domenica, novembre 19

Israele: aumenta la tensione con il fronte sciita «In Siria, dove si ritira l'Isis, entra l'Iran. E questo mina la nostra sicurezza e destabilizza il Medio Oriente» .

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Secondo quanto riferito dal network israeliano Canale 10, sulla base di informazioni giunte dalla Siria, sarebbero stati lanciati dalle batterie missilistiche di tipo SA 5 siriane dei missili contro aerei dello Stato ebraico che, nella giornata di domenica, erano in attività nello spazio aereo libanese. Sebbene non confermati, i missili non avrebbero colpito alcun aereo israeliano. «Consiglio vivamente ai nostri vicini a nord di non metterci alla prova e di non lanciare minacce perché noi le prendiamo molto sul serio» ha commentato il Ministro israeliano della difesa Avigdor Lieberman, pur senza alcun riferimento esplicito all’ episodio sopra citato.

Secondo le fonti siriane, non avvalorate da Gerusalemme, alcuni jet israeliani avrebbero sorvolato, a bassa quota, la città libanese di Sidone, nella parte meridionale del Paese. La tensione tra Israele e Libano sarebbe concomitante all’ enorme esercitazione in corso effettuata dall’ esercito dello Stato ebraico nell’ area dell’ Alta Galilea e all’ accusa, scagliata contro Israele, risalente a giovedì scorso, di aver bombardato un sito militare, con molta probabilità adibito alla produzione di armi chimiche e dei missili destinati ad Hezbollah.

Il comando dell’ esercito siriano ha reso noto che l’attacco, che avrebbe causato la morte di due soldati, si sarebbe verificato alle 2:42 ora locale, nei pressi della città  di Masyaf, che, secondo gli analisti militari, ospiterebbe un ramo dell’agenzia governativa responsabile dello sviluppo e della produzione di armi e missili di precisione. Amos Yadlin, un ex capo dell’intelligence militare israeliana, in un Twitter, ha spiegato che «la struttura a Masyaf produce anche armi chimiche e barili esplosivi che hanno ucciso migliaia di civili siriani».

«Consiglio loro» – ha aggiunto Lieberman – «di non entrare in un confronto con lo Stato di Israele perchè per loro finirebbe molto male». L’ ipotetico confronto, qualora si aprisse, sarebbe molto pericoloso per una regione come il Medioriente, già fortemente instabile e lacerata dal conflitto interno al mondo islamico tra sunniti e sciiti. In questa direzione, sembra andare anche i recenti sviluppi dei rapporti tra Tel Aviv e Riad, suffragati, secondo diversi quotidiani nazionali e internazionali, da un incontro segreto tra il nuovo Principe ereditario al Trono Mohammad Bin Salman e le alte sfere governative dello Stato ebraico. L’ Iran, grande alleato della Siria, si configurerebbe, comunque, l’ antagonista principale. «In Siria, dove si ritira l’Isis, entra l’Iran. E questo mina la nostra sicurezza e destabilizza il Medio Oriente» ha incalzato Benjamin Netanyahu.

E l’ Iran, arcinemico tanto di Israele quanto degli Stati Uniti, «sarebbe sul punto di firmare un accordo con il Presidente siriano Bashar al-Assad che gli consentirebbe di mantenere le proprie infrastrutture militari in Siria per lungo tempo». Queste le parole del Ministro dell’ intelligence e dei trasporti israeliano, Yisrael Katz, il quale ha precisato che qualora non venisse fermato, l’ Iran potrebbe costruire “un porto, un aeroporto e una base militare” in Siria. L’ accusa rivolta alla Repubblica Islamica da parte del Ministro Katz, è in linea con quanto lo Stato ebraico, a più riprese, ha denunciato alla Comunità Internazionale e cioè il pericolo che l’ Iran possa, mediante milizie sciite affiliate, ad esempio Hezbollah, insediarsi sulle Alture del Golan.

Intervenendo all’ International Institute for Counter-Terrorism Conference a Herzliya, Katz ha sostenuto che «le lezioni della Corea del Nord insegnano che le dittature che lavorano verso le capacità nucleari portano ad un cambiamento globale: la soglia nucleare viene superata e le regole del gioco cambiano: l’Iran è la nuova Corea del Nord e dovrebbe essere ostacolata adesso, così da non avere rimpianti in futuro».

Per questo motivo, il Ministro dell’ intelligence e dei trasporti israeliano ha invitato il Primo Ministro, Benjamin Netanyahu, a chiedere al Presidente statunitense, Donald Trump, di modificare o annullare l’ accordo sul nucleare iraniano. In un’intervista rilasciata il 22 agosto sull’Iran IRINN TV, il capo dell’Organizzazione per l’Energia Atomica dell’Iran, Ali Akbar Salehi, ha rivelato che il suo popolo aveva versato cemento in alcuni tubi esterni al reattore nucleare di Arak per ingannare gli ispettori internazionali, ma aveva non disabilitato il suo nucleo. «Se vogliamo, possiamo iniziare ad arricchire l’uranio al 20% entro cinque giorni e questo è molto significativo» aveva detto Salehi.

Yuval Steinitz,Ministro dell’ energia israeliano, ha dichiarato: «L’accordo sul nucleare è stato una sciagura non solo perché l’Iran continua a lavorare per dotarsi dell’arma atomica, ma perché quell’accordo, fortemente voluto dall’ex presidente Usa Barack Obama, ha ‘sdoganato’ l’Iran, illudendosi che potesse divenire un soggetto di stabilizzazione in Medio Oriente. Ma la realtà va nella direzione contraria: l’Iran vuole realizzare il suo impero nell’area, divenire la potenza egemone e questo Israele non può permetterlo».

Ecco che il rinforzato legame tra Siria e Iran non può che rendere insofferente Israele il quale, nonostante tutto, sin dalle prime fasi della guerra in Siria, ha inaugurato il programma “Good Neighbors“, ossia “Buoni vicini”, per garantire l’ assistenza medica sia ai civili che ai combattenti siriani attraverso il Golan. Programma che, nel tempo, ha avuto una forte propulsione sino a prevedere anche l’ invio di rifornimento di vario genere, dai generi alimentari al greggio in quelle aree al confine con la Siria, ancora sotto il controllo dei ribelli. Nonostante il governo israeliano abbia più volte sottolineato l’ importanza umanitaria del “Good Neighbors”, in realtà, secondo lo Washington Post, lo scopo sarebbe ben diverso: dare vita ad una zona franca in Siria, quasi un cordolo difensivo contro Hezbollah che, ultimamente, sembra, insieme a Teheran e Damasco, accumulare successi nell’ ambito del conflitto siriano. Il Washington Post afferma, inoltre, che è proprio grazie all’ appoggio di Israele, che i ribelli sunniti rimangono saldi nelle loro posizioni al confine e che, dal canto suo, lo Stato ebraico si avvantaggerebbe di informazioni di intelligence più attendibili.

Yuval Steinitz, Ministro dell’Energia e delle Risorse idriche, ha evidenziato come «da tempo e in ogni consesso internazionale denunciamo la pericolosità del regime iraniano e la sua determinazione ad assumere una posizione di comando in Medio Oriente. Non si tratta solo del dossier nucleare. Non c’è Paese del Medio Oriente in cui Teheran non ha allungato i suoi tentacoli, direttamente, come in Siria, Iraq e Yemen, o indirettamente, come in Libano attraverso Hezbollah o a Gaza con Hamas».

Per discutere delle prospettive future del teatro siriano, Netanyahu, accompagnato dal capo del Mossad Yossi Cohen, si è recato in Russia, sponsor tanto della Siria quanto dell’ Iran. I risultati favorevoli conseguiti nell’ultimo periodo da Assad, appoggiato da Mosca, Teherean e Ankara, sembrano far prevedere il suo mantenimento al potere, dando, potenzialmente, atto a quello che molti chiamano “la mezzaluna sciita”, fortemente avversa ad Israele. La Russia dovrebbe, dal punto di vista del Premier israeliano, contenere l’ avanzata degli Ayatollah che fanno «degli sforzi enormi per rafforzare la propria presenza in Siria e ciò rappresenta una minaccia per Israele, per il Medio Oriente, e credo per il mondo intero. La comunità internazionale sa che quando diciamo qualcosa la facciamo anche». Dal canto suo, Putin sa quanto gli torna utile l’ alleato iraniano: è quello che appoggia a terra, insieme ad Hezbollah, le truppe di Damasco e, a fronte degli ultimi avvenimenti, è un alleato contro Washington. Inotlre, potrebbe rivelarsi fondamentale per gli equilibri futuri del Medioriente.

Pertanto,ha sottolineato Netanyahu, «non possiamo dimenticare nemmeno per un minuto che l’Iran minaccia ogni giorno di annientare Israele». E se la progressiva sconfitta dell’ Isis pare procedere decisa e l’ esercito di Assad si appresta a riconquistare Deir Azzor, senza considerare l’ avanzata delle milizie Pasdaran iraniane nel Golan siriano con l’ obiettivo di realizzare una sorta di corridoio che gli consenta la possibilità di muoversi liberamente tra Siria e Iraq e giungere al confine con Israele, è possibile che l’ ipotesi di un conflitto tra Teheran e Gerusalemme, supportata dagli Stati Uniti, non rimanga tale.

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