mercoledì, febbraio 21

Italia – Turchia: Erdogan a Roma, tra convergenze ed interessi reciproci L' intervista a Valeria Talbot, ricercatrice senior e responsabile del Programma Mediterraneo e Medio Oriente dell’ ISPI 

0

Domenica 4 Febbraio Recep Tayyip Erdoğan atterrerà all’ aeroporto romano di Fiumicino per compiere una visita ufficiale in Vaticano, al Pontefice Francesco, e alle principali autorità italiane, il Premier Paolo Gentiloni e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.  Numerose le precauzioni  di sicurezza contro possibili attentati o manifestazioni di protesta da parte della comunità kurda residente in Italia o da centri sociali come alcuni centri sociali come Strike, l’Ex Viscosa o Acrobax.  La Digos ha aperto un focus informativo sull’evento con lo scopo di mantenere aggiornata, minuto per minuto,  la valutazione del rischio.  Pronte ad intervenire anche le squadre di intervento NBCR del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco.

Risale alle ultime settimane l’offensiva che ha preso il nome di ‘operazione Ramoscello di ulivo’ (Olive Branch), lanciata dall’ esercito turco, nel cantone di Afrin, contro i guerriglieri kurdi dello Ypg che Ankara considera un’ organizzazione terroristica, braccio siriano del Pkk turco. Questo attacco è stato contestuale alle aspre critiche che il Presidente Erdogan ha rivolto alla NATO e agli Stati Uniti, rei di appoggiare e fornire armi ai curdi siriani.

«L’Italia prostrata ai piedi del Sultano. Vietate le manifestazioni, silenziato ogni possibile dissenso, resta solo l’immagine indecorosa che il nostro Governo sta offrendo al mondo intero nei preparativi della visita ufficiale di Erdogan. Non è accettabile il silenzio del Governo Italiano davanti alle violazioni dei diritti umani in Turchia ed ai bombardamenti dell’esercito turco sulle popolazioni civili nel Kurdistan siriano» ha denunciato Erasmo Palazzotto di Liberi e Uguali (LeU), vicepresidente della commissione esteri della Camera dei Deputati.

Come esaminato ieri sulle pagine di questo quotidiano, le relazioni tra Italia e Turchia si fondano, anzitutto, sul piano economico, favorito  dall’ accordo di Unione Doganale con l’ UE, entrato in vigore nel 1995, primo caso con un Paese non membro. E secondo i dati dell’ Istituto turco di statistica, l’Italia è divenuta nel 2017 5° partner commerciale con 17,9 miliardi di interscambio totale, +10,6% rispetto allo stesso periodo del 2016. Dei 17,9 miliardi, 10,2 di import (+9,7%) e 7,7 miliardi di export (+11,7%) e un saldo negativo per la Turchia di 2,5 miliardi di dollari.

Nelle esportazioni verso l’ Italia, importante il settore industriale automobilistico, quello del ferro e dell’ acciaio, l’ agro-alimentare, l’ abbigliamento, le stoffe. Le importazioni dall’ Italia, invece, sono incentrate sulle apparecchiature meccaniche, dalle auto e dai loro ricambi, dalle materie plastiche e dalle attrezzature di alta precisione. Più di 1.400 le imprese italiane presenti in Turchia. Tra queste Barilla, Cementir, Leonardo, Luxottica, Intesa San Paolo, Pirelli, Unicredit, Trevi.

La cooperazione è stretta anche nell’ ambito della difesa: ad esempio, l’ Italia ha proposto il C-27J Spartan, un aereo da trasporto tattico firmato dall’ italiana Leonardo, che la Turchia potrebbe acquistare al posto del C295 di Airbus in un contratto dal valore stimato di 500 milioni di dollari, per nove velivoli da trasporto truppe.  Inoltre, Ankara ha aumentato la collaborazione nella difesa con Francia e Italia assegnando al consorzio Eurosam lo studio e lo sviluppo di di un sistema di aerei e missili a lungo raggio. Pochi mesi prima la Turchia aveva deciso di acquistare dalla Russia un sistema missilistico S400, non considerando i conseguenti problemi di interoperabilità all’ interno dell’ Alleanza.

Dal punto di vista politico, le relazioni non hanno mai avuto grandi problemi. Del resto, dopo il tentato golpe del luglio 2016 Erdogan aveva rivolto critiche a tutto l’ Occidente. Con l’ Italia, però, si era aperta una frattura derivante da un’ inchiesta per riciclaggio aperta a Bologna che coinvolgeva il figlio dello stesso Erdogan, Bilah, dopo un esposto presentato da Murat Hakan Huzan, oppositore politico del leader turco e rifugiato in Francia. «Se mio figlio torna in Italia potrebbe essere arrestato perché c’è un’inchiesta su di lui a Bologna e non si sa perché. In quella città mi chiamano dittatore e fanno cortei per il Pkk. Perché non intervengono? È questo lo stato di diritto? La sua vicenda potrebbe mettere in difficoltà persino le nostre relazioni con l’Italia. Mio figlio è un uomo brillante e viene accusato di riciclaggio di denaro. L’Italia dovrebbe occuparsi della mafia, non di mio figlio». L’ allora Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, in un tweet, rispose: «In questo Paese i giudici rispondono alle leggi e alla Costituzione italiana, non al presidente turco, si chiama “stato di diritto”»

Dei rapporti tra Italia e Turchia, abbiamo parlato con Valeria Talbot, ricercatrice senior e responsabile del Programma Mediterraneo e Medio Oriente dell’ ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale).

Qual è lo stato delle relazioni bilaterali tra Italia e Turchia?

Le relazioni sono state sempre buone. L’ economia è stato sicuramente il volano di queste ottime relazioni bilaterali:  quindi interscambi commerciali che collocano l’ Italia tra i primi Paesi, il secondo tra quelli europei dopo la Germania, per interscambio commerciale. Sono molte le aziende italiane che lavorano ed operano in Turchia, soprattutto i grandi gruppi, ma anche aziende di medie dimensioni che comunque, nel corso degli anni, hanno consolidato buoni rapporti con il Paese.

Visualizzando 1 di 3
Visualizzando 1 di 3

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

it_ITItalian
it_ITItalian