domenica, giugno 24

Italia – Niger: una partnership sempre più stretta? Dopo l' annuncio della missione militare, inaugurata oggi la nuova ambasciata italiana a Namey, la prima in Sahel

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Ha avuto inizio, in queste ore, una missione ufficiale di tre giorni, fino al 5 gennaio, in Africa occidentale del Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale italiano, Angelino Alfano. «L’Africa subsahariana rappresenta una priorità della politica estera italiana ed è per questo che ho deciso di effettuare la prima missione del 2018 in Africa occidentale e Sahel per visitare il Niger, il Senegal e la Guinea. Con l’Africa abbiamo impostato un partenariato paritario a tutto campo, dalla cooperazione allo sviluppo a quella in materia di sicurezza, includendo gli investimenti e la gestione delle migrazioni. Questo nuovo approccio, rilanciato in via generale in occasione della Conferenza Italia-Africa del maggio 2016, prende forma anche in questi tre paesi in forme visibili e concrete», ha spiegato il Ministro Alfano che oggi, a Niamey, ha incontrato l’ omologo nigerino Ibrahim Yacoubou.

Sempre a Niamey, inaugurata oggi, così come era stato annunciato dal presidente nigerino Mahamadou Issoufou nel suo discorso di fine anno, la nuova ambasciata d’Italia, «la prima in tutto il Sahel» come ha rammentato Alfano. Peraltro, l’ apertura ufficiale della nuova sede diplomatica italiana, garante di «un rilevante vantaggio operativo» – spiegava una nota della Farnesina – «alla luce delle dinamiche che interessano il Sahel, con ripercussioni sotto il profilo della sicurezza in Italia e in Europa», era stata decisa nell’ottobre 2016 dal Consiglio dei Ministri e da febbraio e’ guidata dall’ambasciatore Marco Prencipe.

Al centro della visita, stando a quanto reso noto in un tweet dal titolare del Ministero degli Esteri: «sicurezza, flussi migratori e partenariato per lo sviluppo». Soprattutto nel corso degli ultimi anni, in coincidenza con l’ emergenza migratoria oltre che terroristica, è notevolmente aumentata l’ attenzione italiana nei confronti dell’ Africa: non a caso, secondo un recente rapporto OCSE, l’ Italia, nel 2016, ha conquistato, il primo posto con 11,6 miliardi di dollari, l’Italia è stata il primo investitore europeo e il terzo mondiale, dopo Cina ed Emirati Arabi Uniti.

In riferimento al Niger, ad aprile 2016, a Palazzo Chigi, era stato siglato dal governo italiano un accordo con il Presidente Issoufou, attraverso cui viene stanziato un sostegno finanziario di 50 milioni di euro. «Nessuno vende illusioni sul fatto che i flussi migratori possano sparire d’incanto. Dobbiamo lavorare insieme, anche con l’Europa, e li possiamo ridurre anche in tempi relativamente brevi» aveva dichiarato in quell’ occasione il Premier Gentiloni.

«Con questi 50 milioni il Niger potrà istituire unità speciali di controllo delle frontiere, costruire e ristrutturare posti di frontiera e costruire un nuovo centro di accoglienza per i migranti» aveva sostenuto Alfano, spiegando che il sostegno era strettamente condizionato dai risultati: frazionato in quattro tranche, la prima entro giugno 2017,  la seconda a dicembre 2017, la terza a maggio 2018, l’ ultima a dicembre 2018, l’ aiuto sarebbe stato erogato solo prendendo atto dell’ avvenuto avanzamento nei diversi step concordati.

«L’accordo firmato oggi rafforza la frontiera sud della Libia e di conseguenza la frontiera esterna dell’Europa» aveva specificato il capo della diplomazia italiana.  Il Niger, soprattutto nel momento storico attuale, di massicci spostamenti migratori, (in base ai dati dell’UNHCR, solo nel 2016, le vie  tra Niger e Libia sono state attraversate da 330 mila migranti)  si configura infatti come un Paese di transito nella rotta transahariana che parte dall’Africa occidentale e raggiunge la Libia. «Il passaggio dal Niger» – aveva messo in chiaro Gentiloni – « è la principale delle vie migratorie che arrivano in Europa con migliaia di africani che muoiono nel deserto e in mare, una situazione che il presidente nigerino ha definito insostenibile anche sul piano morale».  A questo accordo, ne era seguito un altro, ad ottobre, che prevedeva l’ invio di una decina di addestratori e di alcuni soldati.

A margine della Conferenza Ministeriale tenuta alla Farnesina, dal titolo “A Shared Responsability for a Common Goal: Solidarity and Security”, il ministro degli Esteri nigerino, Yacouba, aveva dichiarato, in un’ intervista, che «le relazioni dell’Italia e i paesi del Sahel, compreso il Niger, non sono mai state così buone, e il vostro paese è diventato un protagonista importante in un’area geopolitica dove in passato era meno presente. Lo testimoniano i viaggi ufficiali del vostro Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, nella nostra regione, e quello più recente a Roma del nostro PresidenteMa vorrei sottolineare un altro aspetto del ruolo dell’Italia: gli sforzi straordinari effettuati da Roma per salvare i migranti africani nel Mediterraneo».

L’ elogio all’ Italia da parte del Ministro era stato seguito da una critica, neanche tanto velata, all’ Europa, il cui commissario per la Cooperazione internazionale e lo sviluppo Neven Mimica, a metà dicembre, ha definito che l’ assistenza allo sviluppo da parte dell’ UE, nel Niger, ammonterà a 1 miliardo di euro per il periodo 2017-2020, ma che «non appare molto unita in questa crisi, spero che possa dimostrarsi più umana. Ogni Stato ha il dovere di salvare le persone in pericolo di vita, di accoglierle e cercare di integrarle nel miglior modo possibile. Ma è necessario andare oltre l’emergenza e lottare contro le cause che generano i drammi del Mediterraneo. Questo significa offrire opportunità concrete ai giovani africani affinché possano vivere in modo decente, senza rischiare la propria vita per raggiungere l’Europa».

Ridurre i flussi migratori, aiutare i giovani africani, metterli nelle condizioni di non partire vuol dire anche ridurre i fattori di destabilizzazione di un Paese come la Libia «dove la situazione rimane estremamente caotica» ricordava il capo della diplomazia nigerina, che poi aggiungeva «Oggi stiamo ancora subendo le conseguenze della caduta del regime di Gheddafi, la stabilizzazione di questo paese è essenziale per la nostra sicurezza, ma anche per ridurre le partenze dei migranti dalle coste libiche. Da sempre il Niger sostiene una Libia unita, purtroppo sta accadendo il contrario, con una proliferazione di gruppi terroristici e ribelli, alimentati da potenze straniere che li sostengono sia sul piano finanziario che militare. E’ molto preoccupante. Sappiamo ad esempio che dei veicoli lasciano il nostro paese con a bordo dei migranti e tornano in Niger carichi di armi. Nella nostra regione, i traffici di esseri umani, di armi e di droga sono strettamente legati, e la Libia rimane un crocevia di questi traffici. La nostra capacità a combattere efficacemente questi traffici e gestire i flussi migratori africani passa per una stabilizzazione di questo paese e, prima ancora, per un dialogo che coinvolga tutte le parti in conflitto, ad esclusione dei terroristi che vanno combattuti e sconfitti».

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