sabato, luglio 21

Isis: sconfitta sul campo, lunga vita sul web? Black out dell’Isis sui social, ne parliamo con Lorenzo Marinone, analista MENA del Cesi

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Tra il 22 e il 23 novembre l’ISIS è rimasto per la prima volta in silenzio sui social. Questa è la notizia riportata da più agenzie italiane e straniere, tra cui ‘Askanews’, ‘Rappler’, ‘The Australian’, ‘Al-Arabya’, ‘Today’ e ‘Pressreader’. Il black out è durato dalle 8 del mattino dello scorso mercoledì fino alle 9 del mattino del giorno seguente. Un silenzio senza precedenti, secondo gli esperti.

L’autoproclamato Califfato da sei anni segue una prolifera campagna propagandistica su Twitter, Telegram etc…Da anni queste piattaforme pubblicano quotidianamente notizie militari e rivendicazioni di attacchi terroristici in più lingue, ma lo scorso mercoledì l’Isis è stato attivo online solo 30 minuti e ha annullato la sua abituale comunicazione quotidiana sul web, interrompendola fino a giovedì.

Il black out dell’organizzazione conferma una generale flessione della sua attività sul web registrata nell’ultimo periodo. Sostiene, infatti, Charlie Winter, ricercatore presso l’International Center for the Study of Radicalisation and Political Violence – Centro internazionale per la radicalizzazione e la violenza politica – , che nelle ultime settimane la produzione online dell’ISIS è rallentata in maniera significativa. In assenza di un territorio dove poter localizzare la minaccia, è di conseguenza possibile che lo Stato Islamico diventi sempre più difficile da individuare, e che il campo di battaglia diventi sempre di più il web. E’ dello stesso parere anche Lorenzo Marinone, analista esperto di Medioriente e Nord Africa del Cesi – Centro Studi Internazionali – , secondo il quale: “..è gia da un anno e mezzo che si è registrata una flessione della produzione mediatica dell’ISIS in termini di quantità. Il black out dello scorso mercoledì si inserisce in una tendenza ben consolidata ormai da tempo, nonostante non sia mai avvenuto prima d’ora un silenzio durato 24 ore”.
Spiega, inoltre, Marinone che “..l’Isis ha sviluppato una capacità mediatica molto valida non solo in termini di potenza e frequenza, ma anche in termini di diversificazione. L’organizzazione, infatti, conta su distinte tipologie di propaganda, ovvero programmi radio, riviste.. immagini varie”.

La produzione online dell’organizzazione terroristica è, infatti, assai poliedrica. Utilizza riviste, comunicazioni lampo, immagini e video su diverse piattaforme. E’ una rete multidimensionale e forse gli ultimi sviluppi militari in Siria e in Iraq hanno inciso sull’andamento dell’Isis sul web.
La complessità e la particolare struttura della propaganda Isis online sono due caratteristiche che la rendono un nemico davvero difficile da annientare. Spiega l’analista Marinone che la struttura propagandistica conta di fatto su due livelli base. Da un lato, vi è un livello ‘centrale’ che attinge da “.. case mediatiche direttamente controllate da elementi dello Stato Islamico, come Al-Hayat Media Center o Amaq”.

Secondo l’esperto, questo primo ramo dell’attività Isis sul web è gestito e alimentato da elementi interni allo Stato Islamico, come i suoi miliziani, o da elementi che hanno accesso e diretto contatto con le fonti primarie. Il secondo livello della macchina propagandistica Isis, invece, sarebbe molto più esteso. Non si baserebbe, infatti, su fonti di prima mano, bensì si occuperebbe di rilanciare, condividere e spalmare sui diversi social le comunicazioni pubblicate dalle fonti primarie, o comunque dal primo livello strutturale. Secondo Marinone, questa seconda dimensione consentirebbe all’organizzazione di avere un’essenza ancor più vasta, capillare e complessa, permettendogli una penetrazione e diffusione ancor più facile ed efficace. “…Questo secondo livello di propaganda è costituito da persone, ma anche da banali account automatici, nel caso di Twitter ad esempio”, spiega Marinone, “..che riprendono le informazioni pubblicate dai canali ufficiali” e le condividono automaticamente.

Considerando, dunque, la complessità e la struttura dell’apparato mediatico Isis, secondo l’esperto, il black out dello scorso mercoledì sarebbe dovuto a un mancato diretto contatto con le fonti primarie del suo primo livello, ovvero con i miliziani dell’ISIS o con persone che sono in diretto contatto con loro.
E’, dunque, inevitabile collegare questa mancata comunicazione nel sistema mediatico alle difficoltà che l’Isis oggi sta incontrando in Siria e in Iraq, secondo l’analista del Cesi. Il Califfato ha perso, infatti, la maggior parte dei territori sotto il suo controllo nei due Paesi, come conferma l’agenzia araba ‘Asharq Al-Awsat’. Ad oggi, secondo Asharq Al-Awsat, in Iraq la presenza dei militanti jihadisti sarebbe riconducibile all’area desertica a ovest, al confine con la Siria. D’altra parte, secondo quanto riportato da MiddleEast Eye lo scorso 3 novembre, sia in Iraq che in Siria le forze militari locali, con l’aiuto della coalizione internazionale guidata dagli USA, starebbero portando avanti assalti simultanei a Deir Ezzor, nella Siria orientale, e ad Albu Kamal nell’Iraq occidentale. Stando a quanto pubblicato dall’agenzia araba, l’Isis starebbe subendo duri colpi.

Le sue ultime roccaforti in Iraq e in Siria, rispettivamente Al-Qaim e Deir Ezzor, sarebbero state riconquistate. Scrive, infatti, l’agenzia araba che, secondo quanto dichiarato dal portavoce del colonnello statunitense, Ryan Dillon, prima che venisse riconquistata, la città irachena di Al-Qaim contava tra 2000 e 3000 combattenti, mentre la città di Abu Kalm ne contava circa 2000.
Nonostante le vittorie militari della coalizione, sembra però che l’Isis continuerà ad essere una minaccia in grado di realizzare attacchi terroristici in Occidente e in Oriente. Spiega, infatti, Lorenzo Marinone che “…non si deve pensare che, una volta venuto meno il pieno e totale controllo territoriale dell’Isis in Siria e in Iraq, in parallelo sparisca anche la sua capacità di fare propaganda tramite i social”.

L’organizzazione, nel corso della sua storia, ha goduto di una forte evoluzione in termini di struttura e propaganda online. Questa sua crescita ha reso l’Isis una minaccia bidimensionale o un mostro a due teste, secondo come la definisce l’Onorevole Andrea Manciulli, Presidente della delegazione italiana NATO. Da un lato l’Isis esercita un controllo effettivo su un territorio delineato, dall’altro è riuscito a penetrare e ad ampliare la sua area di influenza grazie al web, arrivando ad attirare seguaci in un territorio esteso e non identificabile. Pertanto, la minaccia agisce su due dimensioni interconnesse, ma non mutualmente dipendenti. Questo vuol dire che, anche se in Siria e in Iraq l’Isis verrà eliminato, la sua attività sul web e i rispettivi processi di radicalizzazione – volti a raggiungere l’estremismo violento – continueranno.

A tal proposito, secondo l’analista del Cesi “…dobbiamo aspettarci un cambio e una rimodulazione del focus della propaganda dell’ISIS. Se io non posso raccontare le mie vittorie sul campo in Siria e in Iraq, devo poter raccontare altro”. Pertanto, il black out dello scorso 23 novembre non indica la fine della propaganda Isis online, ma un cortocircuito temporaneo dovuto alle sconfitte sul campo. Indicherebbe, inoltre, un periodo di rimodulazione volto ad identificare nuovi focus da proporre ai followers dell’Isis sul web. Intransigenza, violenza e duttilità sono forse i tre aggettivi che si addicono a questa minaccia che da ormai 6 anni ha messo in difficoltà gli apparati di sicurezza europei, occidentali e internazionali.

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