martedì, agosto 21

Israele e la State Nation Law La Knesset ha approvato la legge che definisce i caratteri dello Stato-nazione israeliano, fra le polemiche e le critiche. Ma che cosa dice questa legge?

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La Knesset, il Parlamento israeliano, ha appena approvato una legge che sta facendo molto discutere: si tratta della cosiddetta ‘State Nation Law’, dal valore pressoché costituzionale, che riconosce al solo popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione. Israele afferma così con chiarezza i simboli della propria identità nazionale; tuttavia, la particolarità della travagliatissima storia dello Stato israeliano rende questa fiera affermazione identitaria causa di controversie, date le condizioni demografiche e geopolitiche in cui essa versa. Come si può accelerare il processo di sovrapposizione fra Stato israeliano e popolo ebraico quando il 20% della popolazione è araba? Come si possono proclamare i presupposti della propria identità quando persino la questione dei confini dello Stato è ancora da stabilire in maniera definitiva e da accettare universalmente?

La portata di questa legge è in grande misura simbolica, come sottolineato dalla coincidenza (cavalcata dalla propaganda governativa) della sua approvazione a ridosso dell’anniversario dei 70 anni dalla fondazione dello Stato d’Israele. È passato attraverso una serie di modifiche e, nella sua ultima stesura, è composta da 12 punti cardine, che pongono i paletti per la definizione dello Stato-nazione israeliano: fra le altre cose, indica la bandiera di Israele e la menorah come simboli dello Stato e l’Hatikva come inno nazionale, sostiene che Israele è lo Stato storico per gli ebrei, unici ad avere diritto all’autodeterminazione; indica nell’ebreo l’unica lingua ufficiale, conferendo all’arabo uno status non ancora chiaro; stabilisce quali siano le festività ufficiali dello Stato d’Israele. Per capire qualcosa di più in proposito, abbiamo contattato Paolo Maggiolini, analista ISPI e ricercatore presso l’Università ‘Cattolica’ di Milano.

Nel Parlamento israeliano, la legge ha ricevuto 62 voti a favore e 55 contro. Si può quindi intuire come il dibattito interno sia stato piuttosto sostenuto. Ci spiega Maggiolini che, oltre alle resistenze della lista unita araba, voci critiche si sono alzate anche dal lato israeliano: “Il mondo che afferisce alle realtà delle organizzazioni non governative ha affermato che questa legge rischia di creare istituzionalmente una frattura all’interno della realtà israeliana, mettendo ai margini la comunità araba. La questione più significativa è quella riguardante il declassamento della lingua araba. Appare anche come una decisione in controtendenza con quanto accaduto negli ultimi tempi, essendosi registrate numerose  iniziative che cercavano di promuovere l’utilità di conoscere questa lingua, per meglio comprendere la componente araba-israeliana. Con questa legge, la lingua araba non è più considerata ufficiale, ma le viene attribuito uno ‘special status’ non meglio definito”. La questione della lingua araba, non considerata più come lingua ufficiale è uno dei temi più controversi di questa legge, come ci illustra Maggiolini: “L’aver espressamente incluso il declassamento della lingua araba, senza definire che cosa questo comporti, ha destato le maggiori opposizioni. I cittadini arabi si ritengono considerati, in questo modo, cittadini di serie B. Dalla prospettiva dei sostenitori della legge, vi è comunque un riferimento alla volontà di non venir meno al principio di uguaglianza, per esempio riconoscendo alle minoranze la possibilità di onorare le proprie festività religiose”.

Le critiche a questa legge, però, non finiscono qui. Ci sono anche ragioni storiche che andrebbero contro l’approvazione di questo testo: “con la dichiarazione della fondazione di Israele del ’48, i Padri Fondatori avevano optato per una lettura molto più aperta del senso dello Stato d’Israele. Nella dichiarazione vi era un’attenzione rivolta al principio di uguaglianza a prescindere dalla fede, dalla lingua e dalla razza. Per citare testualmente: ‘lo Stato d’Israele garantirà la completa uguaglianza sociale dei diritti politici di tutti i suoi abitanti al di fuori dell’affiliazione religiosa, di razza o di genere’”. E, in aggiunta a questo, si chiedono gli oppositori, che senso ha fare una legge per ribadire principi e fatti che sono già espressi e ribaditi in altre leggi? A titolo d’esempio, valga il fatto che nella State Nation Law si ribadisce che Gerusalemme è la capitale d’Israele.

Tuttavia, bisogna anche entrare nell’ottica dei sostenitori della legge. Ci sono ragioni che hanno spinto Netanyahu e i suoi sostenitori a votare questa legge. Prima di tutto, ci spiega Maggiolini: “La legge odierna istituisce un legame più immediato fra l’appartenenza religiosa ed etnico-linguistica e lo Stato, definendo Israele nel senso di Stato nazionale, stabilendo unicamente il principio di autodeterminazione al popolo ebraico”. Questa intenzione è data dalla lettura che Netanyahu e il suo partito vuole dare al ruolo di Israele nel mondo: “in gioco non è lo Stato di Israele e della sua missione storica, ma l’interpretazione della qualità di questa missione. Per Netanyahu era fondamentale l’associazione fra Stato-nazione ed ebraicità. Lo Stato d’Israele realizza, così, il proprio diritto della Nazione ebraica, con tutto quello che riguarda la propria simbologia; ha come missione quello di mantenere il legame storico con la diaspora, stabilisce la preminenza del calendario ebraico, indica che le festività civili e religiose sono quelle dello Stato, concede alle minoranze la possibilità di celebrare le proprie festività e fissa la propria lingua ufficiale: l’ebraico”. E aggiunge: “È un modo chiaro di interpretare lo Stato. De facto, questa legge non cambia immediatamente la vita. Tuttavia per una parte della popolazione occorre considerare come questa legge andrà ad applicarsi. Solo capendo che cosa significherà ‘special status’ riguardo alla lingua araba, potremo capire come e se cambieranno le condizioni per la popolazione arabo-israeliana”.

E che cosa succede a livello internazionale, come si inserisce questa legge nel contesto dei trattati e degli accordi? È una domanda a cui è impossibile dare risposta. Ma quello che si può fare è cercare di capire che cosa questa legge permetta di fare a Netanyahu: “questa legge non fa che stabilire ulteriormente i paletti che verranno posti nella prospettiva di Netanyahu sotto la sua direzione politica. Questa è una legge interna dello Stato di Israele. È stato messo un paletto simbolico molto forte, che non può più venire discusso come prima: c’è una legge chiara, non più varie leggi, che raccoglie secondo una gerarchia quali sono i punti fondamentali della Nation State Law”.

Allo stesso modo è difficile capire quali saranno le reazioni internazionali. Come ci dice Maggiolini: “È molto difficile che ci saranno reazioni concrete da parte del mondo arabo. Dovessero esserci, non penso sarà per questa legge. Allo stesso modo, è difficile pensare a particolari reazioni sul fronte internazionale. La stessa Mogherini si è limitata a esprimere stupore e preoccupazione per il processo di pace. E da USA e Russia non arriverà niente, così come, presumibilmente, dall’Arabia Saudita, che in politica estera è molto vicina agli Stati Uniti”.

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