venerdì, settembre 22

Italia: Juncker, l’ Italia salva-UE sui migranti Dopo il ringraziamento di Papa Francesco, arriva quello del Presidente della Commissione europea

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«Non possono parlare di migrazione senza pagare tributo all’Italia per la sua generosità. Nel Mediterraneo l’Italia ha salvato l’onore dell’Europa». Queste le parole del Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker nel suo annuale discorso sullo stato dell’Unione davanti al Parlamento europeo in seduta plenaria. Un’ esplicito riconoscimento da parte della più alta carica in seno all’ UE nei confronti dell’ Italia e del suo governo che molto si è speso nel tentativo di affrontare con determinazione una questione così delicata quanto complessa., soprattutto nelle persone del Ministro degli Interni Minniti e del Premier Gentiloni. Quest’ ultimo ha ringraziato, attraverso un tweet, il Capo della Commissione UE «per le sue parole sull’immigrazione e per l’alto profilo europeista del suo discorso sullo stato dell’Ue»

«Quest’estate» – ha precisato Juncker – «la Commissione ha lavorato di nuovo a stretto contatto col premier Gentiloni e il suo governo, per migliorare la situazione, in particolare, con l’addestramento della guardia costiera libica continueremo ad offrire forte sostegno finanziario ed operativo all’Italia. Perché l’Italia sta salvando l’onore dell’Europa nel Mediterraneo».

«Il quadro della migrazioni non è congiunturale, ma un fenomeno epocale: i dati ci dicono che abbiamo una lieve flessione rispetto ai dati dello scorso anno. I fenomeni risentono di moltissime variabili, quindi serve cautela per approcciare i dati» aveva detto Minniti circa un mese fa, nel corso della conferenza stampa al Viminale di Ferragosto riguardo ai risultati sul fronte dell’ immigrazione.

La linea del titolare del Dicastero dell’ Interno, come da lui stesso dichiarato, è stata ed è garantire «la sicurezza dei cittadini». Per far questo, occorre, «governare e non subire i flussi». In quest’ ottica, è stato concepito il codice per le Ong che qualche incredulo non avrebbe mai pensato trovasse applicazione e da cui era scaturita qualche frizione all’ interno dell’ esecutivo.

Tra le misure, “ l’ impegno a non entrare nelle acque territoriali libiche, salvo in situazioni di grave e imminente pericolo che richiedano assistenza immediata, e di non ostacolare l’attività di Search and Rescue (SAR) da parte della Guardia costiera libica” oppure l’ ” Impegno a rispettare l’obbligo di non spegnere o ritardare la regolare trasmissione dei segnali AIS (Automatic Identification System) e LRIT (Long Range Identification and Tracking), qualora installati a bordo” ; “l’ impegno a non trasferire le persone soccorse su altre navi”; “l’ Impegno ad assicurare che le competenti autorità dello Stato di bandiera siano tenute costantemente informate”; “l’impegno a ricevere a bordo, eventualmente e per il tempo strettamente necessario, su richiesta delle Autorità italiane competenti, funzionari di polizia giudiziaria affinché questi possano raccogliere informazioni e prove finalizzate alle indagini sul traffico di migranti e/o la tratta di esseri umani, senza pregiudizio per lo svolgimento delle attività umanitarie in corso” ; l’ “L’impegno a dichiarare, conformemente alla legislazione dello Stato di bandiera, alle autorità competenti dello Stato in cui l’ONG è registrata tutte le fonti di finanziamento”. Questi i punti principali del testo che però non è stato sottoscritto da tutte le ONG. Per questo si è guadagnato le critiche di Gino Strada di Emergency, che lo ha definito “sbirro”.

A proposito di ong, sarebbe previsto in settimana un incontro con le «per ragionare» – ha detto Minnti – «su come coordinare le attività delle ong nei salvataggi in mare e per costituire delle ong direttamente in Libia per affrontare il problema delle condizioni umane dei profughi. Sarebbe bello che le ong italiane adottassero ognuna una ong libica per creare una rete di giovani libici che si dedichino al rispetto dei diritti umani. I profughi che rimangono in Libia e le loro condizioni sono il mio assillo e del governo».

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) sta rafforzando il proprio impegno a favore di profughi e richiedenti asilo in Libia, molte volte soggetti a torture e detenzioni. Questo avrebbe dichiarato il commissario Filippo Grandi al termine di una visita nel Paese  dove ha riscontrato le ” dure condizioni cui sono sottoposti rifugiati e migranti”. Anche l’ Unhcr starebbe negoziando con le autorità della Libia l’ inaugurazione di un centro di accoglienza che garantisca libertà di movimento a rifugiati e richiedenti asilo. «La Libia continua a presentare una delle situazioni più complesse, con rifugiati che viaggiano assieme a migranti su percorsi pericolosi, sopravvivendo a dure traversate del deserto e abusi che includono violenze sessuali, torture, detenzioni in condizioni inumane e sequestri a scopo di estorsione. Tutto questo prima ancora che si imbarchino per l’Italia, una traversata che per una persona su 39 è fatale. La Libia è anche al centro di un conflitto che ha provocato a sua volta lo sfollamento di centinaia di migliaia di persone» evidenzia l’ Unhcr.

In parallelo al lavoro con le Ong, il Ministro dell’ Interno ha sviluppato una strategia in Libia che comprende i sindaci del Sud del Paese in rappresentanza delle diverse etnie e tribù che popolano quella porzione dello Stato con l’ obiettivo di pacificare le diverse tribù ed etnie dell’ area meridionale, tentando di contrastare i traffici di quei migranti che da Chad, Sudan, Niger e zone limitrofe corrono rischi enormi per giungere alle coste. A questo si aggiunga la frattura politica in corso tra il governo di accordo nazionale guidato da Fayez al-Sarraj sostenuto dall’ ONU e l’Est del Paese nel pugno del Generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, a capo di un non indifferente contingente militare. Interpretando l’ importanza del Generale, qualche giorno fa, Minniti, quasi più Ministro degli Esteri che Ministro degli Interni, lo ha incontrato a Bengasi. Senza poi dimenticare il ruolo non secondario che la Francia ha avuto nel tentativo di ricomposizione di un equilibrio libico, in direzione leggermente diversa rispetto all’ Italia, consolidando lo stretto legame con il proprio interlocutore, Haftar.

«Il traffico di esseri umani, purtroppo, oggi è uno dei principali canali economici di cui la Libia vive. Nel momento in cui si punta a stroncarlo, è chiaro che bisogna offrire a quelle popolazioni un circuito economico alternativo». Questo, sostiene il capo del Viminale, è un problema connesso alla tematica dei migranti. Il rispetto dei diritti umani ha luogo se si crea un habitat economico tale per cui non occorre più sfruttare l’ emergenza per ottenere ricavi. Molti, per questo, hanno sospettato che dietro il drastico calo degli sbarchi, quasi il 70%, avvenuto nell’ ultimo mese vi fossero persino accordi con i trafficanti. La Libia sarà oggetto di un pranzo di lavoro a Bruxelles, ma anche di una Conferenza circa la sicurezza a Londra, a Lancaster House, tra i Ministri degli Esteri di Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti.

Sempre di più, a fronte  della questione “Ius soli” che non ha la maggioranza per essere approvata, che viene giudicata non “di primaria urgenza” dai populisti, ma anche a fronte degli ultimi fatti di cronaca, la questione immigrazione è divenuta decisiva, soprattutto nella perenne campagna elettorale in cui l’ Italia si ritrova.

«Noi siamo vicini a quelli che hanno paura per liberarli dalla paura, i populisti per tenerli incatenati con la paura. Questa è la sinistra in Italia e nel mondo». Così il ministro degli Interni Minniti alla festa dell’Unita’ di corso Umbria, affermando e coordinando due esigenze per affrontare la questione, senza dimenticare di essere di sinistra: accogliere sì, ma farlo in maniera controllata, non tralasciando la fase successiva, ossia l’ integrazione. Per questo non sono mancate increspature tra le varie forze della sinistra.

Per questo, oltre al plauso di Juncker, l’ Italia ha ricevuto anche il ringraziamento del Pontefice il quale, sul volo di ritorno dalla Colombia, «Sento comunque il dovere di esprimere gratitudine per l’Italia e la Grecia perché hanno aperto il cuore ai migranti. Accoglierli è un comandamento di Dio… Ma un governo deve gestire questo problema con la virtù propria della prudenza. E dunque, primo: quanti posti hai. Secondo: non solo accoglierli, ma anche integrarli. Ho visto esempi in Italia di integrazione bellissima. Quando sono andato all’università Roma Tre, l’ultima dei quattro studenti che mi hanno fatto domande mi sembrava di conoscerne la faccia. È una di quelli che sono venuti da Lesbo con me nell’aereo. Ha imparato la lingua, ha fatto l’equiparazione degli studi. Questo si chiama integrare. Tre: c’è un problema umanitario. L’umanità prende coscienza di questi lager, delle condizioni in cui questi migranti vivono nel deserto, ho visto delle foto. Ho l’impressione che il governo italiano stia facendo di tutto in campo umanitario, per risolvere anche problemi che non si potrebbe assumere. Allora: cuore sempre aperto, prudenza, integrazione e vicinanza umanitaria. Poi però c’è il nostro inconscio collettivo che pensa: l’Africa va sfruttata. Bisogna capovolgere questo: l’Africa è amica e va aiutata».

Occorre dunque rimettere al centro l’ Africa, il suo sviluppo. «Dobbiamo intensificare considerevolmente i nostri sforzi e le nostre azioni sui rimpatri». «E’ solo così che l’Europa potrà dare prova di solidarietà nei confronti dei profughi che hanno veramente bisogno», ha spiegato Juncker. La solidarietà non può essere solo un affare intra-Ue, si tratta anche di mettere in campo una solidarietà più ampia con l’Africa.

«Helmut Kohl e Jacques Delors mi hanno insegnato che l’Europa avanza solo quando si dimostra audace. Prima di diventare realtà, il mercato unico, lo spazio Schengen e la moneta unica, erano considerate come semplici concetti utopici. Eppure questi tre progetti ambiziosi sono la realtà di oggi» ha concluso Juncker. L’ Europa è chiamata a sfruttare il “vento in poppa”. E la sinistra accetterà la sfida di non rimanere impantanata nell’ immobilismo in cui sembra essersi cacciata?

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