sabato, dicembre 16

Intifada: Israele – Palestina, storia di una guerra perenne Domani 8 dicembre al via la terza Intifada; ecco la storia delle tante rivolte palestinesi

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Giorno della rabbia, inizio della terza Intifada, domani 8 dicembre 2017. Quella dei rapporti tra Israele e Palestina è una storia di conflitti spesso annunciati, e dolorosamente posti in essere, nel corso di attacchi, rappresaglie, attentati suicidi e ingerenze diplomatiche e geopolitiche, rivolti contro una terra che ha solo bisogno di uscire da una guerra perenne. Ma è iniziato tutto da troppo tempo, tanto che si fatica a risalire alla prima origine degli scontri. Convenzionalmente, ne datiamo l’esordio al principio del Novecento.

Le cause delle guerre in quest’area sono note: l’estensione e il controllo dei confini, i rapporti tra religione e politica, le ingerenze occidentali nell’autodeterminazione di popoli che detengono risorse materiali irrinunciabili per il benessere dei cosiddetti Paesi ‘sviluppati’. Il petrolio, ma non solo.

Nel 1869 fu aperto (o ‘riaperto’, già che Erodoto data l’avvio dei primi scavi al 600 a.C.) il Canale di Suez. Per conservarne il controllo si sono moltiplicati attriti geopolitici e diplomatici, praticamente subito dopo l’inaugurazione ufficiale. Quarant’anni dopo, nel 1908, in epoca ‘petrolifera’, l’oro nero (scoperto nel 1859 in Pennsylvania e da allora stabilmente impiegato), fu trovato, e abbondante, anche in Iran. Un po’ per volta, la sacra culla delle religioni monoteiste è diventata l’altrettanto sacra fonte del contemporaneo ‘dio petrolio’. Così, mentre l’impero ottomano si avviava alla fine, la crescente e interessata presenza degli occidentali ‘cristiani’ nell’area rinfocolava astio e rancori, che alcuni considerano antichi quanto le Crociate.

Al principio del Novecento, l’Accordo di Sykes-Picot (1915-16) determinò la spartizione della futura area del conflitto arabo-israeliano tra Gran Bretagna e Francia. Alla prima toccarono Giordania, Iraq e Haifa. La Francia guadagnò il controllo sul sud-est della Turchia, il nord dell’Iraq, la Siria e il Libano. L’attuale Palestina fu affidata alla competenza concorrente di svariate potenze internazionali.

La spartizione determinò un preciso mandato e interesse britannico e fu l’occasione propizia per il contemporaneo insediamento di coloni ebraici nei territori prossimi al fiume Giordano, là dove avevano già iniziato a insediarsi, cioè nello spazio che la Bibbia chiama Regno di Giuda e Israele.

La storia della colonizzazione ebraica inizia almeno un decennio prima, nel 1909, con la fondazione, a sud del lago di Tiberiade, del primo kibbutz (plurale kibbutzim). Il kibbutz di Degania  era amministrato, così come sarebbe stato da allora in poi, su base ‘egalitaria’ e comune. In passato questi assembramenti si dedicavano essenzialmente all’agricoltura.

La compresenza di ebrei’ e ‘arabi in un territorio sottoposto al controllo internazionale continuò a crescere fino a quando, nel 1947, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale e per iniziativa del Regno Unito e degli Stati Uniti, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite decise di dividere la Palestina in due porzioni, e di assegnarne una parte agli ebrei.

Nel maggio 1948, un anno ricco di avvenimenti storici (vedi box nella pagina seguente)  nacquero lo Stato di Israele e lo Stato di Palestina, annunciata dalla risoluzione A/364 emanata l’anno prima dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e grazie al lavoro della United Nations Special Committee on Palestine.

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