venerdì, luglio 20

Iran – Pakistan: il gasdotto della ‘pace’ o della discordia? «E’ probabile che gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita abbiano compiuto una sorta di sabotaggio»

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«Il Pakistan non e’ stato all’altezza degli accordi e non sta cooperando alla costruzione del gasdotto» ha tuonato il ministro del Petrolio iraniano, Bijan Zangeneh contro Islamabad. In un’ intervista rilasciata all’agenzia di stampa “Irna”, il ministro ha messo in chiaro che la Repubblica Islamica ha completato la sua parte di gasdotto (circa 900 km) fino al confine con il Pakistan ed e’ pronto a dare avvio alle forniture di gas ad Islamabad che tuttavia rimane molto indietro nella costruzione del suo tratto di competenza (circa 700km).

«E’ probabile che gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita abbiano compiuto una sorta di sabotaggio» ha affermato il ministro del Petrolio iraniano che avrebbe poi avanzato l’ ipotesi secondo cui il Pakistan avrebbe ricevuto pressioni per impegnarsi in altre opzioni tra cui un gasdotto proposto dal Turkmenistan, il TAPI (Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India) con una capacità di trasferire fino a 33 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Maksat Babayev, vice primo ministro del Turkmenistan responsabile dei settori del carburante e dell’energia, avrebbe annunciato il considerevole investimento saudita nella costruzione della TAPI. Sempre secondo Zangeneh vi sono difficoltà anche alla realizzazione del TAPI, un progetto in assoluta concorrenza – dice il politico iraniano – con quello da Teheran e appoggiato da Stati Uniti e Arabia Saudita: gli ostacoli rimanderebbero alle tensioni tra India e Pakistan.

A poco era servito l’ incontro tra il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif e il suo omologo pakistano Khawaja Muhammad Asif svoltosi a margine del 7 ° Heart of Asia – Conferenza ministeriale sul processo di Istanbul del 1 ° dicembre.

Protagonista, dunque, il ‘gasdotto della pace’ che prevedeva inizialmente il passaggio attraverso il Pakistan fino all’India, ma quest’ultima si chiamò fuori dal progetto nel 2009 anche su pressione di Washington con cui era in procinto di siglare un’ intesa sul nucleare civile. Il progetto, del valore iniziale di 7 miliardi di dollari (5,4 miliardi di euro), risale al 1989, ha come scadenza ultima il dicembre 2018 ed ha suscitato sempre molte perplessità visto che prevedeva la collaborazione tra l’Iran e due Paesi storicamente in lotta cioè India e Pakistan.  Il piano contemplava la realizzazione di una conduttura lunga 2.700 chilometri, capace di trasferire più di 20 milioni di metri cubi iniziali di gas giornalieri (per poi superare anche i 60) dai giacimenti iraniani della South Pars Special Economic Energy Zone (PZEEZ), attraverso il Golfo Persico, fino alle principali città pachistane come Nawabshah, Karachi e Multan, e da lì raggiungere Nuova Delhi. Nell’ ottica pachistana, la conduttura avrebbe contribuito per circa il 5% al PIL nazionale, creando 10.000 posti di lavoro durante la fase di costruzione e circa 3.000 in attività.

Era il marzo 2013, quando, al confine tra Iran e Pakistan, la bandiera iraniana e quella pakistana apparivano di fresca vernice dipinte su dei grandi tubi neri. L’ allora Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e l’ omologo pakistano Asif Ali Zardari inauguravano la targa che inaugura la fase finale della conduttura.

«La promozione dei legami economici fra Islamabad e New Delhi potrebbe migliorare i rapporti bilaterali tra le due nazioni, nonché la sicurezza regionale» aveva detto due anni fa Kamal Kharrazi, direttore del Consiglio strategico per le relazioni con l’estero di Teheran, che, nella stessa occasione, aveva ribadito la necessità per Teheran di rafforzare i legami con l’ India per “far fronte comune contro le pressioni straniere”. Nel giugno 2016, il ministro del Petrolio pachistano aveva annunciato che il completamento del gasdotto sarebbe stato raggiunto entro il 2018.

Ma le accuse di sabotaggio e rallentamento ‘volontario’ dei lavori ad Islamabad non giungono nuove. In numerose altre circostanze l’ Iran ha fatto presente alla controparte questo mal comportamento e quella, da par sua, aveva risposto dando la colpa alla poca fiducia degli investitori. «Continueremo a perseguire l’accordo attraverso canali legali, abbiamo speso miliardi di dollari nel progetto e le operazioni si sono bloccate. Tale atteggiamento è inaccettabile dai protocolli di commercio internazionale» questo uno dei tanti j’accuse del il ministro del Petrolio iraniano, Bijan Zangeneh. Anche il Presidente del Comitato per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano, Alaeddin Boroujerdi, aveva fatto presente il tema in un incontro con il presidente dell’Assemblea nazionale del Pakistan Sardar Ayaz Sadiq: «La sospensione del gasdotto della pace, che svolge un ruolo importante nello sviluppo della cooperazione in ambito energetico, non è giustificabile nella situazione attuale e speriamo che la parte pakistana intraprenda le azioni necessarie a tale riguardo».

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