martedì, agosto 21

Iran: proteste, per la ‘Repubblica’, giunta l’ora della verità? Da giorni continuano le proteste. Quali le motivazioni? Quali gli obiettivi?

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Rouhani era il meno conservatore dei due candidati” – ci ricorda Parsa, riferendosi alle elezioni di sette mesi fa – “I riformisti hanno appoggiato il loro sostegno e incoraggiato la gente a votare per lui. Anche se molti hanno boicottato le elezioni, ha vinto il concorso. Tuttavia, come i suoi predecessori, Rouhani non poteva soddisfare le richieste della gente per un vero cambiamento”. Di per sè, rammenta Parsa, Rouhani «non è liberale come Khatami e molto meno liberale di Bani-Sadr. Ma, come Bani-Sadr, potrebbe essere rimosso dalla Guardia rivoluzionaria». Abolhassan Bani-Sadr fu il primo presidente del paese dopo la rivoluzione, un indipendente che cercò di tracciare un percorso moderato durante la crisi del 1979 quando i rivoluzionari catturarono 66 americani nell’ambasciata degli Stati Uniti a Teheran, ma a soli 16 mesi dalla sua elezione, venne messo sotto accusa dal Parlamento.  Mohammad Khatami, invece, fu eletto alla presidenza nel 1997: sebbene avesse annunciato diverse riforme, andò incontro alla reazione dell’ establishment.

E, prosegue il sociologo di Darkmouth,  “aveva promesso un disegno di legge per il popolo, ma il suo ministero di intelligence ha continuato ad arrestare e imprigionare i dissidenti. La libertà politica non si è espansa. Sebbene le donne non fossero represse come il periodo precedente, mancavano ancora dei diritti di base e continuavano a essere trattate come cittadini di seconda classe. Anche le condizioni per le minoranze religiose non sono cambiate”.

Riguardo all’ affermazione del Presidente circa la “libertà” del popolo di manifestare, Parsa non esita a ribattere che “di fronte alla rivolta su larga scala, Rouhani sembra un democratico, cercando di calmare la situazione, permettendo le proteste che dovrebbero essere legali secondo la costituzione dell’Iran. Tuttavia, il suo ministero dell’intelligence, le forze di sicurezza e la Guardia rivoluzionaria agiscono in modo molto diverso e usano una repressione massiccia”.

«Il popolo dell’Iran sta finalmente agendo contro il regime iraniano brutale e corrotto. Tutto il denaro che il presidente Obama follemente gli ha dato è finito in terrorismo e nelle loro tasche. La gente ha poco cibo, c’è grande inflazione e non ci sono diritti umani. Gli Stati Uniti guardano!» ha scritto in un tweet il nuovo inquilino della Casa Bianca Donald Trump, che un mese fa ha annunciato di voler spostare la sede dell’ ambasciata americana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme.

A fargli eco, il tweet del Vicepresidente americano, Mike Pence: «Il presidente e io non ripeteremo gli errori vergognosi del passato, quando altri hanno ignorato l’eroica resistenza del popolo iraniano nella lotta contro il crudele regime. la crescente resistenza del popolo iraniano dà speranza e fede a tutti coloro che combattono per la libertà e contro la tiranni. Non dobbiamo tradire queste aspettative».

Ma il regime, non appena è iniziata la protesta, memore delle rivolte della Primavera Araba, ha oscurato i social network usati dai manifestanti, impedendo a questi ultimi di organizzarsi e darsi degli appuntamenti. Questo, però, non ha scoraggiato chi sta tentando di aggirare le censure. A detta di Ali Hamedani, giornalista della Bbc , migliaia di iraniani avrebbero ricevuto in questi ultimi giorni, sui propri cellulari, un messaggio di minaccia, il cui mittente sarebbe un numero sconosciuto: «Se vi unirete alle proteste sarete accusati di attività rivoluzionaria“.

La repressione continua: più di 20 le vittime, più di 400 gli arrestati: «Alcuni degli arrestati hanno confessato di essere stati guidati dall’estero per creare disordini. Abbiamo le prove dell’interferenza dell’Arabia Saudita» ha spiegato il governatore della provincia centrale dell’Iran, Ali Aghazadeh. Inoltre  il capo della Corte Rivoluzionaria della provincia di Teheran, Moussa Ghazanfarabad, ha reso noto che alcune delle persone arrestate potrebbero essere accusate di Muharebeh, ossia di “guerra contro Dio”, un reato che prevede la pena di morte.

«Quale strada potrebbe prendere la democratizzazione dell’Iran: riforma o rivoluzione?» è la domanda alla quale Parsa tenta di rispondere nel suo ultimo libro. E basandosi sugli ultimi eventi, sostiene che “sembra che una rivoluzione sia già in divenire, anche se potrebbe non avere successo. Gli slogan sono rivoluzionari e gli attacchi alle forze di sicurezza, i simboli dei leader rivoluzionari e l’incendio di banche e proprietà del governo non puntano a una via riformista. È stato anche annunciato che il popolo di Izeh ha cacciato le forze di sicurezza e ha preso il controllo della città”.

Ma, come approfondisce bene nel suo libro, Parsa è convinto che l’ Iran, posto in paragone con Corea del Sud e Indonesia, sia più vicino al modello di quest’ ultima. Il motivo, secondo lo studioso, consisterebbe “nella differenza dalla Corea del Sud per le diverse arene economiche, politiche e socio-culturali. La Corea del Sud e l’Iran hanno avuto simili livelli di sviluppo nel 1979, ma nel 2009 il PIL pro-capite dell’Iran era meno di un terzo della Corea del Sud.. I leader sudcoreani non hanno rifiutato la democrazia in linea di principio. Tuttavia, i leader iraniani hanno rifiutato la democrazia a favore della teocrazia. L’economia dell’Iran è rimasta come quella dell’Indonesia, che non si è industrializzata, è rimasta dipendente dalla vendita di petrolio e ha avuto corruzioni e disuguaglianze diffuse. Suharto, il governatore indonesiano, ha respinto la democrazia e si è rifiutato di riformare. I leader iraniani hanno anche rifiutato di accettare riforme democratiche e di controllare virtualmente tutte le attività sociali e culturali delle persone, generando così molteplici conflitti”. 

Quali sviluppi può avere questa protesta, in quale direzione sta andando? “Le attuali politiche sembrano muoversi” – dice il sociologo – “nella direzione di una maggiore repressione. Queste politiche non suggeriscono alcun movimento verso il cambiamento secolare. Il cambiamento secolare significherebbe lo spostamento del carattere della Repubblica Islamica. Ciò sarebbe contraddittorio per un regime che afferma di avere radici divine e impone i comandi di Dio”. Il carattere della Repubblica Islamica era dunque la teocrazia, non la democrazia.

«Diversamente da Rohani non intendo insultare il popolo iraniano. Meritano di meglio iraniani coraggiosi invadono le strade. Vogliono la libertà. Vogliono le libertà fondamentali che vengono loro negate da decenni» e  «Iraniani e israeliani torneranno ad essere grandi amici» quando la repubblica islamica crollerà, come «accadrà un giorno» ha dichiarato il Premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Nuove sanzioni potrebbero essere inflitte dall’ Amministazione Trump contro l’Iran, ma questa volta potrebbero colpire i Guardiani della rivoluzione. Su questa eventualità si mostra scettico Parsa in quanto «la Guardia è stata spesso in grado di aggirare le precedenti sanzioni».

D’ altro canto, l’ Alto Rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, ha avvertito che «siamo stati in contatto con le autorità iraniane e ci aspettiamo che il diritto a manifestare pacificamente e la libertà di espressione siano garantiti, come conseguenza delle dichiarazioni pubbliche del presidente Rohani». Quel che è certo è che il 2018 può essere l’ anno della svolta per il Medioriente. Starà all’ Occidente, in particolare a Stati Uniti ed Europa, dimostrarsi all’ altezza, non compiendo gli errori del passato.

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