mercoledì, gennaio 17

Israele: Benjamin Netanyahu e l’ ‘ipocrisia europea’ Dopo la visita a Parigi a Emmanuel Macron, il Premier israeliano ha oggi incontrato Federica Mogherini e i Ministri degli Esteri UE

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Si è svolto questa mattina a Bruxelles il vertice tra il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ Alta Rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’ Unione Europea, Federica Mogherini. A Bruxelles, Netanyahu ha inoltre incontrato i Ministri degli Esteri di tutti i Paesi UE. Al centro, la decisione del Presidente americano Donald Trump di spostare la sede dell’ ambasciata statunitense in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. Decisione che ha scatenato una nuova intifada palestinese oltre che le critiche da parte di numerosi attori della comunità internazionale e le minacce dell’ Isis e di Al Qaeda. Oltre l’ Iran, la Turchia di Erdogan, la Russia di Putin che ha messo in guardia da ‘eventuali possibili conflitti’, anche numerosi Paesi europei non hanno accolto favorevolmente l’ annuncio di Trump.

Tra questi la Francia di Emmanuel Macron, dove, peraltro, ieri, Netanyahu si è recato. Non poca tensione si è registrata tra i due leader politici durante il summit: il Premier dello Stato ebraico ha difeso la scelta degli Stati Uniti affermando che «Parigi è la capitale della Francia; Gerusalemme è la capitale di Israele. È stata la capitale di Israele per 3000 anni e dello stato ebraico negli ultimi 70 anni».  Alla vigilia del viaggio Netanyahu ha inoltre denunciato il «doppio standard europeo», un’ ipocrisia che si concretizzava nell’ assoluta mancanza di presa di posizione da parte UE sugli attacchi subiti da Israele.

Per comprendere meglio la natura del contrasto tra alcuni Paesi europei e Israele, abbiamo chiesto al Professor Ugo Volli che attualmente presiede il corso di laurea magistrale in Comunicazione e culture dei media dell’Università di Torino. Sulla decisione di Trump, non ha dubbi nel dire che era «da lungo tempo attesa e che faceva parte del programma elettorale di Trump come dei precedenti Presidenti. L’ unica differenza, rispetto ai suoi predecessori, è che Trump non imbroglia i suoi elettori e quindi fa quel che dice. Il punto fondamentale consisteva nel fatto che c’era una legge di 22 anni fa, ribadita con grande maggioranza al Congresso, e un forte impegno nella campagna elettorale. Se siamo seri, abbiamo a che fare con un atto dovuto e non con una grande sorpresa. Quando l’ Ambasciatore turco o quello italiano va a presentare le credenziali al governo, si reca a Gerusalemme; di fatto, nessuno contesta davvero che quella sia la capitale d’ Israele. A Gerusalemme si trovano gli organismi di funzionamento dello Stato».

« È stata la capitale di Israele per 3000 anni e dello stato ebraico negli ultimi 70 anni. Gerusalemme è stata la capitale di Israele per gli ultimi settant’ anni. Quanto il presidente Trump ha fatto, è mettere i fatti sul tavolo. La pace è basata sul riconoscimento della realtà. Ora c’è uno sforzo dell’amministrazione Usa di portare avanti una nuova proposta di pace. Penso che dovremmo dare un’opportunità alla pace. Guardare ciò che viene presentato e vedere se si può andare avanti» ha dichiarato Netanyahu. Secondo lei la mossa di Trump può effettivamente produrre un avanzamento nel processo di pace?

Il discorso di Netanyahu è molto acuto secondo me nel senso che quello che viene chiamato, da vent’ anni, almeno da quando è fallito ‘Oslo’, ‘processo di pace’ è stato una narrazione onirica, una pura illusione, con lunghi momenti in cui non succedeva niente ed altri in cui avvenivano finte trattative che non portavano a niente. E’ stata dunque una cosa totalmente priva di realtà, come se non ci fosse uno scontro, ma che ci fosse un ‘processo di pace’. Tutto questo si basa sul fatto che l’ Autorità Palestinese rifiuta di riconoscere i risultati di una guerra, nei fatti, perduta, procedendo in maniera revanscista, nella convinzione di poter ottenere un rovesciamento della storia che sarebbe analogo a quello che l’Italia potrebbe pensare di ottenere se dicesse che rivuole l’ Istria. Per fare questo, si avvantaggia dell’ appoggio, in questo momento, degli Stati Europei mentre fino all’ anno scorso di quello degli Stati Uniti.  Il problema è che Israele non è disposto a cedere sulla sua sicurezza e non è disposto a far finta di aver perso le guerre che ha vinto. Quindi il solo modo per ripartire veramente è prendere atto di quella che è la realtà e cioè che Gerusalemme è effettivamente la capitale d’ Israele; che Israele ha la forza e la volontà per difendere il proprio popolo e i propri confini, dichiarandosi disponibile a discutere della sistemazione di quegli arabi che vivono in quelle terre. Quello che fanno gli europei, che ha fatto Macron, che ha fatto Mogherini e che faceva Obama, è cercare di forzare Israele ad ignorare la propria sicurezza e ad infliggersi, da solo, una sconfitta. Questo non è possibile, Trump ne prende atto e questo potrebbe segnare l’ inizio di un percorso diretto realmente verso la pace. La soluzione ‘a due Stati’ dipende da come sono i due Stati: se lo Stato Palestinese non controlla i confini orientali di Israele da dove arrivano minacce terroristiche, se lo Stato è demilitarizzato e se ci sono le condizioni per far vivere a casa loro ebrei e arabi di quella regione, è possibile che ci sia la soluzione a ‘due Stati’.

«Anche se ancora non abbiamo un accordo, questo è quello che credo accadrà in futuro: la maggior parte dei Paesi europei sposteranno le loro ambasciate a Gerusalemme, riconoscendola come capitale di Israele, e si impegneranno con forza, con noi, per sicurezza, pace e prosperità» questo l’ auspicio del Premier israeliano Benjamin Netanyahu, a Bruxelles, per partecipare ad una colazione informale con i ministri degli esteri Ue. «Il premier Benyamin Netanyahu stamani ha detto di aspettarsi che altri Paesi spostino le loro ambasciate. Può tenere le sue aspettative per altri, perché dai Paesi Ue questo non avverrà» la replica di Federica Mogherini, alto Rappresentante UE per la politica estera e di sicurezza. Che tipo di posizione è quella assunta dai Paesi Ue?

Va detto che è una posizione non assunta da tutti i Paesi dell’ Unione Europea, ma da una certa parte dei Paesi di un’ Unione Europea che si sta sfasciando. In questo, i Paesi dell’ Europa orientale non condividono le posizioni ‘filo-islamiche’ di Mogherini, sia per quanto riguarda l’ immigrazione sia per quanto riguarda Israele. Sono i Paesi del gruppo Visegrad, ma in maniera crescente anche, ad esempio, l’ Austria. C’è poi una situazione in Germania che non è così tranquilla. L’ Italia andrà al voto il prossimo marzo. C’è dunque un’ Europa perdente in questo momento. Il secondo punto su cui credo valga la pena riflettere è questo: la Mogherini, oltre che Obama ed altri, si rifiuta non solo di considerare Gerusalemme unificata, ma si rifiuta altresì di spostare le ambasciate anche in quella che viene definita Gerusalemme Ovest. I cittadini italiani così come quelli americani che vivono o sono nati a Gerusalemme Ovest, hanno sul passaporto l’ indicazione ‘zzzzz’. Questo riguarda una riserva di riconoscimento che non ha niente a che vedere con quanto successo negli ultimi cinquant’anni. E’ qualcosa che riguarda i risultati della guerra d’ Indipendenza di Israele e che, dunque, riguarda il ’48-’49 . Quelli che si rifiutano di spostare l’ ambasciata sembrerebbero volere, senza dichiararlo in maniera esplicita, ritornare ad una divisione del Mandato britannico, che fu immaginata dall’ Assemblea generale dell’ ONU del 1947, rifiutata immediatamente dagli Stati arabi, e che faceva di Gerusalemme un’ enclave internazionalizzata. Allora, è chiaro che il Vaticano ha molto interesse ad avere Gerusalemme come ‘spazio non statale’ perché spera di affermare il suo diritto sui Luoghi Santi. Per quanto riguarda gli Stati che hanno uno sguardo più laico, questo è un gesto di mancanza di realismo totale: non si è mai discusso, in realtà, su come si dovesse dividere eventualmente Gerusalemme, ammettendo che questo fosse un obiettivo auspicabile; si sta discutendo su uno schema in cui Israele è la metà scarsa di quello che è oggi e Gerusalemme ‘internazionalizzata’.  Questo spiega il discorso di Netanyahu il quale sta sostenendo che Trump ha semplicemente preso atto di una cosa accaduta non cinquanta, ma settant’anni fa. Allora è possibile che alcuni Stati europei continuino a non volere spostare l’ ambasciata a Gerusalemme, ma questa loro politica non li pone come eventuali protagonisti del Medioriente come spera Macron.

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