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Iridium e SpaceX di nuovo insieme per la grande avventura

Probabilmente il lancio del Falcon 9 avverrà il prossimo 14 gennaio

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Il 1° settembre 2016 non è stata una buona giornata per Elon Musk, perché dopo l’esplosione del Falcon 9, l’azienda SpaceX ha dovuto rifare qualche calcolo prima di annunciare che sarebbe tornata a volare con un nuovo lancio del vettore in programma dalla base militare californiana di Vandenberg. Solo qualche ora prima l’agenzia federale statunitense incaricata di regolare e sovrintendere a ogni aspetto riguardante l’aviazione civile negli Stati Uniti ha ripristinato la licenza, dando il via libera alla missione destinata a portare in orbita dieci satelliti della costellazione Iridium. Probabilmente il lancio avverrà il prossimo 14 gennaio. Chi aveva dato per certo che sarebbe avvenuto oggi si è sicuramente sbagliato.

L’incidente che aveva bloccato le attività dell’impresa di Hawthorne, California, è avvenuto a Cape Canaveral e fu causato da un difetto in uno dei serbatoi di ossigeno liquido nel secondo stadio del razzo distruggendo per forza di cose il carico costituito dal satellite israeliano per telecomunicazioni Amos 6, che tra le altre funzioni aveva quella di supportare il progetto di Mark Zuckerberg, per portare la connessione nei Paesi in via di sviluppo.

Musk è un sognatore. Quando qualcuno gli ha chiesto come ha realizzato la sua fortuna e come sia riuscito a implementare la poliedricità delle sue aziende, lui ha risposto: «Ho letto libri», affermando di aver investito il suo tempo e la sua intelligenza prima per ottenere un PhD in fisica presso la Stanford University e poi per consolidare le nozioni apprese investendo in aziende tra le più innovative al mondo. Insistiamo su questo argomento, prima di entrare in quello squisitamente informativo riguardante l’operazione che si svolgerà a breve dalla base situata in California nella contea di Santa Barbara, perché nel momento probabilmente più alto delle comunicazioni globali che certo hanno cambiato il mondo, sembra necessario sottolineare quanto ancora sia importante il valore universale della conoscenza rispetto all’approssimazione, come del resto sapientemente ha affermato qualche giorno fa il virologo del San Raffaele Roberto Burioni: «La scienza non è democratica» che in sostanza è solo la sintesi  -forse scheletrica- per dire che prima di dare un giudizio o esprimere un’opinione che poi rischia di influenzare il pubblico è indispendsabile essere a conoscenza della materia trattata e non illudersi di averne cognizione solo dopo un superficiale approfondimento.

In un’intervista pubblicata molti anni fa, Musk disse alcune parole importanti sulla ricerca spaziale, che poi consolidarono la sua vocazione nel settore: «Ci sono stati solo circa una mezza dozzina di eventi veramente importanti nei quattro miliardi di anni di storia della vita sulla Terra… Il prossimo grande momento sarà quando la vita diventerà multi-planetaria, un’avventura senza precedenti che aumenterà notevolmente la ricchezza e la diversità della nostra coscienza collettiva». E infatti il magnate americano –di origine sudafricana- nel giugno 2002 fondò la sua terza compagnia, la Space Exploration Technologies Corporation (SpaceX) per progettare e costruire i lanciatori spaziali parzialmente riutilizzabili Falcon 1 e Falcon 9 e i Dragon per il trasporto orbitale di persone e merci vantando, il 22 maggio 2012 di rappresentare la prima compagnia privata ad aver effettuato un servizio di rifornimento alla Stazione Spaziale Internazionale.

Quanto alla missione di cui stiamo raccontando, il piano è stato impegnativo, così come le modifiche ai contenitori di elio sistemati all’interno del serbatoio dell’ossigeno. Il carico imbarcato è di Iridium, che sta proponendo un programma di modernizzazione della propria flotta di satelliti utilizzati per servizi di comunicazione mobili. Il gruppo diretto da Robert H. Niehaus ha confermato la fiducia a Musk e il suo direttore finanziario Thomas J. Fitzpatrick ha detto che la società non ha mai dubitato circa la capacità di SpaceX per tornare alla messa in orbita delle sue piattaforme aggiungendo che le due società (Iridium e SpaceX) condividono un gusto per l’innovazione tecnologica anche perché molti degli stessi ingegneri presenti nelle due aziende hanno già consolidato una collaborazione assai valida.

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