lunedì, novembre 20

Iran: oggi si vota

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In Iran, oggi, quasi 57 milioni di cittadini sono chiamati alle urne sia per le 12esime elezioni presidenziali nella storia della Repubblica islamica, e per eleggere i rappresentanti nei Consigli municipali. La competizione su cui sono concentrati gli occhi del mondo è quella per il nuovo capo dello Stato: gli iraniani dovranno scegliere se andare avanti con il riformista Hassan Rohani o far tornare al potere i conservatori. Il principale rivale di Rohani è Ebrahim Raisi.

63.429 i seggi in tutto il Paese, 103 gli Stati in cui gli iraniani all’estero possono votare, 4 i candidati rimasti in lizza per la presidenza, ma la battaglia sarà tra due, 350.000 gli uomini della sicurezza dispiegati, 500 i giornalisti stranieri accreditati. Questi, in sintesi, i numeri di questa tornata elettorale.

La battaglia, si è detto, sarà tra Hassan Rohani e Ebrahim Raisi, uno scontro diretto tra i riformisti (di Rohani) e i conservatori (di Rasi). Gli altri 2 candidati ammessi dal Consiglio dei Guardiani    -erano 1.300 gli iscritti, di cui almeno 20 di rilievo, tutti scartati tolto 6, l’espulso di rilievo è stato il già due volte Presidente Mahmoud Ahmadinejad e ancora in corsa per la presidenza sono Mostafa Aqa-Mirsalim e Mostafa Hashemitaba. Si sono ritirati: Mohammad Baqer Qalibaf -a favore di Raisi- e Eshaq Jahangiri -a favore di Rohani.
Mirsalim è un conservatore, ingegnere che ha studiato in Francia e che è stato Ministro della Cultura a metà degli anni Novanta. 69 anni, ex consigliere di Khamenei quando questi era Presidente negli anni ’80, è assente dalla vita politica iraniana negli ultimi due decenni, ha un basso profilo pubblico. Hashemitaba è un riformista, è stato vice Presidente sotto Akbar Hashemi Rafsanjani e ha ricoperto il ruolo di Ministro dell’Industria pesante nei primi anni Ottanta. Già nel 2001 partecipò alle presidenziali con scarsi risultati, ancora in corsa, all’ultimo momento ha invitato anche lui i cittadini a votare per Rohani.

L’affluenza alle urne potrebbe essere decisiva. Tanto i candidati, quanto il leader supremo Ali Khamenei hanno lanciato un appello a una partecipazione massiccia al voto.
Gli elettori conservatori sono solitamente i più fedeli alle urne per cui, secondo diplomatici e analisti consultati dall’agenzia ‘Efe’, un’affluenza alta potrebbe far pendere la bilancia a favore di Rohani. Nel 2013, quando Rohani fu eletto la prima volta, la partecipazione fu del 73% circa. Secondo una recente rilevazione dell’agenzia di stampa di Stato ‘Irna’, l’affluenza potrebbe attestarsi intorno al 67%. Stando al sondaggio, il 27,8% è d’accordo con la visione delle cose dei riformisti, mentre il 23,3% si trova in linea con i conservatori e un 14% con i moderati, mentre gli altri hanno dichiarato che non propendono per nessuno dei blocchi.
Rohani è il candidato di moderati e riformisti e per lui hanno chiesto il voto figure di rilievo di questa corrente, come l’ex Presidente Mohammed Khatami e i leader del cosiddetto Movimento Verde. Il fronte conservatore è guidato dal religioso Ebrahim Raisi, custode della fondazione del mausoleo dell’imam Reza a Mashhad.
Il risultato non è affatto scontato, anche guardando i numeri della propensione al voto di ‘Irna‘.
Rohani, rivendicando i progressi dovuti alla sua apertura al resto del mondo, ha provato a mobilitare il suo potenziale elettorato avvertendo dei rischi di un ritorno all’isolamento internazionale e alle restrizioni delle libertà in caso di vittoria di Raisi. Il conservatore si è concentrato sulle promesse di un miglioramento della situazione economica e del pugno duro affinché le potenze occidentali rispettino gli impegni sottoscritti nell’accordo nucleare del 2015, nonché sulla garanzia di salvaguardare i principi islamici.
L’accordo sul nucleare è stato, in questa campagna elettorale, divisivo più che mai, così come la politica estera, e l’economia, nel contesto della quale il peso della struttura militare controllata dai religiosi è silente quando grande. Un ruolo tutt’altro che secondario lo potrebbero avere le donne e il loro attivismo.

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