che avevano portato all’annullamento delle elezioni dell’8 agosto», tornata elettorale molto partecipata e marcatamente dal ‘sapore etnico’.
Secondo i risultati annunciati dalla commissione elettorale, lo scorso 11 agosto, Kenyatta aveva vinto un secondo mandato con il 54% dei voti con Odinga al secondo posto con il 44,7%. I risultati sono stati poi annullati dalla Corte Suprema che ha accolto il ricorso di Odinga che sosteneva che i computer della Commissione elettorale erano stati hackerati per garantire la vittoria di Kenyatta.
Odinga ha precisato che con il suo ritiro le prossime elezione del 26 ottobre vanno annullate e che deve essere fissata una nuova data. Il leader dell’opposizione ha anche dichiarato che gli emendamenti alla legge elettorale presentati ‘d’urgenza’ in Parlamento dal partito di maggioranza Jubilee dimostrano un chiaro intento a non volere giocare lealmente.
La reazione di Kenyatta non si è fatta attendere e il Presidente uscente ha dichiarato che l’iter delle nuove elezioni andrà comunque avanti. Ha aspramente criticato Odinga per avere aspettato tanto prima di ritirarsi, quando sono stati ormai spesi l’equivalente di ben 10 milioni di dollari per organizzare le nuove elezioni.

Le implicazioni di questa decisione non sono ancora molto chiare e dipendono in gran parte dell’interpretazione che verrà data alle leggi elettorali. Le dispute sui social e sui media sono già iniziate. A confrontarsi sul significato di questo ritiro anche la società civile, a partire dalla Chiesa cattolica e protestante, dai diplomatici presenti nel Paese fino alla business community.

Nel caso della nomina di un unico candidato alle presidenziali, la legge elettorale keniota prevede automaticamente che quel candidato venga dichiarato vincente.
La Corte Suprema aveva tuttavia dichiarato nel 2013 che in un simile scenario l’appuntamento elettorale doveva essere annullato in attesa della nomina di un nuovo candidato entro 90 giorni dalle elezioni. È un po’ quello che Odinga spera, contando molto sul sostegno della popolazione che potrebbe mal digerire la presenza, in tempo di democrazia, la presenza di un unico candidato.

L’attività dell’opposizione non si ferma e James Orengo, senatore e leader della NASA, ha annunciato proteste, dichiaratamente molto più importanti di quelle che hanno interessato il Paese in queste ultime tre settimane, per oggi, mercoledì 11 ottobre, in particolare a Uhuru Park, nel centro di Nairobi, a partire dalle 9 di mattina. Queste manifestazioni avranno come slogan ‘niente riforme, niente elezioni’.
Si teme che si possano ripresentare le violenze della crisi post-elettorale del 2007. Ci furono, in quell’occasione, più di 1.100 morti, centinaia di feriti e ben 600.000 sfollati, di cui 200.000 vivono tutt’ora in campi profughi.

Il quotidiano keniano ‘Nation’ riferisce che, alla luce di una situazione socio-politica sempre piu’ incerta, «l’Amministrazione Usa sta valutando il varo di un apposito travel ban nei confronti di quei leader keniani che stanno destabilizzando e dividendo il Paese africano». Altri partner internazionali hanno indirizzato messaggi a dirigenti politici e sostenitori chiedendo loro di «non provocare un’ulteriore escalation pericolosa».
La crisi politico-istituzionale in Kenya sta anche rallentando le attività economiche del Paese, con multinazionali e partner commerciali fermi in attesa dell’esito del voto. Il ritiro di Odinga ha peggiorato la situazione creando ulteriore confusione nella più grande economia dell’Africa orientale.

Finora, in base all’ultimo bilancio aggiornato diffuso lunedi, 37 persone hanno perso la vita nelle violenze elettorali, di cui tre bambini da sei mesi di vita a sette anni. Lo stesso quotidiano prima del voto di agosto aveva rilevato come l’Amministrazione di Donald Trump, sguarnita di uomini e linea politica per quanto concerne l’Africa, fosse impreparata per affrontare un eventuale scoppio di violenza post-elettorale. Il Governo americano è «profondamente preoccupato» dell’ambiente politico in Kenya, in vista del 26 ottobre, aveva fatto sapere la scorsa settimana il Dipartimento di Stato americano. «Sfortunatamente, nelle ultime settimane attori da tutte le parti hanno minato la commissione elettorale e hanno alimentato tensioni».

 

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