martedì, agosto 21

Iraq: interesse politico italiano per stabilizzare l’intera regione Della Conferenza sulla ricostruzione in Iraq abbiamo parlato con Chiara Lovotti, ricercatrice per l’area MENA  -Middle East and North Africa- dell’ ISPI

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A Kuwait City si sono conclusi oggi i lavori della Conferenza sulla ricostruzione in Iraq  – tenutasi in concomitanza con  la riunione ministeriale della Coalizione contro l’Isis.  70 i Paesi con rappresentanti delle istituzioni, esperti, rappresentanti di ONG. Soprattutto hanno partecipato 2.300 rappresentanti di 1.850 aziende di tutto il mondo. L’obiettivo della Conferenza era attrarre  investimenti in Iraq nei settori dell’energia, e poi  sanità, istruzione, edilizia, comunicazioni, trasporti ambiente.  L’Italia è stata presente con una quindicina di aziende. 

La ricostruzione dell’Iraq, secondo le prime stime ufficiali dichiarate dal Ministero  iracheno per la Pianificazione, necessiterà 82,2 miliardi di dollari (circa 71,9 miliardi di euro), ma ci sono stime che si spingono a 107 miliardi di dollari22,9 miliardi di dollari a breve, 65,4 miliardi di dollari nel lungo periodo. I danni causati dal terrorismo ammontano a 46 miliardi di dollari. 150 i progetti d’investimento presentati.

Secondo il Commissario dell’UE per la Cooperazione Internazionale e lo Sviluppo, Neven Mimica, è necessario agire rapidamente per ricostruire il Paese, con la partecipazione di tutte le componenti sociali. L’occupazione dell’ISIS nel Paese è iniziata nel 2014, e dopo 4 anni  -nel dicembre scorso- il Primo Ministro iracheno, Haider Al-Abadi, ha dichiarato la caduta dello Stato Islamico. A distruggere il Paese, emotivamente e fisicamente, non è stata solo la presenza del gruppo terrorista in gran parte del territorio, ma anche gli aspri combattimenti tra miliziani ISIS e forze governative. La ripresa del controllo sulle aree conquistate dall’ISIS ha messo in ginocchio il Paese.

Ma come si inizia a ricostruire un Paese che è stato distrutto? Il primo step, e obiettivo della conferenza internazionale, è quello di trovare il sostegno economico e le risorse.  Secondo il Presidente del Fondo per la Ricostruzione iracheno, Mustafa Al-Hiti, i lavori sono partiti concentrandosi su necessità primarie – come acqua, elettricità, scuole – , ma l’Iraq, ad oggi, conta solo su un 1% delle risorse necessarie.  Bisogna però tener conto di un aspetto fondamentale. La ricostruzione del Paese è un compito complesso. Si tratta di una sfida su più fronti: politico, economico, infrastrutture e sociale.

L’impegno del Governo di Baghdad, e delle potenze regionali e internazionali, dovrà concentrarsi principalmente sulla ricostruzione del sistema politico e delle istituzioni con l’obiettivo di renderle più democratiche e inclusive.  Altro tassello per poter dare esito positivo alla complessiva ricostruzione del Paese, è la ricostruzione dell’identità irachena stessa. Il tessuto sociale è stato da sempre frammentato, e l’opposizione tra le minoranze etnico-religiose nel nord-ovest del Paese e il Governo centrale di Baghdad ha creato terreno fertile per l’insediarsi dello Stato Islamico.

La marginalizzazione e l’esclusione delle comunità minoritarie dal sistema iracheno rappresentano un problema a monte, e quindi preesistente all’avvento dell’ISIS in Iraq. Infatti, nel 2014 lo Stato Islamico ha  sfruttato la frammentazione e il malcontento sociale per affondare le sue radici. L’obiettivo degli sforzi iracheni e internazionali per ricostruire il Paese deve, quindi, concentrarsi sulla tutela di tutte le etnie e comunità irachene, includendole nel processo politico. Solo così sarà possibile prevenire e contrastare l’ascesa di un nuovo gruppo terrorista. Pertanto, il processo di ricostruzione dell’Iraq vede necessaria l’inclusione di tutte le minoranze etnico-religiose irachene, ovvero elementi fondanti alla base del patto sociale senza le quali il Paese crollerebbe di nuovo. Il 12 maggio si terranno le elezioni, e sarà un appuntamento importante per vedere a che punto si trova la ricostruzione dello spirito nazionale.

Secondo quanto emerso in questi giorni l’Italia avrà un ruolo nella ricostruzione del Paese di primo piano. Chiara Lovotti, ricercatrice per l’area MENA  Middle East and North Africa– dell’ ISPI, l’Italia avrebbe reso noto il proprio interesse alla ricostruzione delle aree distrutte dell’Iraq, situate soprattutto a nord e a sud-ovest del Paese, dove lo Stato islamico era più radicato e dove la guerra ai suoi miliziani ha fatto registrare i danni maggiori. Continua, poi, l’esperta dell’ISPI dicendo che ..se quello italiano potrebbe sembrare un impegno di natura esclusivamente ‘tecnica’, in realtà bisogna ricordare che per l’Italia l’Iraq è sempre stato un punto di politica estera importante se non fondamentale. La stabilizzazione del Paese infatti ha riflessi su tutta la regione del Medio Oriente.

L’obiettivo italiano in Iraq è quello di risanare il Paese….investimenti economici e il sostegno a un processo politico inclusivo, che non faccia ricadere l’Iraq in una nuova escalation di violenza. Precisa, infatti, Lovotti che l’obiettivo italiano di stabilizzazione dell’Iraq (che ha visto presente e vede ancora presente un forte contingente militare italiano) si è sempre inquadrato nella cornice della lotta al terrorismo transnazionale, ed è interesse italiano stabilizzare il Paese perché si possa stabilizzare la regione. Ma anche la stabilità dell’economia irachena rientra negli interessi di Roma. Spiega, infatti, la ricercatrice dell’ ISPI che “la stabilizzazione irachena non è una questione che si esaurisce in Iraq, ma ha riflessi più ampi. Un Paese risanato sarebbe un Paese più stabile, in una regione dove si fatica a trovare tranquillità e dove le crisi sono ben lontane dall’essere risolte. La guerra siro-irachena degli ultimi anni ha investito tutti i Paesi del Mediterraneo, pensiamo ai flussi migratori, alle reti jihadiste transnazionali, al mutare degli equilibri internazionali “.  Pertanto, la ricostruzione economica, politica e sociale dell’Iraq è un obiettivo utile alla stabilità non solo del Paese, ma di tutta la regione, e rappresenta, di conseguenza, un interesse di tutte le potenze straniere ivi presenti, compresa l’Italia.

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