Politica Analisi

Esteri: il Punto

Isis, distrutto il più grande giacimento di gas in Siria

Attentato Israele contro i militari: nove persone arrestate. Scandalo hacker, Russia smentisce ancora

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L’ISIS torna a far male in Siria. Il gruppo jihadista ha colpito il maggiore giacimento di gas naturale nella regione centrale del Paese. Fonti del ministero siriano del petrolio confermano che il sito di gas naturale di Hayyan, a est di Homs, è stato gravemente danneggiato, mentre dall’ISIS si parla di impianto distrutto. In merito a questa notizia però da parte siriana tutto tace. Si sa solo che il pozzo di gas naturale prima del 2011 arrivava a produrre al giorno più di tre milioni di metri cubi di gas. Nel frattempo nel Paese continua l’offensiva per cacciare gli elementi dello Stato Islamico. Nella notte operazione delle forze speciali statunitensi contro l’Isis nel nord-est della Siria a sostegno delle forze curde impegnate nella conquista della città di Tabqa, a ovest di Raqqa. Secondo ‘al Mayadin‘, i militari americani hanno combattuto per ore e nello scontro sono stati uccisi numerosi miliziani dell’Isis e alcuni alti responsabili dell’organizzazione sono stati fatti prigionieri.

Sale nel frattempo l’attesa per i negoziati di Astana. E il presidente siriano Bashar al-Assad fa sapere, secondo il quotidiano britannico ‘The Independent‘, che il suo governo è pronto a negoziare ‘su tutto’, ma ha sottolineato che non è ancora chiaro chi rappresenterà l’opposizione.

Nove persone invece sono state arrestate dalla polizia israeliana a Gerusalemme est riguardo l’indagine sull’attentato compiuto ieri da un camionista palestinese che ha investito un gruppo di militari ed è poi stato ucciso. Secondo una portavoce della polizia, tra i fermi ci sono cinque congiunti dell’attentatore, Fadi al-Qanbar, che secondo le autorità era vicino all’ISIS. Il premier Benjamin Netanyahu e il Consiglio di difesa in serata hanno deciso che saranno autorizzati arresti amministrativi di sostenitori o di simpatizzanti dello Stato islamico. Inoltre, il livello di allerta in città e in tutto il Paese è stato innalzato già da ieri.

La Russia torna a parlare del presunto hackeraggio nelle ultime elezioni presidenziali negli USA e nega ancora una volta ogni coinvolgimento nella vicenda. Ma non solo, si dice ‘stanco’ di queste accuse ‘senza fondamento’ e ‘poco professionali’ che assomigliano ad una ‘caccia alle streghe’. A dirlo il portavoce di Putin, Dmitri Peskov. Ancor più dura la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova: «Mi pare che gli ‘hacker russi’ se veramente hanno violato qualcosa in America si tratta di due cose: il cervello di Obama e naturalmente il rapporto stesso sugli ‘hacker russi’». Il Cremlino intanto fa sapere che un incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump «sarà organizzato in modo assai meticoloso e accurato, tenendo conto del fatto che si tratta di contatti dopo una fase molto tesa dell’evoluzione o piuttosto del degrado dei rapporti». A spingere per una riappacificazione l’ex presidente afghano Hamid Karzai: «Usa e Russia forse lavoreranno insieme per risolvere alcuni dei molti grandi e pressanti problemi del mondo. Sostengo la posizione di Donald Trump di migliori relazioni con la Russia. Questo è un bene per la pace e la stabilità dell’Afghanistan e del mondo».

E a lanciare un appello a Trump è, a sorpresa Abu Mazen, affinché si astenga dal trasferire la sua ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. L’agenzia ufficiale Wafa parla di una lettera inviata da Abu Mazen al nuovo presidente Usa che parla di un ‘impatto disastroso’ sul processo di pace nella regione con una decisione del genere. Abu Mazen inoltre ha mandato messaggi analoghi anche ai dirigenti di Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e all’Unione Europea.

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