martedì, gennaio 16

Italia alle urne: sarà caos? A ore il Parlamento sarà sciolto. Probabilmente si voterà il 4 marzo. Mattarella e Gentiloni ticket per la stabilità

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Virtualmente sciolto, il Parlamento. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella firmerà a breve lo scioglimento delle Camere. Il Governo successivamente varerà il decreto che fissa le nuove elezioni quasi certamente per il 4 marzo prossimo.
Questione di ore, insomma, e dal Quirinale verra’ diramato il rituale comunicato standard: «Sentiti il Presidente del Senato della Repubblica e il Presidente della Camera dei deputati, il Senato e la Camera sono sciolti».
Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni resterà in carica per i cosiddetti «affari correnti». E chissà che non accada, come molti auspicano, che proprio a lui sia affidato l’incarico di formare un nuovo Governo, anche se altro che le proverbiali sette camicie dovrà sudare, se verranno confermati i pronostici e i sondaggi.
Il Quirinale non nasconde la preoccupazione che dalle urne possa uscire un risultato paralizzante: grande astensione da una parte; e difficile, risicata possibilità di formare maggioranze in Parlamento. Le parole di Mattarella di qualche giorno fa hanno chiarissimo significato: si augura che  le forze politiche sappiano proporre all’elettorato proposte «comprensibili e realistiche, capaci di suscitare fiducia, sviluppando un dibattito intenso, anche acceso ma rispettoso..cosi da ridurre astensionismo elettorale e disaffezione per la vita pubblica».

Chissà. La campagna elettorale si annuncia già chiassosa e all’insegna del bue che da’ del cornuto all’asino. Emblematica la polemica che Antonio Ingroia, ex magistrato che corre per il neonato movimento ‘la mossa del cavallo’ accende con il Presidente del Senato Pietro Grasso, accusato diconflitto di interesse‘ per non essersi dimesso, rivelandosi così  «…quel politicante che è sempre stato. Perché solo un politicante può dire che ‘governerà l’Italia’, come ha annunciato a Palermo, essendo ora a capo del partitino di D’Alema e Bersani che a malapena può superare la soglia di sbarramento». Nella sua polemica Ingroia scomoda perfino Abramo Lincoln:  «Caro Grasso puoi ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non puoi ingannare tutti per sempre».
Azzardiamo ora qualche previsione. Il Movimento 5 Stelle continua ad essere  la prima forza politica con una percentuale  tra il 27 e il 29 per cento, ma senza esito, perché i grillini sono quasi inesistenti nei collegi del riparto maggioritario.
La Caporetto del Partito Democratico:  non è colpa della concorrenza del movimento di Grasso, Bersani e D’Alema. Liberi e Ugualirubapoco o nulla al PD. E’ il partito in s’è che perde voti per strada: lo scorso anno, di questi tempi, dopo la botta del referendum costituzionale,  il PD oscillava tra il 30 e il 31 per cento. Secondo l’Istituto Ixè i collegi davvero sicuri per il PD sono solo sei: Firenze Nord, Scandicci, Empoli, Sesto Fiorentino, Modena, Casalecchio di Reno. Gli altri sono diventati contendibili dal centrodestra, con distacchi inferiori al 10 per cento.
Sul versante del centro-destra accade un fenomeno curioso: i voti persi da Forza Italia li recupera la Lega Nord, quelli persi dal Carroccio li prende Fratelli d’Italia, quelli che disperdono i partiti più populisti della coalizione sono ripescati da Forza Italia. Il centrodestra dalla sua ha anche il vantaggio che fa apparire l’alleanza senza avversari. Silvio Berlusconi e Matteo Salvini litigano un giorno sì e l’altro pure, eppure il loro elettorato non si fa impressionare da queste polemiche.
Ne vedremo delle belle (si fa per dire, che non c’e’ nulla da ridere).

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