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Irlanda del Nord: verso le elezioni dopo l’addio di McGuinness

Intervista a Riccardo Michelucci, esperto di questione nordirlandese

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Martin McGuinness, da circa 10 anni vice Primo Ministro dell’Irlanda del Nord, ha rassegnato le sue dimissioni. Il leader repubblicano, capo delegazione del partito Sinn Féin, ha preso la sua decisione in segno di protesta contro la Premier unionista Arlene Foster, accusata di aver utilizzato illecitamente soldi pubblici. Lo scandalo che coinvolge la leader del Dup (Partito Unionista Democratico), risalirebbe al periodo in cui la Foster ha ricoperto la carica di Ministro delle Finanze tra maggio 2015 e gennaio 2016. Le accuse a suo carico parlano di finanziamenti pubblici mobilitati a favore di aziende locali, nell’ambito del ‘Renewable Heat Incentive’, il programma statale di incentivi alla riconversione delle industrie più inquinanti. La decisione del leader repubblicano di lasciare l’Esecutivo è stata motivata dalla convinzione che la Foster si trovi in evidente conflitto d’interessi rispetto alle indagini che la vedono coinvolta.

La scelta di McGuinness, descritta nella lettera di dimissioni del 9 gennaio, manda in frantumi la coalizione di unità nazionale che sostiene il governo locale nordirlandese fin dagli storici Accordi di pace del Venerdì Santo del 1998. Da allora il ruolo di Primo Ministro e quello di vice sono strettamente collegati e questo rende l’addio del repubblicano, in carica da circa 10 anni, una seria minaccia per il destino della ‘power sharing‘ e la stabilità del Paese, a nemmeno un anno dall’ultima elezione dell’Assemblea. Già nel giugno 2016, dopo un solo mese dalle votazioni, l’esito del Referendum sulla Brexit aveva contribuito ad acuire i malumori all’interno della compagine governativa, contrapponendo in campagna elettorale i due maggiori partiti. In questo clima difficile si sono poi inserite le storie personali dei due leader di Stormont: McGuinness repubblicano legato all’IRA e Foster figlia di un poliziotto che la stessa organizzazione cercò di uccidere.

Ora le elezioni sembrano la soluzione più probabile e la stessa Foster ha dichiarato che lo scontro elettorale «sarà brutale». Sui rischi che l’attuale situazione presenta e sui possibili scenari futuri, abbiamo intervistato Riccardo Michelucci, giornalista, scrittore, esperto di Irlanda del Nord e autore del blog ‘Memoriastorica‘.

 

Quali sono, secondo lei, le ragioni alla base delle dimissioni del vicepremier Martin McGuinness?

Le dimissioni di McGuinness sono giunte dopo un lungo percorso di scontro e incomprensione tra i due partiti di maggioranza relativa dell’Esecutivo nordirlandese. La stessa questione della corruzione, di cui è accusata la Foster, legata ai finanziamenti pubblici del piano sulle energie rinnovabili, sembrerebbe un pretesto usato come leva dai Repubblicani per far terminare prematuramente l’esperienza di Governo. In realtà i repubblicani di Sinn Féin attendevano da tempo un’occasione per far implodere l’Esecutivo e poter, in questo modo, ridiscutere alcuni punti previsti dagli Accordi del venerdì Santo del 1998 e con essi tutto il percorso che ha condotto alla politica della ‘power sharing’ (la divisione di poteri tra le maggiori forza del Paese). Non a caso Gerry Adams, il Presidente di Sinn Féin, nel dare pieno sostegno alla decisione di McGuinness, ha denunciato l’atteggiamento provocatorio e arrogante del Dup, affermando come lo scandalo sia certamente grave, ma che ci sono questioni politiche sostanziali che hanno condotto alla rottura.

Quali sono tali motivazioni?

I rapporti tra Dup e Sinn Féin sono tesi da diverso tempo. Solo poche settimane fa, per fare un esempio, il partito unionista ha respinto la proposta di finanziamento ai programmi di lingua gaelica, questione culturalmente centrale per Sinn Féin. Da parte repubblicana, invece, si inizia a registrare un certo scontento nell’elettorato, che percepisce una sostanziale subalternità del partito nei confronti degli unionisti e denuncia la mancanza di uguaglianza nelle prospettive e negli obiettivi delle due comunità e, di conseguenza, nelle due organizzazioni. Occorre poi ricordare che il Primo Ministro e il suo vice, hanno affrontato la campagna per la Brexit da sponde opposte, dal momento che Sinn Féin era a favore dell’Ue mentre Dup no. In ultimo, ma non meno importante, c’è la storia personale che divide i due leader. Il padre di Arlene Foster, rischiò di morire in un attentato repubblicano compiuto da un compagno di Martin McGuinness. Quando poi, nel 1986 l’amico morì, il leader tenne un’emozionata orazione funebre che gli costa tuttora numerose critiche.

Quali scenari è lecito ipotizzare dopo le dimissioni?

Al momento le elezioni anticipate sembrano la via più probabile. Stando agli accordi di ‘power sharing’, che impongono la coabitazione, il vice Primo Ministro in Irlanda del Nord non è affatto una figura secondaria e la sua decisione potrebbe condurre alla caduta del Governo. Le regole istituzionali del Paese impongono, in caso di dimissioni, una settimana di tempo per eleggere un altro vice Premier, espressione del medesimo partito. Ma Sinn Féin ha dichiarato di non avere intenzione al momento di trovare un sostituto.

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