Economia Analisi

Economia: il punto

Italia, cresce la produzione industriale

Aumento dell'1,8% degli ordinativi interni e dell'8,1% di quelli esteri

Italia produzione - L'Indro
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La settimana per l’Italia volge al termine con una buona notizia riguardante la produzione industriale. Secondo l’Istat, a dicembre gli ordinativi dell’industria italiana hanno registrato un + 4,5%, con un aumento dell’1,8% degli ordinativi interni e dell’8,1% di quelli esteri. Rispetto a dicembre 2013, l’indice grezzo degli ordinativi segna un aumento del 5,8%.

L’aumento di produzione industriale si registra soprattutto nella fabbricazione di apparecchiature elettriche (+33,6%), mentre la flessione maggiore si osserva nella fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica (-34,9%). Cresce anche il fatturato, al netto della stagionalità, che segna un +1,4% rispetto a novembre, registrando incrementi sia sul mercato interno (+0,8%), sia su quello estero (+2,8%). Rispetto all’anno scorso, il fatturato annuale segna un aumento dello 0,1%.

Non mancano però le brutte notizie per il Bel Paese. Sempre secondo l’Istituto nazionale di statistica, l’Italia è in deflazione. Rispetto a dicembre 2014, i prezzi a gennaio sono calati dello 0,4%. Sempre secondo l’Istat, la flessione su base annua dell’indice generale è dovuta all’accentuarsi della caduta tendenziale dei prezzi dei Beni energetici e al rallentamento della crescita annua dei prezzi dei servizi, con particolare riguardo a quelli relativi ai Trasporti (+0,3%, da +2,0% di dicembre). Il calo mensile dell’indice generale è invece da ascrivere sia alla diminuzione dei prezzi degli Energetici non regolamentati (-6,2%) sia a quella dell’Energia elettrica (-2,2%) e dei Servizi relativi ai trasporti (-2,3%).

Infine, sempre secondo l’Istat, rispetto a gennaio 2014, i prezzi dei beni diminuiscono dell’1,5%e il tasso di crescita dei prezzi dei servizi si dimezza. Per tale motivo, rispetto a dicembre 2014 il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si amplia di due decimi di punto.

Nonostante tali risultati, Bankitalia è sicura che questo sarà l’anno della svolta. A confermare tale pensiero è il direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, a un convegno Adeimf, spiegando che: «Siamo a un punto di svolta, la ripresa sta cominciando: dopo tre anni e mezzo questo trimestre dovrebbe segnare un primo piccolo segnale positivo e ci si aspetta la prosecuzione della ripresa quest’anno e il prossimo. Ora è cruciale con che velocità torniamo a crescere».

A contribuire alla fiducia di Bankitalia ci pensa la Bce con il lancio del piano di sostegno all’economia europea da 1.140 miliardi : «Da parte nostra e anche di altri centri di previsione internazionale c’è stata la revisione al rialzo delle stime di crescita, motivata anche dal programma di Qe deciso dalla Bce».

Chi non vive un momento brillante è la Telecom. Nel 2014 si sono registrati ricavi per 21.573 milioni con una flessione del 7,8% rispetto al 2013. Inoltre, il margine operativo lordo consolidato è di 8.786 milioni, in calo del 7,9%.  L’indebitamento è stabile a 26,651 miliardi (-156 milioni rispetto allo scorso anno): al netto dell’acquisizione delle frequenze in Brasile e Argentina il calo sarebbe pari a un miliardo.

Nonostante ciò,  la società ha annunciato il nuovo piano industriale 2015-2017 che prevede 14,5 miliardi di investimenti, suddivisi per 10 miliardi in Italia e per oltre 4 miliardi in Brasile. In Italia 3 miliardi nel triennio saranno destinati allo sviluppo della fibra ottica, da aggiungere all’1,1 miliardi presenti nel piano precedente. Il rapporto debito ebitda è atteso in calo a 2,5 volte, mentre l’orientamento del cda è quello di pagare il dividendo solo alle azioni risparmio. Tale la decisione, sarà però presa solo al riunione del 19 marzo.

Se in Italia si sa con certezza quali sono le cose che vanno e quelle che non vanno e in che modo, orientativamente, bisogna operare, in Europa è ancora in fase di stallo la richiesta della Grecia sull’allungamento dei tempi del ‘prestito ponte’.

Il premier greco, Alexis Tsipras, si dice certo del raggiungimento dell’accordo, malgrado l’opposizione della Germania. «La Grecia» dice Tsipras «ha fatto tutto il possibile per arrivare a una soluzione comune e positiva, basata sul principio di un doppio rispetto: quello delle regole europee e quello dei risultati elettorali degli stati membri. Mi sento certo che la lettera greca per un’estensione di sei mesi dell’accordo sui prestiti, con le condizionalità che l’accompagnano possa essere accettato. Questo è il momento di una storica decisione politica per il futuro dell’Europa».

Intanto il Presidente del Consiglio italiano,  Matteo Renzi, ha avuto un colloquio telefonico con la Cancelliera tedesca Angela Merkel. Nonostante i passi avanti della Grecia, la Germania rimane ferma sulle proprie posizioni e lo si capisce ulteriormente dalle parole del portavoce di Angela Merkel che dice: «Quello che nella sostanza è stato formulato nella lettera di Atene non è sufficiente, e su questo il governo tedesco è unito». L’unica soluzione per la Grecia di ottenere un consenso da parte del governo tedesco è il buon esito dell’incontro che si terrà alla presenza del direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, prima dell’Eurogruppo.

Sulla stessa lunghezza d’onda della Merkel è il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, secondo cui : «la lettera è completamente vaga e la comunicazione dei greci è del tutto diversa a seconda del periodo e del destinatario».

In un scenario politico ed economico del genere, le Borse europee non fanno altro che attendere la fine di questa querelle tra Germania e Grecia con l’auspicio che si giunga ad un accordo. Intanto la Borsa di Milano con l’indice Ftse Mib ha chiuso in aumento dello 0,24% a 21.842 punti. Francoforte termina gli scambi in progresso dello 0,44%, con l’indice Dax in rialzo a 11.050,64 punti, mentre chiude positivamente  la Borsa di Londra con l’indice Ftse-100  che segna +0,38% a 6.915,20 punti. Chiude gli scambi poco mossa la Borsa di Parigi con l’indice Cac 40 che segna -0,05% a 4.830,90 punti. Male invece la Borsa di Atene che ha chiuso con l’indice principale in calo dello 0,27%.

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