sabato, dicembre 16

Israele – Palestina: scoppia la nuova Intifada L' intervista con Andrea Dessì (IAI)

0
1 2


Download PDF

Ieri sera, alle 19 ora italiana, il Presidente statunitense Donald Trump ha annunciato ufficialmente lo spostamento della sede dell’ ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. L’ annuncio di Trump e la conseguente firma del Jerusalem Embassy Act, risalente al 1995, ma, la cui sottoscrizione, era stata semestralmente rinviata da tutte le varie Amministrazioni, hanno scatenato furibonde reazioni sia nel mondo arabo sia nell’ intera comunità internazionale.

In attesa dell’ annuncio, il Presidente turco Erdogan aveva  affermato come Gerusalemme costituisca la «linea rossa per i musulmani»  ed aveva invitato i 57 Paesi membri dell’Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) a riunirsi il 13 dicembre a Istanbul per un summit straordinario sulla decisione americana.

Dopo la perplessità espressa tanto dall’ Eliseo quanto da Downing Street, anche Papa Francesco era  intervenuto affermando che «Gerusalemme è una città unica, sacra per gli ebrei, i cristiani e i musulmani ed ha una vocazione speciale alla pace. Rispettate lo status quo».

«È ora di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele, è l’inizio di un nuovo approccio al conflitto israelo-palestinese. Israele è uno stato sovrano che ha il diritto, come ogni altro Paese, di decidere la sua capitale. Essere consapevole di questo è una condizione necessaria per raggiungere la pace. Gerusalemme non è solo il cuore di tre religioni, ma di una delle democrazie più importanti al mondo. Gli israeliani hanno costruito un paese dove tutti sono liberi di professare la loro religione» ha dichiarato ieri il Capo della Casa Bianca. Questi ha poi precisato che «Gerusalemme è e deve restare un posto dove tutti possono pregareOggi riconosciamo l’ovvio: Gerusalemme è la capitale d’Israele. È Il riconoscimento della realtà, niente di più».

Tra i pochi, forse l’unico, ad esultare delle parole di Trump, il Premier israeliano Benjamin Netanyahu che ha sostenuto: «La decisione segna un giorno storico ed è un importante passo verso la pace». Favorevole anche il Presidente israeliano Reuven Rivlin.  «Siamo in contatto con altri Paesi affinché esprimano un riconoscimento analogo  e non ho alcun dubbio che quando l’ambasciata Usa passerà a Gerusalemme, e forse anche prima, molte altre ambasciate si trasferiranno. E’ giunto il momento»  ha poi affermato Netanyahu in un discorso al ministero degli Esteri.

‘Irresponsabile’ è stata definita la scelta di Trump dall’ Arabia Saudita mentre si è detta molto preoccupata l’ Alta Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Federica Mogherini. Critico il Segretario Generale ONU Antonio Guterres. «La scelta di Trump scatenerà un nido di calabroni» ha scritto Global Times, il quotidiano vicino al Partito Comunista Cinese. «Questa decisione di Trump accendera’ le fiamme del conflitto in tutto il mondo, specialmente in Medio Oriente» hanno fatto sapere i talebani. «Gerusalemme sarà liberata» ha promesso l’ ayatollah iraniano Khamenei. Altrettanto decisa è stata la reazione dell’ OLP, Organizzazione per la Liberazione della Palestina, che include al Fatah, la fazione maggioritaria dell’ ANP di Abu Mazen,: «Riconoscendo Gerusalemme capitale di Israele e preannunciando lo spostamento dell’ambasciata americana da Tel Aviv, Donald Trump ha distrutto ogni speranza di soluzione di pace sulla base del principio dei due Stati».

Il presidente palestinese Abu Mazen in un discorso alla Nazione, aveva avvertito che «la decisione odierna di Trump equivale a una rinuncia da parte degli Stati del ruolo di mediatori di pace. Gerusalemme è la capitale eterna dello Stato di Palestina», annunciando il ritiro della delegazione diplomatica palestinese da Washington».

Questa mattina, il discorso choc del leader di Hamas, Ismail Haniyeh: « Facciamo appello per una nuova intifada contro l’occupazione e contro il nemico sionista, ed agiamo di conseguenza. Il riconoscimento di Gerusalemme quale capitale di Israele è una dichiarazione di guerra nei nostri confronti»

A 30 anni dall’ inizio della Prima Intifada, il 9 dicembre 1987, ‘la rivolta delle pietre’, «facciamo appello affinché domani 8 dicembre sia il giorno in cui si scatenino la collera e la intifada palestinese contro la occupazione a Gerusalemme e nella Cisgiordania» ha detto Haniyeh.

Nel frattempo, lo Stato ebraico si prepara: il suo esercito ha infatti condotto un’  enorme esercitazione militare nel nord del Paese, a pochi chilometri dal confine con il Libano. Stando alle testimonianze, sarebbe la piu’ imponente esercitazione israeliana degli ultimi 25 anni che ha visto coinvolta la divisione della Galilea per testare la reattivita’ delle Forze armate nel caso di un attacco a nord .Secondo le dichiarazioni a  Yedioth Ahronoth del comandante Michel Yanko, l’esercitazione militare avrebbe visto partecipare dei riservisti, chiamati ad operare con equipaggiamenti danneggiati o mal funzionanti. Secondo un comunicato odierno, le forze armate israeliane avrebbero inoltre inviato diversi battaglioni in Giudea e Samaria.

Il ministro della Pubblica sicurezza di Israele, Gilad Erdan aveva dichiarato questa mattina, in un’intervista alla Radio dell’esercito: «C’e’ un crescente livello di incitamento, non solo da Hamas, ma anche dagli arabi israeliani: il fenomeno dei lanci di pietre e’ aumentato durante la notte, dobbiamo essere preparati»

Di contro, lo Stato islamico ha pubblicato sui propri canali un video in cui esorta  tutti i musulmani a “riportare il terrore su Israele attraverso esplosioni, incendi e accoltellamenti” e a “uccidere gli ebrei in ogni modo possibile“. Nel video di dieci minuti, pubblicato dall’agenzia Al Khayr che fa parte della rete mediatica dell’Isis, vengono mostrati scene di attacchi da parte di Israele ai danni dei palestinesi e il narratore incita: «Con loro non valgono accordi, negoziati, incontri o trattati: loro sono il male». E poi «Quale modo migliore per avvicinarsi ad Allah se non uccidendo un ebreo.

Alzati e uccidilo, con l’accoltellamento, o con il veleno, oppure investendolo con l’auto. Mettete le bombe nelle loro piazze e incendiate le loro case». Infine, la minaccia: «Entreremo a Gerusalemme e vi uccideremo nel peggiore dei modi». Anche al Qaida, secondo il Site, il sito internet che monitora i messaggi degli estremisti islamici sul web, avrebbe minacciato gli Stati Uniti e Israele:  “Vi taglieremo la testa e libereremo Gerusalemme” sarebbe uno dei messaggi.

Se ieri le proteste si erano limitate a bruciare le bandiere americane e israeliane, oggi la tensione è fortemente aumentata: guerriglia nella Citta’ Vecchia di Gerusalemme, in particolare alla Porta di Damasco. Nel frattempo il premier israeliano Netanyahu ha cancellato la sua presenza a una cerimonia a Tiberius e ha partecipato invece ad una riunione d’emergenza del governo. Secondo il portale Middle East Eye Le truppe israeliane  avrebbe sparato proiettili contenenti gas lacrimogeno per disperdere i manifestanti palestinesi riunitisi a Betlemme.

Dello scoppio di una nuova Intifada, di quali saranno i bersagli e le modalità, ne abbiamo parlato con Andrea Dessì, ricercatore presso l’ Istituto Affari Internazionali (IAI) di Roma, programma Mediterraneo e Medioriente.

Continua a pagina 2

Commenti

Condividi.

Sull'autore